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Sprofondo Messina, a Latina terzo ko di fila

Ai laziali basta un rigore nel primo tempo. I peloritani recriminano per una traversa e una ghiotta occasione di Konate. L'attaccante Vukusic ancora deludente

Di Manuel Pernice

Sprofondo giallorosso. Terza sconfitta consecutiva e classifica che piange. Il "paziente" Messina non riesce a guarire. Soliti problemi in fase offensiva, con un Vukusic evanescente. Alla fine, però, i peloritani vengono puniti nell'unica occasione del Latina. Con il rigore di Carletti che regala i tre punti ai laziali. Ma gli alibi nel calcio non portano a nulla. Il campo é giudice supremo. E tre indizi fanno una prova.

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Il primo lampo é giallorosso. Al 19' sul cross di Sarzi Puttini, De Santis rischia l'autogol. Ma é la traversa a salvare il Latina. Un minuto dopo Di Livio si incunea in area ma si perde sul più bello. Match che si gioca a ritmi bassi. Ma al 29' cambia il film della partita. Mikulic stende in area Carletti. L'arbitro indica il dischetto. Alla battuta va lo stesso attaccante che spiazza Lewandowski. Il Messina non riesce a reagire. Manovra troppo lenta e prevedibile. E al 43' c'é un altro pasticcio di Mikulic che spiana la strada alla ripartenza del Latina. Ma Ercolano grazia i peloritani. L'ultima occasione della prima frazione capita sui piedi di Konate. Il centrocampista tutto solo in area spara alle stelle.

Nella ripresa il tecnico peloritani prova a dare una scossa. Entrano Catania e Rondinella per Konate e Celic. Poco dopo dentro anche il "cervello" del centrocampo Damian al posto di un confuso Mikulic. Il Messina prende in mano il pallino. Ma le trame di gioco sono prevedibili. Al 66' Damian imbecca Vukusic (prova evanescente) che conclude debolmente. L'allenatore peloritano aumenta il peso offensivo. Dentro Busatto al posto di Sarzi Puttini. E al 88' proprio il neo entrato sfiora il pari con un colpo di testa. Al tramonto del match i peloritani vanno vicini al pari con Fazzi. Ma il portiere é attento e respinge. Il forcing finale non porta nulla di buono. E al Messina non resta che leccarsi le ferite.

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