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Regionali, Crocetta: «Io il più forte. Il civismo di Orlando? Nasconde i cuffariani»

Alla domanda su cosa farebbe se il centrosinistra dovesse candidare un'altro alla presidenza della Regione, il governatore ha risposto: «Mi candido lo stesso. E vediamo come finisce...»

Regionali, Crocetta: «Io il più forte. Il civismo di Orlando? Nasconde i cuffariani»

«Non sono in vendita, non ho bisogno di fissare prezzi. Sia chiaro: io non sono auto-ricandidato, ma sono il candidato di diritto! È lo statuto del Pd che prevede l’automatica candidatura dell’uscente, con l’opzione di fare le primarie, di partito o di coalizione, se qualcuno ha il 30 per cento di consensi in direzione per chiederle».

Lei pone un tema più che legittimo. Ma, senza girarci attorno, la sua istanza è stata ignorata. Nessuno parla di Crocetta candidato, né di primarie...

«Ed è un gravissimo errore. Perché, in una fase di confusione e di veti incrociati, io sono l’unico a fornire una soluzione all’insegna dell’unità: facciamole, queste primarie. Misuriamo il consenso e vediamo chi per i cittadini è il candidato migliore. La classe dirigente del centrosinistra siciliano abbia uno scatto di dignità e autonomia. Non deve decidere Roma, né i tavoli dei potentati».

Ma non siamo fuori tempo massimo? Che senso ha parlare di primarie a ferragosto?

«Ma certo che ha un senso! Quelle nazionali sono state organizzate in un mese, perché non dovremmo riuscirci in Sicilia? Si possono fare a settembre, il 10 o il 17. C’è tutto il tempo per affrontare una campagna elettorale con la legittimazione del voto democratico».

Il Pd non le ha mai risposto. Come se quelle del presidente della Regione in carica fossero parole al vento...

«Il segretario Raciti ha detto che il mio governo ha fatto bene e ha detto una grande verità. Io ho posto il tema di fare un bilancio di questi cinque anni e nessuno, nel partito, ha detto che il bilancio è negativo. Mi sento il protagonista di una storia pirandelliana. È come se mi dicessero: tu gioca a non capire il gioco, mentre questo gioco lo conduciamo noi. Eh no, miei cari: io il gioco lo capisco e non posso fingere di non capirlo. Non serbo rancore neanche nei confronti di chi ha organizzato bombardamenti mediatici e congiure di palazzo. Io sono un buono, ma non sono mica scemo».

Nessuno, neanche fra i capicorrente del Pd da tempo aspiranti alla candidatura, sta più parlando né di lei né di Regionali. Non la inquieta questo silenzio?

«È il silenzio di chi ha paura di confrontarsi. Negli ultimi due anni c’è chi ha invocato le primarie un giorno sì e l’altro pure e oggi si nasconde dietro modelli civici e campi larghi. Hanno paura, perché sanno che io sono il più forte».

Ma c’è un altro problema. Gli alleati hanno posto una pregiudiziale al Pd: noi, se c’è Crocetta, non ci stiamo.

«Ehhh???».

Facciamo l’elenco? In ordine alfabetico: Alfano, Cardinale, D’Alia, Orlando, la sinistra...

«Ma perché, non era lo stesso cinque anni fa? Ognuno sostiene il proprio candidato. Io, con le primarie di coalizione, offro al Pd e agli alleati una grande occasione di unità».

Sì, questo l’abbiamo capito. Ma l’unico elemento di unità, oggi, è la richiesta di discontinuità rispetto a Crocetta...

«Certo, vogliono la discontinuità rispetto a me per riprendere la continuità con Cuffaro. Lo scenario è chiaro: c’è un progetto di restaurazione, di tragico ritorno al passato, quello degli affari criminali che io ho scardinato con il mio decisionismo e con la mia lotta contro l’illegalità».

Cos’è, l’ennesimo copione da retorica dell’antimafia?

«Non è retorica, sono fatti. Io ho sconfitto la manciugghia e adesso si riorganizzano pensando di farmi fuori. Sono fatti, come quello che è successo all’Ars: hanno bocciato la riforma sulle Province per riavere poltrone e indennità, hanno bloccato la fusione Cas-Anas e hanno provato a chiudere subito Riscossione Sicilia, per cui io, che non ho mai lesinato sostegno a Fiumefreddo, ho dovuto dare priorità al salvataggio dei lavoratori e non ho potuto salvare lui. Ma mi batterò contro chi vuole far fare affari a Montepaschi, come ho fatto con chi voleva mettere le mani sul business dell’informatizzazione di Sicilia e-Servizi».

In un’intervista a “Il Manifesto” ha detto che Lagalla, gradito a pezzi del centrosinistra, è il «candidato ufficiale» di Cuffaro e rappresenta il «finto civismo» cavalcato da Orlando. Ha altro da aggiungere?

«Sì. L’ex rettore da mesi è in campo con un accordo segreto con parte del Pd e con i cuffariani. È la foglia di fico perfetta, ma io non ci sto. I partiti per anni mi hanno chiesto di abbandonare il mio progetto civico per fare il governo politico. Io l’ho fatto e ora gli stessi partiti non mi vogliono e inneggiano a un finto civismo. È assurdo, voglio dire...».

Con il “modello Palermo”, però, Orlando ha vinto. E Cuffaro, per la cronaca, stava dall’altra parte.

«Prima del modello Orlando c’era il modello Crocetta. Il mio è un autentico progetto civico, nato dal basso. Il sindaco di Palermo fa il civismo sedendosi a tavolino con Cardinale, con Carlo Vizzini e con il noto cuffariano Totò Lentini. È tutto un gioco degli inganni, i siciliani devono saperlo».

Però nel “campo largo” orlandiano c’è pure la sinistra a chiedere discontinuità rispetto a Crocetta...

«Sì e questo mi dispiace. Perché nel 2012 la sinistra presentò un progetto rispettabile con Claudio Fava, che poi rifiutò di fare le primarie del centrosinistra prima di essere estromesso per la storia della residenza. Ma quella era una sinistra orgogliosa e dignitosa. Cos’è invece, oggi, la sinistra che si fa imbrogliare dal finto civismo di Orlando? La discontinuità da me significa continuità con Cuffaro e subalternità a un notabilato che io ho combattuto e che non vede l’ora di riprendersi la Sicilia. Hanno dimenticato Pasolini? Diceva che quando si vince sul terreno degli altri, si perde. Io forse non piaccio ai salotti della sinistra radical-chic, ma sono il primo presidente di sinistra eletto dai siciliani e ho garantito legalità e risanamento. E ora, dopo chissà quanti “curnutu Crocetta” mi sono preso in cinque anni, c’è chi vuole godersi il frutto del mio lavoro e tornare al passato».

Lei dà per scontato che i siciliani la rivoterebbero. Ma, dai pochi sondaggi diffusi, non sembra così gradito...

«Anche cinque anni fa dicevano che perdevo e invece ho vinto. Io i miei sondaggi ce li ho: sono ottimi, ma non li pubblico per rispetto delle altre forze alleate. Quelli che ho visto sono stati spiegati male. Se io ho il 91 per cento di gente che mi conosce e il 18 di fiducia, vale di più di Lagalla che è conosciuto dal 37 per cento e ha la fiducia del 22. Pesa di più il 18 per cento di 91 o il 22 per cento di 37?».

Non sappiamo risponderle. Cambiamo discorso: con Grasso candidato lei avrebbe fatto un passo indietro. Ma non c’è un simil-Grasso per cui farebbe lo stesso?

«Su Grasso sono stato leale e chiaro, sul resto mi viene da ridere. Perché nessuno ha cercato un simil-Orlando a Palermo o un simil-Bianco a Catania? Alle Regionali non c’è bisogno di finti candidati civici, né di simil-Grassi. E neppure di simil-Crocetta. Ci sono io, l’originale...».

Ci rivela cosa le ha offerto Renzi, nel colloquio con vista sul mare di Mondello, per farsi da parte?

«Renzi è stato molto leale con me, così come io lo sono stato con lui. Mi ha detto che stava valutando l’ipotesi di un candidato diverso da me, nonostante apprezzi il lavoro che ho fatto. “Non so se troveremo qualcuno, ma in ogni caso tu sarai coinvolto e vorrei che fossi il primo a valutare questo nome perché tu sei il presidente della Regione”. Così mi ha detto Renzi. E io gli ho risposto, con il dovuto rispetto, che, proprio perché sono il presidente, ho il diritto di essere ricandidato e gli ho proposto di fare le primarie».

E lui, sulle primarie, che le ha riposto?

«Mi ha detto: “Non le escludo”».

Questo fair play è destinato a finire, quando il Pd dovesse scegliere un candidato che non si chiama Rosario Crocetta. Cosa farà a quel punto? Impugnerà la scelta, brandendo lo statuto del partito?

«No, queste cose non si risolvono con le carte bollate. Io spero ancora che il Pd non sia diventato come il M5s, che a Genova ha cacciato la candidata scelta dagli attivisti perché sgradita ai capi. Renzi non è Grillo, ne sono certo...».

Non ha risposto alla domanda. Se il centrosinistra candida un altro, lei che fa?

«Mi candido lo stesso. E vediamo come finisce...».

Twitter: @MarioBarresi

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