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Albanese fermato a Fontanarossa In pen drive foto con Kalashnikov

L'uomo è stato perquisito dalla polizia di frontiera ed aveva documenti falsi. Ha provato a imbarcarsi per Londra con una carta d'imbarco sempre falsa. Scattato l'allarme terrorismo. Aperta inchiesta

Di Redazione

CATANIA - Dopo le espulsioni preventive per cacciare dall'Italia presunti simpatizzanti della jihad o soggetti che potrebbero comunque mettere a rischio la sicurezza del nostro Paese perché in contatto ad ambienti estremisti, arrivano i primi arresti: la Polizia ha fermato all'aeroporto di Catania un albanese di 30 anni con documenti falsi, con i quali ha tentato di salire su un volo per Londra, e delle foto nascoste in una pen drive in cui era ritratto con un kalashnikov in mano. Il fermo dell'uomo è il frutto dei controlli accurati disposti dopo gli attentati di Parigi, che hanno fatto tornare l'allerta terrorismo ai massimi livelli in tutta Europa come non si vedeva dall'11 settembre. Ed anche dell'intuizione degli uomini della polizia di frontiera dell'aeroporto di Fontanarossa che, messi in allarme dalle verifiche effettuate sulle banche dati, hanno seguito e pedinato l'albanese nonostante avesse già passato i controlli di sicurezza senza alcun problema.  

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L'uomo si è presentato in aeroporto con un regolare biglietto per Bucarest e al checkin ha presentato il suo documento originale, con il quale ha passato i controlli di sicurezza senza suscitare alcun sospetto. Le verifiche alla dogana, però, hanno fatto emergere che l'albanese, il 13 gennaio, aveva tentato di partire da Malpensa per Londra, presentando un documento falso. In quell'occasione era stato denunciato e rilasciato. Scoperta la circostanza, gli agenti della polizia di frontiera lo hanno seguito per fare ulteriori verifiche. E così hanno scoperto che invece di dirigersi al gate dove sarebbe partito il volo per la Romania, l'albanese era andato diretto all'uscita dove era schedulato un volo per Londra.  

 

Una volta fermato, gli è stata trovata una carta di imbarco valida per il volo diretto nella capitale della Gran Bretagna, relativa ad un biglietto acquistato via Internet, e un documento falso intestato ad un cittadino italiano, con cui avrebbe passato l'ultimo controllo. E proprio su questo documento - in cui era stata cambiata la foto ed erano stati contraffatti alcuni dati personali - si concentra ora l'attenzione degli investigatori: la carta d'identità, infatti, apparterrebbe ad un italiano residente in provincia di Varese che non ne avrebbe denunciato la scomparsa.  

 

Ma non solo: le verifiche puntano anche ad accertare la provenienza del materiale trovato su una pen drive in possesso dell'albanese. Si tratta di alcune foto che lo ritraggono insieme ad un altra persona mentre imbraccia un kalashnikov e di diversi file contenenti documenti d'identità di varie nazionalità, alcuni dei quali in bianco e altri con la foto dell'albanese già inserita. Se si tratti di un pericoloso terrorista, di un appartenente a qualche organizzazione mafiosa, di qualcuno che abbia avuto a che fare con l'Uck o, ancora, di un semplice criminale, lo stabilirà l'indagine dei pm di Catania e dell'Antiterrorismo, che hanno già avviato le verifiche necessarie.  

 

L'arresto, in ogni caso, dimostra che l'obiettivo degli apparati di sicurezza è quello di verificare ogni possibile fonte di rischio. In questo senso, ad esempio, vanno letti gli accertamenti della Digos di Rimini sui nominativi di 14 soggetti passati per l'Emilia Romagna e facenti parte di una black list del governo americano e, soprattutto, quelli su centinaia di soggetti sospettati di legami o di semplici simpatie con l'estremismo più radicale di matrice islamica, personaggi che si scambiano link e video di propaganda su Facebook, partecipano a chat e forum jihadisti in rete, postano messaggi contro l'occidente.  

 

È in questo elenco che il Viminale sta pescando i soggetti da espellere. Dalla fine di dicembre sono già 11 quelli che hanno lasciato l'Italia. L'ultimo è Resim Kastrati, un cittadino kosovaro di 22 anni che viveva in provincia di Cremona e che aveva come nome di battaglia Obidullah. Secondo l'intelligence era in grado di reperire documenti falsi e armi, mentre sui social network aveva esultato per la strage a Charlie Hebdo dicendosi pronto ad “atti estremi per difendere il profeta” e a partire per la Siria per unirsi ai combattenti dell'Isis.

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