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Ministro chiede sospensione giudice arrestato per pornografia

Al centro dell’inchiesta la vita privata di Gaetano Maria Amato e non la sua attività di magistrato

Ministro chiede sospensione giudice arrestato per pornografia

ROMA - Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha richiesto - a quanto si apprende - la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio di Gaetano Maria Amato, il giudice messinese in servizio alla Corte d’appello di Reggio Calabria arrestato ieri a Messina per pornografia minorile. 

L’ispettorato del ministero della Giustizia, che tra l’altro, aveva già richiesto valutazioni urgenti sul caso, proprio ieri dopo la notizia dell'arresto ha fatto richiesta dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti del giudice. Da qui sarebbe stata  avviare subito una procedura disciplinare nei confronti del magistrato che ha intanto portato alla richiesta di sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio. 

Il giudice Amato adesso rischia la collocazione fuori dal ruolo organico della magistratura, da parte della sezione disciplinare del Csm, dovrà valutare la richiesta dei titolari dell’azione disciplinare, ossia il Pg della Cassazione e il ministro della Giustizia, di applicazione delle misure cautelari nei confronti del magistrato. Solitamente nei casi di arresto, tale misura è obbligatoria, e dopo l’istanza, il Csm agirà quindi in tempi rapidi.

Tra l'altro il giudice Amato era già finito davanti al Csm, nel 2009, quando era in servizio a Messina e subì un procedimento del Consiglio superiore della magistratura per presunti ritardi nel deposito degli atti. Nella contestazione si rilevava come ci fossero troppe sentenze del magistrato depositate oltre i termini. Per questi ritardi il Csm lo aveva dichiarato colpevole e sanzionato con ammonizione. 

Adesso la situazione è ben più grave. Il reato contestato è il 600-Ter del codice penale che punisce chi sfrutta minorenni per realizzare esibizioni pornografiche o produrre materiale pornografico, come immagini di bambini. La pena prevista è la reclusione da 6 a 12 anni. Al centro dell’inchiesta la vita privata di Amato, e non la sua attività di magistrato. Il reato sarebbe stato commesso a Messina, città dove per questo è radicata la competenza. 

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