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Palermo

Mafia, la Cassazione annulla la confisca dei beni di Sammaritano

i legali dell'imprenditore: «Quel provvedimento era una sorta di espropriazione generale senza alcuna base legale»

Di Redazione

La Corte di Cassazione ha annullato il decreto di confisca nei confronti di Giuseppe Sammaritano, 68 anni, e nei confronti dei suoi familiari emesso dalla Corte di Appello di Palermo il 3 giugno 2020. La confisca era maturata sulla supposta appartenenza all’associazione mafiosa proprio di Sammaritano, noto imprenditore siciliano nel settore dei detersivi e del commercio.

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I beni confiscati di ingente valore economico - tra cui le società Sicilprodet, Fratelli Sammaritano e Max Gros, aziende agricole e vari fabbricati - erano pertanto stati affidati all’amministrazione giudiziaria già in sede di sequestro. La seconda sezione della Cassazione, accogliendo i ricorsi degli avvocati Pier Paolo Dell’Anno, Baldassare Lauria e Salvatore Taverna, con sentenza del 10 settembre scorso ha, però, ordinato un nuovo processo di appello.

Secondo i difensori, il decreto della Corte di Appello di Palermo, "è stato emesso in violazione di legge in ordine ai presupposti legali della confisca di prevenzione".

«Giuseppe Sammaritano - si legge in una nota dei legali - non è mai stato un imprenditore mafioso, al contrario è stato vittima della mafia. La Corte di appello di Palermo aveva ritenuto la contiguità del medesimo con alcuni esponenti mafiosi nella metà degli anni 90 , a nostro avviso immotivatamente, senza specificare quali fossero realmente le attività illecite svolte dal Sammaritano stesso, nei confronti del quale l’unica indagine per associazione mafiosa è stata archiviata per mancanza del benchè minimo elemento indiziario. Quella confisca era una sorta di espropriazione generale senza alcuna base legale, ci aspettiamo adesso un processo più equo».

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