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Catania verso la zona rossa, ma sugli ospedali la pressione è ancora blanda

Covid-19

Catania verso la zona rossa, ma sugli ospedali la pressione è ancora gestibile

Di Redazione

CATANIA - I vaccini, la seconda somministrazione che costringe i direttori degli ospedali a fare i conti con le scorte, i casi che aumentano e che lasciano temere una terza ondata, i ricoveri negli ospedali, la preoccupazione dei medici dei reparti Covid.
E poi i nuovi positivi con Catania che si piazza al primo posto in Sicilia per numero di nuovi contagi.

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Insomma, sembra la tempesta perfetta quella che si sta abbattendo sul nostro territorio subito dopo le vacanze natalizie, probabilmente causata dalle allegre feste di una parte dei cittadini che ha trascorso il periodo natalizio a «Covid e panettone» con con cenoni che hanno visto anche venti, trenta invitati, adesso tutti in fila nei drive in. Una curva che costringe le autorità regionali a pensare anche a una zona rossa. Il sindaco di Palermo l’ ha già chiesta. Ieri pomeriggio invece il sindaco Pogliese avrebbe parlato della delicata situazione dei contagi in città con l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza e l’orientamento sarebbe quello di fare zona rossa anche Catania. Ma si attende prima il parere della cabina di monitoraggio nazionale.

Anche perché se è vero che aumentano i contagi, sul fronte dei ricoveri, al momento, non ci sarebbero criticità. La notizia sarebbe arrivata dal vertice che ieri si è tenuto con tutti i direttori generali. Il commissario Covid Asp, Pino Liberti, al termine dell’incontro, ha spiegato che «per fortuna, nonostante l’aumento dei positivi, ancora non abbiamo registrato un accesso molto massiccio di casi da ricoverare e negli ospedali ci sono ancora posti disponibili. La spiegazione potrebbe essere quella che la maggior parte dei nuovi casi è composta da giovani. Questa è una spiegazione plausibile a causa dei tanti assembramenti che abbiamo visto durante quest’ultimo periodo... Ora speriamo che questo trend negli ospedali continui nel tempo, sino a quando riusciremo a piegare la curva».

Anche il tema vaccini è stato al centro della riunione dei direttori generali e sanitari della provincia. La riunione si è tenuta a porte chiuse, ma se il tema è stato quello dei vaccini, probabilmente si sarà discusso come allargare il fronte dei medici e infermieri che saranno impegnati nella vaccinazione della seconda dose e nella prosecuzione della campagna che ieri ha visto arrivare a Catania anche 1.300 dosi del vaccino Moderna, il secondo approvato dall’Ema, mentre per fine mese si attende l’ok per il terzo, quello di AstraZeneca.

Il tema passa anche dal coinvolgimento dei medici di famiglia che sono stati già vaccinati e che presto faranno la seconda dose. Proprio questi medici insieme a quelli che il ministero ha garantito di ingaggiare dovrebbero allargare il fronte delle vaccinazioni, permettendo di imprimere quella accelerazione necessaria alla campagna vaccinale se si vuole entro l’anno immunizzare buona parte della popolazione.

Conti alla mano ci siamo resi conto che in tutta la provincia le vaccinazioni non hanno ancora superato le 17mila persone. Facendo un calcolo, visto che si vaccina a Catania dal 31 dicembre, in 15 giorni la macchina sanitaria è stata in grado di effettuare all’incirca poco più di mille vaccini al giorno. Di questo passo per vaccinare tutta la popolazione catanese prevista e raggiungere l’immunità di gregge in provincia occorreranno degli anni. Da qui la informativa ieri alla Camera del ministro Speranza che ha annunciato il coinvolgimento dei medici di famiglia.

Abbiamo girato al direttore sanitario dell’Asp, Antonino Rapisarda la domanda su come l’Asp si sta organizzando. Il direttore ha anche confermato che ieri sono arrivate all’Asp le prime 1.300 dosi di Moderna e si sta pensando a come utilizzarle: «Noi siamo pronti - ha esordito Rapisarda - ma aspettiamo ancora disposizioni dalla Regione. Non possiamo certo agire autonomamente. Comunque io sono pienamente d’accordo sul coinvolgimento dei medici di famiglia. Anche per le vaccinazioni nelle case di riposo, che presto avvieremo, l’anamnesi degli ospiti dovrebbe farla il medico di famiglia che conosce perfettamente i suoi pazienti e può dirci per ognuno di cosa soffrono, visto che si tratta di pazienti fragili».

E’ possibile che con l’arrivo del vaccino AstraZeneca i medici di famiglia possano essere riforniti e vaccinino i pazienti secondo un ordine di priorità?

«Potrebbero essere loro ad occuparsi degli ultraottantenni, e magari riservare all’Asp la possibilità di vaccinare in sicurezza i casi più problematici, con le squadre già istituite che vanno nelle Rsa».

Da febbraio allora si entrerà nel vivo?

«Per quanto riguarda gli ultraottantenni si potrebbe partire subito».

Ma con Pfizer o Moderna?

«Per il Moderna attendiamo di sapere quante dosi ci arriveranno in futuro. Certamente lo utilizzeremo solo su una categoria ben precisa, magari gli odontoiatri, i medici libero professionisti... Potremmo cominciare con queste dosi a vaccinare anche gli ultraottantenni. Stiamo studiando come fare e nel frattempo ieri siamo partiti con il personale delle 700 case di riposo che possono recarsi nei punti fissi negli ospedali. Per gli ospiti, invece, li vaccineremo noi con unità mobili che già stanno operando. Ma è una operazione più lunga e complessa».

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