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Il centrodestra a capofitto su Catania, progressisti fra rimonte e test: la posta in gioco alle prossime Amministrative

Sotto il Vulcano Trantino favorito da liste corazzate: il 26 gran finale in piazza con i big. Ma in salita le sfide a Trapani e Ragusa Il peso su Schifani e i derby interni

Di Mario Barresi |

Che valore avrà al di sopra dello Stretto il risultato delle amministrative in Sicilia? Alla vigilia dell’ultima settimana di campagna elettorale – che culminerà col voto di domenica 28 e lunedì 29, con 128 comuni e quasi 1,4 milioni di elettori coinvolti – si arriva al dunque. E l’impressione è che a Roma ci sia già una precisa road map della contesa nell’Isola.

Non si spiegherebbe altrimenti, ad esempio, l’investimento quasi totalizzante che il centrodestra nazionale sta facendo su Catania. La prova muscolare più evidente sarà per la chiusura, venerdì alle 18, con l’obiettivo nemmeno troppo nascosto di riempire «come un uovo» piazza Università – luogo dei comizi che hanno fatto la storia politica della città, negli ultimi anni quasi mai usata per timore dei vuoti – con la contemporanea presenza di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Sarà la visione plastica di una coalizione che, dimenticati i veleni nelle trattative sul candidato sindaco e rinviata a dopo le urne la resa dei conti su assessori e partecipate con un coefficiente già patteggiato per la spartizione dei posti, punta al “filotto” dei tre Palazzi: Chigi, d’Orléans e degli Elefanti.

Il cavallo di battaglia

Ed è proprio il «bisogno di mettersi in sinergia» con i governi nazionale e regionale, il cavallo di battaglia del centrodestra pigliatutto, ieri ribadito dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. Ultima esponente del governo a firmare il registro delle presenze a sostegno di Enrico Trantino, che ieri ha accolto anche il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, dopo ben cinque ministri, compreso quello dello Sport, Andrea Abodi, con coda polemica per la visita istituzionale in una scuola in compagnia del candidato sindaco, accolto da bandiere tricolori sventolate dai piccoli alunni. E domani il leader della Lega concede un’anteprima del comizio a tre con un blitz fra Catania e Licata, con in mezzo la cerimonia d’avvio del quarto lotto della Catania-Ragusa, contestata dal segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, che addita Anas di complicità alle «passerelle elettorali».

Catania, per i leader del centrodestra, è l’unico vero test nazionale. E non soltanto perché – dopo il tormentato quinquennio di Salvo Pogliese (eletto con Forza Italia e poi tornato alle origini), fra condanne, sospensioni, riabilitazioni e dimissioni finali – quella di Trantino, figlio di Enzo, ex monarchico e padre nobile della destra siciliana, è stata una scelta di Meloni in persona.

Il coniglio dal cilindro

L’ennesimo coniglio tirato fuori dal cilindro di Ignazio La Russa, curiosamente ispirato anche da una chiacchierata romana col calendiano ed ex alfaniano Giuseppe Castiglione. Gli ultimi sondaggi che girano a livello nazionale danno l’avvocato penalista – socio di studio dell’ex assessore Ruggero Razza ed “eterna promessa” della scuderia musumeciana, negli ultimi tempi molto più laico rispetto alla storica incondizionata fedeltà al al ministro – in rassicurante vantaggio. Corazzato dal sostegno di liste competitive, nelle quali i giochi di forza fra i partiti (e i derby fra le correnti interne) garantiscono un notevole effetto trascinamento. Che metterebbe Trantino al riparo anche dall’incidenza del voto disgiunto in uscita, tradizionale cruccio della coalizione sotto il Vulcano.

Gli altri capoluoghi

L’altra verità, però, è che la pulsione etnea del centrodestra è dovuta anche alle previsioni non altrettanto ottimistiche negli altri capoluoghi siciliani alle urne. A Ragusa (dove il civico uscente Peppe Cassì ha rinnegato i simboli di partito, accettando però l’appoggio di Totò Cuffaro e di Cateno De Luca) s’investe senza troppa enfasi su Giovanni Cultrera, vicino a FdI; a Trapani un altro candidato più smaccatamente meloniano, Maurizio Miceli, prova a scongiurare il bis del dem Giacomo Tranchida.

E anche a Siracusa il fronte a sostegno del forzista Ferdinando Messina, incassata la rottura con l’ex assessore regionale Edy Bandiera, punta al massimo al ballottaggio, tutt’altro che scontato visto l’intasamento di ben otto candidati.

Allora il centrodestra, in un bagno di realpolitik, guarda con più attenzione ad altri comuni contendibili fra gli 11 non capoluoghi al voto col proporzionale: dai sei nel Catanese (Aci Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Gravina e Mascalucia), spinto dall’onda lunga meloniana e dalla potenza di fuoco delle liste leghiste di Luca Sammartino; a Modica, sotto l’ombrello protettivo di Maria Monisteri, erede designata dal “titolare della Contea”, il centrista Ignazio Abbate; e a Comiso, con l’uscente Maria Rita Schembari.

Nuovi equilibri

I risultati delle singole forze della maggioranza alla Regione (oltre ai partiti nazionali non va dimenticato il peso di Raffaele Lombardo, che dopo il voto rifletterà con più serenità sul suo “ultimo approdo” in vista delle Europee) condizioneranno di certo gli equilibri nel governo di Renato Schifani, che ha annunciato un «tagliando alla giunta» entro l’estate.

Il governatore avrà un doppio esame da superare: sarà il primo voto dopo la sua elezione, ma soprattutto sarà la prima volta di Forza Italia nell’era post Gianfranco Miccichè. E Schifani, che s’è preso il partito in mano (il suo segretario, Marcello Caruso, è commissario regionale e in questa veste fa “segnaposto” fra gli assessori designati a Catania, in attesa dei risultati dei litigiosi forzisti locali), a spoglio ultimato, deve mostrare numeri robusti. Della coalizione che lo sostiene; ma soprattutto del suo new deal azzurro.

Il fronte progressista

Il fronte progressista gioca la partita con uno schema variabile: in alcuni comuni (a partire da Catania e Siracusa) Pd e M5S vanno assieme con la riedizione dell’alleanza giallorossa. In alcuni casi – a Licata con Fabio Amato, a Modica con Ivana Castello e a Carlentini con l’uscente favorito Giuseppe Stefio e, in parte, a Trapani con Francesco Brillante, sostenuto solo da alcuni dem anti-Tranchida – si sperimenta addirittura il fronte unitario di tutte le opposizioni all’Ars, con alleanze estese alle liste di Cateno De Luca. Mentre in altre realtà ognuno va per la propria strada, come ad esempio a Ragusa dove in campo ci sono sia il grillino Sergio Firrincieli sia il civico Riccardo Schininà appoggiato dai dem.

A Catania i progressisti sono uniti nel sostegno a Maurizio Caserta. Che, vincendo le resistenze di una parte della coalizione, ha voluto dentro anche l’ex sindaco Enzo Bianco, mancato sfidante dopo il “cartellino rosso” della Corte dei conti, ora alleato con la sua storica lista guidata dalla figlia Giulia. La coalizione ha soltanto in parte recuperato il tempo perso con il clamoroso rifiuto di Emiliano Abramo, leader di Sant’Egidio. E così ora tocca al docente di Economia, fortemente voluto dal tavolo civico che ha scritto il programma, combattere contro la corazzata del centrodestra. Magari non ci sarà ancora «l’aria di remuntada» annusata dal segugio grillino Nuccio Di Paola, ma negli ultimi giorni la strategia di Caserta, all’inizio sin troppo compenetrato, anche per indole, nel tacito gentlemen’s agreement con Trantino, s’è fatta più aggressiva. Soprattutto sul tema della «continuità» che lo sfidante, assessore uscente, ostenta rispetto alla giunta Pogliese, elencando «i tantissimi risultati non percepiti per un problema di narrazione».

Il professore

Il professore cavalca però l’onda della delusione a partire da un semplice dato statistico: nel nuovo millennio, la città è stata amministrata per 18 anni su 23 dal centrodestra. Ma è proprio nell’unica finestra quinquennale, ribattono dall’altra parte, che Bianco (pur sostenuto da tanti che ora stanno col centrodestra) s’è messo nei guai sul buco di bilancio. Caserta, gay senza farne un’ostentazione a scopo politico, sta conquistando la stima anche di interlocutori non certo orientati a sinistra. Ha fatto scalpore, negli scorsi giorni, la «provocazione» del vicepresidente vicario di Confindustria Catania, Gaetano Vecchio, ai due candidati: ha chiesto a Trantino, in caso di vittoria, di «premiare il merito e il talento», nominando il rivale progressista assessore al Bilancio. Un’implicita ammissione delle alte quotazioni di vittoria del centrodestra, ma pure un inaspettato assist per Caserta, innescando qualche ora di nervosismo nell’entourage di Trantino, che negli ultimi giorni, magari a causa di un’agenda piena di ospiti illustri, ha disertato i confronti fra i sette aspiranti sindaci, finora molto partecipati e altrettanto noiosi.

Il quartieri pop

Ma resta pesante il verdetto delle urne nei quartieri popolari. È di venerdì la denuncia del “controllo popolare antimafia” di associazioni di sinistra sulla «pratica di Caf e comitati elettorali di chiedere la delega sul ritiro della tessera elettorale» e così «tenere in ostaggio il voto di alcuni cittadini». Eppure la vera arma del fronte progressista, fin qui usata molto poco nonostante la designazione dell’ex ministra Nunzia Catalfo come vicesindaca, può essere la delusione per l’imminente rottamazione del Reddito di cittadinanza. Sarà Giuseppe Conte, in una due giorni siciliana fra il 25 e il 26 a rinfrescare la memoria ai potenziali orfani del sussidio. In provincia di Catania, per avere una dimensione, a marzo 2023 risultano 46.917 nuclei familiari percettori di Rdc (112.858 persone interessate) per un importo mensile medio di 648,83 euro. euro. Ma basterà “papà Conte” a ribaltare il risultato?

Della partita potrebbe anche essere Elly Schlein: fino a giovedì non era prevista la presenza della segretaria del Pd nell’ultima settimana di campagna elettorale in Sicilia, ma da qualche ora al Nazareno sono più possibilisti. Venerdì pomeriggio, quasi in coincidenza del comizio della “triade” dei big centrodestra, si pensa di contrapporre «una marcia di Caserta con i catanesi» fino a piazza Duomo.

La volata

Ma non c’è soltanto Catania. Bisogna tirare la volata ad altri candidati: a partire da Renata Giunta, allieva dell’ex ministro Carlo Trigilia, in lizza a Siracusa. Dove si consuma la tragicommedia greca terzopolista: l’uscente Francesco Italia (Azione) sfidato, fra i tanti altri, dall’ex sindaco Giancarlo Garozzo, renziano “primordiale”. Così, se il patrimonio conteso dopo il divorzio fra Carlo Calenda e Matteo Renzi è prossimo alla scissione dell’atomo, nella città di Archimede c’è una doppia orgogliosa resistenza con chance di ballottaggio.

In ordine sparso

Altrove si va in ordine sparso: a Catania, grazie ai buoni uffici di Castiglione, Azione piazza un paio di candidati nella civica di Trantino; a Modica il simbolo di Calenda è assegnato alla candidata del centrosinistra. E i colonnelli renziani Ettore Rosato, Elena Bonetti e Davide Faraone in queste ore battono le strade di provincia: eventi a Leonforte per Piero Livolsi e a Cianciana per Linda Reina.

Il fattore S

Infine, il fattore “S”. Come “Scateno”. Il leader di Sicilia Vera e Sud Chiama Nord, dopo l’exploit alle Regionali, vorrebbe consolidare il suo tesoretto elettorale per portarlo in dote sul tavolo di in un accordo nazionale con altri movimenti, a partire da quello lombardo di Letizia Moratti. Ma stavolta non sarà facile, perché il suo carisma non è trasferibile ai tanti candidati scelti nei comuni in cui corre in solitaria.

A Catania – dove De Luca aveva prima accarezzato il pelo biondo a Sammartino per l’ipotesi di Valeria Sudano in campo e poi illuso i progressisti per una convergenza last minute su Caserta – la scelta di Gabriele Savoca è poco più di un bell’investimento sul futuro. Strada sbarrata anche per Roberto Trigilio a Siracusa. E così “Scateno”, oltre ad aspettare l’esito delle provette elettorali con Pd e M5S (ma in alcuni casi, come ad Acireale, a Belpasso e Gravina nel Catanese, adotta la “zona mista” appoggiando aspiranti sindaci di centrodestra), concentra l’investimento politico-mediatico su Taormina. Che vorrebbe diventasse – dopo Fiumedinisi, Santa Teresa Riva e Messina – il quarto comune amministrato da lui. Comizi a raffica, senza la solita folla, ma con duri attacchi al galantuomo rosso Mauro Bolognari, primo cittadino uscente. E ora lo «straniero» sfida il «professore» a duello. In piazza Duomo, martedì sera.

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