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Catania, prima udienza del processo a Ciancio: il Comune e “Libera” parti civili

I pubblici ministeri hanno presentato una lista con 100 testimoni, prossima udienza il 0 aprile

Catania, prima udienza del processo a Ciancio: il Comune e “Libera” parti civili

CATANIA - La costituzione delle parti civili e l’ammissione di testi e documenti hanno caratterizzato la prima udienza del processo per concorso esterno all’associazione mafiosa, davanti la prima sezione penale di Catania, dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. Il rinvio a giudizio era stato disposto dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio il proscioglimento dell’imprenditore disposto dal Gup Gaetana Bernabò Distefano.

Il Tribunale ha rigettato la richiesta di parte civile del Comitato No Pua e ammesso invece il Comune di Catania e l'associazione Libera. Erano già nel processo i fratelli del commissario Beppe Montana, l’ordine dei giornalisti e Sos Impresa. Il Tribunale ha ammesso le liste dei testimoni (100 per i Pm, 25 per la difesa, ma alcuni sono in comune come l’ex governatore Raffaele Lombardo e l’ex comandante dei carabinieri dei Ros di Catania, maggiore Arcidiacono, e sette presentati dall’avvocato Goffredo D’Antona per i fratelli Montana). Disposta la trascrizione di intercettazioni ambientali e telefoniche e di diverse sentenze, sia per l’accusa sia per la difesa.

Accettate tutte le richieste dei legali dell’imprenditore, gli avvocati Carmelo Peluso e Giulia Bongiorno, compresa la documentazione della visita del principe Carlo e della principessa Diana a Catania, ospiti di Mario Ciancio, ad eccezione di una ricerca su quante volte è stata scritta la parola "mafia" sul quotidiano, ritenuta troppo generica. Il Tribunale ha autorizzato Radio Radicale a registrare e trasmettere le udienze. Il processo è stato aggiornato al 10 aprile con le audizioni di quattro pentiti: Ferone, Catalano, Di Carlo e Siino.
L’inchiesta della Procura di Catania, iniziata nel 2002, era inizialmente sfociata nella richiesta di archiviazione. Ma il Gup Luigi Barone aveva disposto la trasmissione degli atti ai Pm, che avevano chiesto il rinvio a giudizio dell’editore. La Procura ha poi presentato appello contro il non luogo a procedere che era stato deciso dal Gup Bernabò Distefano. In aula per l’accusa il procuratore aggiunto Francesco Puleio e i sostituti Antonino Fanara e Agata Santonocito. (ANSA).

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commenti 1
  • attardi

    20 Marzo 2018 - 23:11

    Il Direttore del giornale La Sicilia, per chi non lo conosce personalmente, tutto potrebbe essere o sembrare, tranne che " mafioso". La "cosa" mi fa semplicemente sorridere in quanto conosco, da tempo, il Dott. Ciancio; conosco i suoi modi garbati, la sua innata gentilezza, la sua immensa onestà, la sua genuina correttezza. Non può essere quindi accusato d'aver avuto a che fare con la mafia, per cui si possa parlare di partecipazione esterna. Egli è, e rimane per me, una persona perbene ed adamantina. Ho piena fiducia nella Giustizia, che saprà accertare la verità, assolvendolo da quelle accuse che appaiono infondate sul piano fattuale e giuridico. il Pubblico Ministero ha indicato addirittura 100 testimoni per sostenere detta accusa, il che, a mio giudizio - e sono un avvocato - sono troppi per dimostrare una verità, sol che si tenga conto che quando questa esiste , essa può esser provata anche con un solo testimone. Auguri mio caro e stimato Direttore Ciancio.

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