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Ma l'enogastronomia si conferma driver di viaggio

Di Carmen Greco

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Organizzare un viaggio con l’obiettivo di partecipare ad una fiera gastronomica, visitare oleifici e caseifici, assistere alla vendemmia, scoprire sapori dimenticati, andare nelle aziende agricole ma non tralasciare aree archeologiche e musei. L’enogastronomia si rafforza sempre di più come driver di viaggio e la Sicilia è la sua “musa” ispiratrice. Lo dice il secondo Rapporto sul Turismo enogastronomico italiano, la più completa ed autorevole ricerca sul settore firmata da Roberta Garibaldi, esperta di Marketing e di Economia e gestione delle imprese turistiche, sotto la supervisione scientifica della World Food Travel Association.


Roberta Garibaldi, autrice del Rapporto 2019

Dell’interesse crescente di questo segmento turistico, l’autrice ha parlato al recente Festival del giornalismo alimentare tenutosi a Torino. «Oggi il 98% dei turisti italiani - ha dichiarato la prof. Garibaldi - nel corso di un viaggio compiuto negli ultimi 3 anni, a prescindere che si tratti di turismo balneare, di montagna o per business, ha partecipato nel corso del viaggio ad almeno un’esperienza enogastronomica».

Fra le più popolari, oltre a gustare prodotti tipici, c’è la visita di un mercato (82%), di bar e ristoranti storici (72%). Ma sono le occasioni di “mischiarsi” ai locali ad avere un grande appeal per questo genere di turista che ama quell’insieme di cultura, ambiente, attività e prodotti tipici. Non si spiegherebbe altrimenti - tanto per fare un esempio di casa nostra - il boom dell’iniziativa delle «Mamme del Borgo», le donne di Motta Camastra, nel Messinese che hanno aperto le loro case ai turisti insegnando loro a fare i ”maccarruni con il ferretto”, e dando vita ad un ristorante di comunità che ha letteralmente “stregato” i visitatori.

«Tutti i nostri dati - assicura Roberta Garibaldi - ci confermano che gli italiani hanno grande voglia di avere informazioni sulla storia, sulla cultura del luogo, sugli aneddoti che stanno dietro ai prodotti e quindi non vogliono semplicemente “degustare”, ma conoscere. Una voglia di conoscenza che ancora non è soddisfatta. I visitatori chiedono menù più dettagliati, strumenti digitali che possano fornire maggiori informazioni. La “gastromania” di questi anni ha sicuramente influito, ma c’è il dato che gli italiani hanno voglia di vivere la parte culturale del cibo».

Quest’anno la Sicilia è risultata la meta più desiderata dai turisti italiani (15%), seguita a ruota da Toscana (14%) ed Emilia Romagna (11%). «In tutte queste regioni - spiega l’autrice del rapporto - c’è una forte diffusione di piatti del territorio e questo è un elemento molto rilevante. La Toscana è partita prima e, per questo, il suo successo è consolidato, ma poi c’è voglia di conoscere anche altro. I sapori e i profumi siciliani, le ricette che sono ancora molto legate al territorio attirano i visitatori e vengono percepite immediatamente non appena si arriva. Magari quello che manca sono gli strumenti informativi, l’attività di comunicazione, la facilità di fruizione dei prodotti e delle esperienze rispetto a quei territori che hanno già sviluppato questa organizzazione. C’è sicuramente spazio per una crescita ulteriore perché attualmente la domanda non è ancora soddisfatta dall’offerta. Per esempio i corsi di cucina sono esperienze di grande appeal turistico. Il 62% dei turisti enogastronomici vorrebbe parteciparvi e il 32 % ha fruito di questa esperienza nel corso dei suoi viaggi. L’interesse è molto forte anche tra i turisti generalisti, ma il livello di partecipazione è basso, indice e conseguenza di un mercato potenziale che deve essere soddisfatto. C’è spazio anche per nuove figure professionali come gli “ospitality manager” delle aziende food and wine che devono essere formati ed inseriti sul territorio in modo che le aziende si aprano al turismo offrendo qualcosa che vada al di là di una semplice degustazione».

Fra le città italiane, Palermo si classifica in quinta posizione fra le aspirazioni dei turisti italiani.

L’Isola affascina non solo per il mare, le isole e il Barocco, ma anche per le sue eccellenze enogastronomiche. A partire dai 33 prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica (17 Dop, 14 Igp e 2 Stg, specialità tradizionale garantita), e i 31 vini a denominazione (24 fra Docg e Doc). Quarta regione italiana per numero di prodotti agroalimentari certificati e terza per numero di aziende agricole vitivinicole e per numero di frantoi.

Uno degli “assi” da calare sul tavolo dell’offerta turistica è la “riconoscibilità” di determinati prodotti tipici. Non è un caso che il 18% degli italiani conosca i cannoli, il 13% gli arancini, il 9% la cassata.

Per quanto concerne la ristorazione nel 2017 in Sicilia risultavano attive 22.048 imprese (il 7% del totale complessivo in Italia) e, analizzando il panorama offerto dalle principali guide di settore per il 2019, 36 ristoranti si posizionano nella fascia di eccellenza (pari al 4% del totale). Dal punto di vista dell’accoglienza turistica, la Sicilia offre 858 aziende agrituristiche (il 4%) e il 39% dei Tour Operator stranieri che ha partecipato alle fiere Good Italy Workshop 2017 e Biteg 2017 (la Borsa internazionale del turismo enogastronomico) propone tour enogastronomici in Sicilia. (Al primo posto compare la Toscana (72%) e al secondo il Piemonte (59%).

ALCUNI DATI
Il 98% dei turisti italiani ha partecipato nel 2018 ad almeno un’esperienza enogastronomica nel corso di un viaggio compiuto negli ultimi tre anni. ben il 45% dei turisti italiani ha svolto un viaggio con questa motivazione, con un aumento del 48% rispetto all’anno precedente.
Fra le esperienze più popolari figurano, oltre al gustare prodotti tipici, visitare un mercato (82%), recarsi nei bar e ristoranti storici (72%). Grande interesse suscitano le esperienze di visita ai luoghi di produzione, in primis le aziende agricole (62%) che registrano un tasso d’interesse maggiore rispetto alle cantine (56%)

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