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Un bastone di ferro sui braccianti sfruttati nelle Langhe

Documentati dei pestaggi, tra i filari dei vigneti pregiati

Di Redazione |

CUNEO, 10 LUG – Prende il nome da un arnese, un bastone di ferro, utilizzato per picchiare un bracciante tra i filari, a Neive (Cuneo), l’operazione Iron Rod, condotta dalla squadra mobile della questura di Cuneo e coordinata dalla Procura di Asti. Il responsabile dell’aggressione filmata da un cellulare, un caporale marocchino, è ai domiciliari insieme a un altro indagato, di nazionalità macedone. Per il terzo indagato, albanese, c’è il divieto temporaneo di svolgere attività professionali. Si tratta di tre indagini separate, avviate un anno fa dalla mobile in seguito alle segnalazioni raccolte da sindacati e associazioni. In tutto sono una cinquantina i lavoratori identificati, perlopiù africani. In un fabbricato di proprietà del macedone, a Mango, gli agenti hanno trovato diciannove migranti, quasi tutti extracomunitari: vivevano ammassati, in condizioni igieniche precarie, ma costretti a versare un affitto, che veniva trattenuto dalla loro paga. Nascosti nei cuscini e in una custodia per occhiali l’indagato aveva 16mila euro in contanti: lui stesso, è emerso, aveva installato un sistema di videosorveglianza domestico collegato col suo cellulare, per tenere sotto controllo anche a casa, come sui campi, i braccianti sfruttati. I vigneti in cui i braccianti venivano sfruttati erano quelli di produzione di pregiati e noti vini docg, dal Moscato, al Barbera e al Nebbiolo anche per il Barolo.

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