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Due famiglie siriane si sono ricongiunte dopo 9 mesi a Comiso

Grazie ai corridoi umanitari gestiti da Comunità Sant'Egidio

Di Redazione |

COMISO, 08 LUG – Due famiglie siriane si sono ricongiunte a distanza di nove mesi a Comiso. Khaled Tamer e la moglie Atlal Kkra, che erano arrivati in ottobre con i loro due bambini hanno riabbracciato i loro congiunti. Grazie ai corridoi umanitari gestiti da Comunità Sant’Egidio insieme ad operazione Colomba, la famiglia Tamer ha riabbracciato Mohamad Tamer, 30 anni, fratello minore di Khaled con la giovane moglie Fatima Al Mostafa, di 26 anni e i loro tre figli, due bambine di 7 e 6 anni e un bambino di 4 anni. Gabriele Vaccaro e Daniela La Terra si sono recati a Roma per accoglierli al loro arrivo dai campi profughi del Libano, al confine con la Siria. Mohamad e Fatima abiteranno al piano terra della casa dove già dall’ottobre scorso risiedono Khaled e Atlal con i loro due figli, un maschietto di 11 anni e la più piccola che tra qualche giorno compirà un anno. Un gruppo di famiglie delle parrocchie Santa Maria delle Stelle si adoperano sostenere la loro permanenza a Comiso, anche promuovendo delle raccolte fondi, così come hanno fatto finora per la famiglia di Khaled e Atlal e i loro figli. Collaborano anche la parrocchia Santa Maria delle Grazie, l’Agesci Comiso 1, la San Vincenzo de Paoli, l’Azione Cattolica, il centro culturale islamico Azaytouna, l’associazione Yhomisus, la Fondazione San Giovanni Battista, il Centro Missionario Diocesano, l’ufficio Migrantes, il comune di Comiso. Khaled era stato per nove anni nelle carceri siriane, dove aveva anche subito delle torture. Dopo la sua partenza per l’Italia, anche il fratello Mohamad era a rischio di essere arrestato. Emozionante il momento dell’arrivo, gli abbracci di due famiglie ritrovate, mentre nel piccolo salottino Khaled e Atlal avevano preparato the e biscotti. Per i più piccoli c’erano tre pacchi dono di benvenuto.”Da quando è scoppiato il conflitto tra Israele e Hamas – spiega Vaccaro – anche la situazione dei profughi siriani in Libano è peggiorata tantissimo e subiscono spesso rastrellamenti e minacce ingiustificate. Per questo motivo, abbiamo condiviso la necessità e l’urgenza di accogliere un’altra famiglia siriana e far ricongiungere i due fratelli Tamer”.

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