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«Al Cara di Mineo raccolta di voti e mercimonio delle assunzioni»

Turbativa d'asta, corruzione elettorale e non solo: il dettaglio delle accuse ai 23 indagati

«Al Cara di Mineo raccolta di voti e mercimonio delle assunzioni»

Il politico di Bronte, adesso, è indagato anche per corruzione. Con due specifici addebiti. Nel primo - corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione di persona incaricata di pubblico servizio - è assieme al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, che sostituì Castiglione alla guida del consorzio. Entrambi, scrivono i pm, «accettavano la promessa di voti per loro e per i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, Lista “Uniti per Mineo” e Ncd) nonché la costituzione di 15 circoli Ncd nei diversi comuni del Calatino» in cambio del «turbamento della procedura ad evidenza pubblica» con «conseguente assegnazione dell’appalto» all’Ati che comprendeva il consorzio Sol.Calatino, presieduto da Paolo Ragusa (indagato anche in altre inchieste sul Cara a Caltagirone), che «si occupava della raccolta dei voti in favore degli indagati anche attraverso il successivo mercimonio delle assunzioni presso lo stesso Cara». Anche per Ragusa viene ipotizzata la corruzione. Consumata, secondo la Procura, con la «raccolta» (di voti) promessa e realizzata attraverso «la chiamata di lavoratori specificamente segnalati dallo stesso Castiglione», fra i quali Gessica Terranova, Luigi Zago e Rosangela Arcidiacono (nessuno di loro è indagato). Al sottosegretario e al sindaco i pm Vinciguerra e Bisogni contestano anche la corruzione elettorale perché «al fine di ottenere la promessa di voti (...) promettevano l’assegnazione dell’appalto per la gestione del Cara» al gruppo di coop in cui c’era “Sol.Calatino” di Ragusa, anch’esso indagato per corruzione elettorale in questo contesto, così come per la sfilza di altre assunzioni alla vigilia delle elezioni comunali di Mineo di cui ci occupiamo in altro articolo.

Ma torniamo al punto di partenza. Il famigerato appalto per la gestione del Cara. Il primo e più profondo link fra Roma e Mineo. Non a caso il dominus (e fors’anche la gola profonda, dopo i due interrogatori resi ai pm catanesi in carcere) è Luca Odevaine, il “facilitatore” di politici, coop e clan capitolini, il quale ha già patteggiato 2 anni e 8 mesi per tangenti nel processo romano. A Catania le accuse di turbativa d’asta per Castiglione, Odevaine e Ragusa, ma anche per Giovanni Ferrera (direttore generale del consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, con Odevaine in commissione di gara), Salvo Calì (all’epoca dei fatti presidente del “Consorzio Sisifo”, aderente alla Legacoop) e altri tre alla sbarra per Mafia Capitale: Salvatore Melolascina (capo di “La Cascina”, vicina a Comunione e Liberazione), Carmelo Parabita (nei Cda di “La Cascina Global Service” e di “Domus Caritatis”, altra potenza della cooperazione cattolica) e Francesco Ferrara (vice presidente “La Cascina”). In concorso fra loro avrebbero «individuato preventivamente nella costituenda Ati con capofila il Consorzio Sisifo, il soggetto che avrebbe vinto l’appalto» sul Cara, prevedendo «un disciplinare di gara che avrebbe valorizzato le specifiche caratteristiche dell’Ati». Ognuno con specifiche responsabilità: Castiglione, Odevaine e Ferrera «predisponevano i contenuti del bando con la precipua finalità di garantire il successivo affidamento» al gruppo vincente; Ragusa, Melolascina, Cammisa, Parabita, Ferrara e Calì, scrivono i pm catanesi, «si riunivano appositamente in Ati solo dopo aver avuto rassicurazioni sull’aggiudicazione dell’appalto da parte di Castiglione e concordavano - con lo stesso Castiglione, con Odevaine e con Ferrera - caratteristiche del bando tali da garantire la successiva aggiudicazione all’Ati». Le medesime ipotesi di reato e gli stessi 9 indagati ricorrono, per la Procura, in due diverse circostanze: gli appalti del 2011 e del 2012. Nel primo caso il requisito sospetto è «un impianto di produzione dei pasti entro il raggio di 30 km dal centro di accoglienza»; nel secondo bando si aggiungono i criteri “sartoriali” della gestione, negli ultimi tre anni, di «almeno tre strutture d’accoglienza» e di «un servizio di ristorazione per un numero non inferiore alle 2.000 persone». Quanto il minimo di ospiti del Cara.

Ma la turbativa d’asta ritorna in un altro episodio. Che coinvolge sempre Ferrera, Odevaine, Castiglione, Melolascina, Cammisa, Parabita e Calì. Ai quali si aggiungono il sindaco di Mineo, Aloisi e tre uomini della “Pizzarotti”, azienda proprietaria dell’ex Residence degli Aranci dove è stato impiantato il Cara: Aldo Buttini (delegato al settore immobiliare), Stefano Soncini (direttore tecnico) e Fabrizio Rubino (dipendente). Siamo in primavera del 2014. I pm descrivono una sorta di staffetta: Castiglione, che aveva già proposto Ferrera come direttore e Odevaine come esperto, «individuava, in accordo con Paolo Ragusa (suo referente politico locale), Anna Aloisi come candidata sindaco (poi eletta) del Comune di Mineo, che, a sua volta, avrebbe garantito l’affidamento dell’appalto a soggetti economici graditi allo stesso Castiglione». E la sindaca conferma il tandem Ferrera-Odevaine, «nella consapevolezza che i due soggetti avrebbero dovuto indirizzare l’aggiudicazione dell’appalto del Cara in favore dell’Ati della quale facevano parte le cooperative gestite dal Ragusa». Tutto il resto non cambia: la cricca delle coop concordava con Odevaine e Ferrera (stavolta non c’è Castiglione) le caratteristiche del bando. Aggiungendo altre condizioni “sartoriali”: oltre al quorum di migranti (almeno 1.500) e di pasti (2.000 al giorno), spunta un bonus per chi ha gestito «servizi di manutenzione di complessi residenziali» e «acquedotti destinati al consumo umano per numero minimo di 3.000 utenti». E poi il dettaglio denunciato anche dall’Authoriy Anticorruzione e difeso strenuamente dal consorzio con la sponda del Viminale: una «unica gara di appalto per la gestione di una pluralità di attività non omogenee», anziché, annotano i pm, aggiudicare i servizi «con separate e distinte procedure di gare». Il finale della storia è noto: stavolta vince il “Consorzio Casa della solidarietà”. Un nome nuovo, dietro al quale si nascondono i soliti noti. Che ancora - al netto del commissariamento di due coop da parte dell’Anac - gestiscono il Cara di Mineo.

Twitter: @MarioBarresi

i 23 indagati
I destinatari dell’avviso di conclusione indagini. Avranno 20 giorni di tempo per memorie o chiedere di essere ascoltati. Poi la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio.
Luca

ODEVAINE

Giuseppe
CASTIGLIONE
Giovanni
FERRERA
Paolo
RAGUSA
Salvatore
MENOLASCINA
Anna
ALOISI
Domenico
CAMMISA
Francesco
FERRARA
Salvo
CALÌ
Carmelo
PARABITA
Stefano
SONCINI
Fabrizio
RUBINO
Aldo
BUTTINI
Francesco
MILAZZO
Giuseppe
SCORNAVACCHE
Carmelo
LIMOLI
Silvana
CAMIOLO
Francesco
MANDRÀ
Agrippina
GULIZIA
Riccardo
TANGUSSO
Rocco
FERRARO
Annamaria
DAMIGELLA
Consorzio SOL.CALATINO

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