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Carla e Grazia, le avvocate-contadine che hanno detto no alla Nutella Ferrero

Di Carmen Greco |

Roccella Valdemone (Messina) – Il territorio è quello dei Nebrodi, fra i comuni di Roccella Valdemone e Tripi, due borghi vicino al più famoso Montalbano Elicona. È qui che si trova l’azienda di Carla e Grazia Conti Cutugno. Nata con i loro genitori nel 1975, adesso è stata presa per mano dalle due sorelle che hanno deciso di rilanciare la produzione delle nocciole, un frutto che sui Nebrodi c’è sempre stato ma la cui coltivazione negli Anni Novanta era stata abbandonata o, peggio, sostituita da altre, più facili da manutenzionare e meno costose nella fase della raccolta.

Carla e Grazia, rispettivamente 40 e 44 anni, avvocate civiliste, ci hanno creduto e – tra un’udienza e l’altra (hanno entrambe lo studio legale a Messina) si fanno in quattro fra le fiere di settore e gli eventi enogastronomici per fare arrivare le loro nocciole a più “mondi” possibili. La vita da avvocate-contadine non è facile. «È da pazzi, è pesante – ammette Carla Conti Cutugno – ma la cosa bella è mettere la propria cultura e il proprio sapere nel settore agricolo. Noi siamo cresciute con l’incitazione di mia mamma che ci spingeva a studiare. “Dovete andare a scuola – ci diceva – noi possiamo darvi la possibilità di farvi una cultura affinché spicchiate il volo e non rimaniate qui in questo territorio”». Invece Carla e Grazia, sul loro territorio ci sono rimaste e, adesso, che ritornare alla terra sembra essere ritornato il “mantra” del momento per la Sicilia, la loro convinzione di non estirpare i noccioleti per far posto ad altre coltivazioni, si è rivelata una grande intuizione. «Una volta per i contadini rimanere a lavorare la terra era un mestiere da poveri. Adesso la Sicilia ha proprio nella terra la sua ricchezza – osserva Carla Conti Cutugno – soprattutto in quei territori svantaggiati, come le zone di montagna, in cui si è preservato quell’ecosistema e quella biodiversità che altri ci invidiano».

E, infatti, di biodiversità Carla e Grazia, nella loro azienda (che produce anche olio) ne hanno da vendere. Le loro nocciole, per esempio, appartengono a ben 13 varietà diverse una multi-qualità alla quale non hanno voluto rinunciare nonostante le “sirene” della Ferrero, la multinazionale della Nutella. «Sono venuti – racconta Grazia Conti Cutugno – perché volevano fare una monocoltura (di nocciole) qui in Sicilia. Erano tutti contenti, ma noi contadini ci siamo un po’ indisposti. Scusate – ci siamo detti – il noccioleto ce l’abbiamo, esiste dal Settecento, abbiamo non una ma ben 13 qualità di nocciole, abbiamo la biodiversità… perché dobbiamo tagliare questi alberi per fare spazio alla monocoltura quando il mondo intero in questo momento cerca la biodiversità?». E così non se n’è fatto niente.

Carla Conti: «In realtà da un punto di vista economico conveniva, ma noi abbiamo il noccioleto e dobbiamo fare conoscere le nocciole siciliane, non dico dei Nebrodi, ma siciliane. Loro volevano i terreni in concessione per 90 anni. Ma perché fare entrare il ladro in casa?». Tutto questo nonostante le nocciole “Ferrero” abbiano un’ottima resa. «Abbiamo realizzato – ammettono – un impianto con le piantine che ci hanno fornito proprio della varietà “gentile” e “giffoni”. Le abbiamo piantate da 5/6 anni e, va detto, che dal punto di vista genetico obiettivamente sono migliori». Tra le varietà autoctone, la “Curcia”, la “ghiandolare”, la “parrinara”, tutte nocciole che convivono nello stesso terreno e che solo da due-tre anni hanno riacceso l’interesse del mercato. «Perché c’è più richiesta – sostiene Carla Conti Cutugno – ma il vero problema è che le Istituzioni non hanno mai investito sulla nocciola siciliana. Eppure la nostra regione è la terza per produzione in Italia, dopo Campania e Lazio.

Quest’anno la produzione “convenzionale” (non biologica ndr) è arrivata ad 80 centesimi al chilo, un costo troppo basso per coprire le spese, basti pensare che la raccolta avviene a mano e che un operaio con busta paga, costa 80 euro al giorno. Noi ancora esistiamo sul mercato perché abbiamo meccanizzato il noccioleto, abbiamo messo la rete, stiamo bonificando il territorio ed abbiamo introdotto le macchine per raccogliere le nocciole. Il fatto, poi, di essere in regime biologico è un vantaggio. Costa di più ma hai anche un riscontro economico maggiore». Un altro fattore che sta cambiando la produzione delle nocciole è anche quello climatico. «Abbiamo dovuto tagliare un po’ di noccioleto e sostituirlo con piante di ulivo perché a Tripi, a 700 metri, la nocciola non rende più. Fa troppo caldo e bisogna innalzare un po’ la quota affinché venga fuori un prodotto di qualità. Noi, infatti, coltiviamo le nocciole ad un’altrezza di 8-900 mt. C’è un’escursione termica incredibile e questo fa bene alle nocciole, a Roccella Valdemone anche a luglio fa freddo e quindi tutti i parassiti che attaccano i noccioleti, come la cimice, non ci sono e possiamo contare su una buona resa intorno al 40%».

«Storicamente le nocciole hanno conosciuto una crisi profonda – raccontano le produttrici – perché c’è stato un deprezzamento del prodotto. Negli anni Novanta nostro padre ma non le raccoglieva, perché non riusciva con la vendita delle nocciole a coprire i costi di produzione. Nonostante questo, continuava a pulire i terreni, perché tutto questo mantiene il paesaggio e previene i rischi di incendio». L’azienda produce 6-700 quintali all’anno grazie al fatto che il terreno non è mai stato abbandonato a se stesso come è accaduto in tanti casi. «La media di produzione – spiega Carla Conti Cutugno – dovrebbe essere 20 quintali ad ettaro, noi non ci riusciamo, ma siamo nella media». Grazia e Carla, girano l’Italia per diffondere la “cultura” della nocciola siciliana e ci mettono la faccia.

«Mah, credo che per tutta l’agricoltura siciliana sia arrivato il momento di metterci la faccia – sostiene Carla – e portare il prodotto al consumatore finale. Puntiamo sull’etichetta, sulla tracciabilità, sulla comunicazione. Che le devo dire? Che vorrei fare un vero lavaggio del cervello alle persone per invogliarle a mangiare nocciola siciliana? Non ha nulla di meno della nocciola del Piemonte, solo che lì è stato fatto un lavoro di comunicazione massiccio, un po’ come quello che in Sicilia è avvenuto per il pistacchio di Bronte, ma noi “contadini”, anche volendo, non possiamo fare tutto da soli. Abbiamo bisogno delle Istituzioni che si “impuntino” sulla nocciola, eliminando tutto ciò che la deprezza, la cimice, il ghiro… Perchè tutti i comuni sono stati abbandonati, perché ormai al posto dei noccioleti ci sono solo boschi? Se trovi un noccioleto curato è perchè magari era un terreno del nonno e quindi resiste per una questione sentimentale, altrimenti i terreni sono stati tutti abbandonati. Il ghiro di cui si parla tanto c’entra relativamente, è il contadino ha stravolto un equilibrio abbandonando il terreno e lasciando campo libero ai ghiri che hanno preso il sopravvento. Ma i ghiri ci sono sempre stati. per quanto riguarda la cimice, all’Università di Roma avevano trovato un insetto antagonista che riusciva ad eliminarla. Ci volevano solo 30mila euro, ma non se n’è fatto più niente».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA