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Sicilia al top per specialità Dop e Igp: ecco quali sono i borghi gourmet

L'isola è la prima nel Sud Italia secondo uno studio di Coldiretti/Symbola su «Piccoli comuni e tipicità»

«I piccoli Comuni - commenta il presidente regionale Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri - rappresentano opportunità straordinarie per far conoscere il paniere di specialità di cui sono ricche ma al basso costo della vita, all’aria pura, alle varie opportunità di crescita che derivano proprio dall’agricoltura si contrappone la carenza infrastrutturale. L’agricoltura rimane la carta vincente di queste realtà che vanno valorizzate incentivando attività imprenditoriali che mirano alla realizzazione di progetti di crescita». Anche le isole più piccole, come ad esempio quella palermitana di Ustica, nel cuore del mar Tirreno, hanno legato il loro nome a prodotti esclusivi. E’ il caso delle minuscole e laviche lenticchie di cui vanno fieri i 1308 abitanti dell’isola.

Le opportunità di lavoro per i giovani, e un pezzo di futuro dell’economia italiana, si snodano tra le lenticchie di Altamura, iscritte ieri nel registro delle denominazioni di origine protette, le vigne, gli oliveti, e le colture di carciofo viola a Montelupone nel cratere del sisma del Centro Italia. «I Piccoli comuni producono il 92% dei prodotti tipici - ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - e dalla valorizzazione di questi tesori enogastronomici dipendono molte delle opportunità di lavoro dei 3,9 milioni di giovani under 40 che hanno scelto di non abbandonare gli antichi borghi». Nella legge di bilancio, per supportare i territori di produzione del cibo di qualità, arrivano i distretti del cibo. «Vogliamo dare strumenti nuovi di promozione e programmazione territoriale - sottolinea il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina - che guarda soprattutto alle aree interne e ai piccoli comuni, che possono formare distretti, aggregarsi e essere più forti».

Una buona premessa al 2018, proclamato “Anno nazionale del cibo italiano nel mondo” su iniziativa dei ministri Martina e Franceschini. «Il cibo italiano - ha detto il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini - è un pezzo profondo del nostro Dna. Nella mia città, Ferrara, il Castello Estense è importante quanto la Salama di Sugo. E nel passaggio tra cappelletto e tortellino ci sono migliaia di varianti in ogni comune che sono identità culturali locali. Il 2018 Anno nazionale del cibo vuole raccontare tutto questo». L’Anno nazionale del cibo per il ministro Martina, «è una partita che ci giochiamo all’insegna della modernità su una questione che è politica per il Paese. Dobbiamo lavorare sulle tre A: Agroalimentare, Ambiente, Alimentazione; ciò significa stare nella globalizzazione senza omologazione» ha precisato il ministro. Se il futuro si gioca nell’intreccio virtuoso tra Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, Treccani Gusto, progetto editoriale frutto di un accordo tra l'enciclopedia con la Fondazione Qualivita, vuole promuovere la cultura del cibo italiano nel mondo. Per l'europarlamentare Paolo De Castro, «è un segmento economico certificato con delle norme volute dall’Europa. Fuori dal mercato Ue siamo nudi; fondamentale è perciò la legittimazione culturale delle Dop e Igp che ci dà la forza per vincere una battaglia di identità che è anche economica».

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