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Via libera alla Brexit, ecco la sorte degli italiani nel Regno Unito

Di Redazione |

Una luce in fondo al tunnel delle incognite, che tuttavia non cancella ancora i dubbi di molti. E che potrebbe in fin dei conti rivelarsi un’illusione. L’annuncio della nuova intesa raggiunta a Bruxelles sulla Brexit fra Boris Johnson e i 27 riecheggia quasi in tempo reale anche fra i tanti connazionali della comunità tricolore d’oltremanica: un po’ come un potenziale, attesissimo elemento di certezza; un po’ come il segnale, sgradito ai più, della conferma del fatto che il Regno Unito potrebbe essere sul punto di mollare gli ormeggi davvero, semmai stavolta l’intesa dovesse essere ratificata.

«Garanzie assicurate per i cittadini italiani residenti in UK, tutela per l’export e le imprese italiane», ha twittato il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola dopo il deal. Eppure resta la sensazione che, ai tempi della Brexit, la stella della Gran Bretagna non brilli più come un tempo per i nostri connazionali. Il sogno di una nuova vita effervescente e piena di stimoli a Londra, o in qualche altra città del Regno, non è cancellato, come certificano i dati ufficiali su un flusso di arrivi ancora superiore (cifre consolari aggiornate a settembre alla mano) a quello delle partenze.

Ma appare almeno in parte offuscato dalle numerose variabili del dopo divorzio. Una forte preoccupazione che accomuna una vasta platea di italiani formata da oltre 700 mila residenti più o meno stabili, secondo le stime: studenti, lavoratori, imprenditori, giunti sull’isola, in larghissima misura in riva al Tamigi, alla ricerca di qualcosa che non trovavano nel Bel Paese. «Ogni volta ci viene detta la stessa cosa: è inutile preoccuparsi, i vostri diritti rimarranno inviolati. Ma come facciamo a esserne certi?», si domanda fra i pessimisti dichiarati Lavinia Bianchi, studentessa di letteratura comparata alla Ucl di Londra, arrivata qui tre anni fa «per cercare opportunità che in Italia non trovavo».

Speranza che rischia di venir ora delusa, teme. «Finché si tratta di studiare, non penso ci saranno troppi problemi. Il mio timore è per il dopo, quando dovrò iniziare a cercare un lavoro. Sono scappata dall’Italia pensando che con la mia laurea non ce l’avrei mai fatta, e mi ritrovo al punto di partenza».

Lei è intenzionata a restare comunque nel Regno. E non è la sola, come evidenzia il database dell’Universities and Colleges Admissions Service (Ucas) che quantifica le iscrizioni di giovani europei presso gli atenei britannici nel 2019 in 50.650 contro i 50.130 del 2018 e quelle degli italiani in 4.430 contro 4.300: ancora in aumento, dunque, seppur di poco. Ma c’è chi invece, in particolare fra coloro che progettano d’iniziare un master, pensa ora di trasferirsi in Francia, Spagna o Olanda. «Il prezzo delle rette potrebbe schizzare in alto – azzarda uno di loro, Pietro Geuna – quindi molti dei miei compagni di corso, me compreso, stanno valutando seriamente se rientrare nel continente».

Alessandro Guasti, che sta facendo un dottorato alla London School of Economics, condivide l’allarme. «Da una parte – argomenta – ci sono le possibili conseguenze economiche della Brexit, deal o no deal. Poi ci sono i timori di un aumento delle rette universitarie; e infine gli interrogativi sulle garanzie della tutela del diritto di rimanere a lungo termine in Gran Bretagna alla fine del dottorato». Altri, fra cui Paolo Ossola, ricercatore in ambito psichiatrico, ne fanno viceversa una questione di atmosfera politica, evocando l’impressione di un «velo di xenofobia» sceso qua e là nei confronti degli europei. Paure e incertezze possono essere del resto superate, secondo Stefano Potortì, vicepresidente della Camera di commercio italiana per il Regno e imprenditore di successo a Londra. «Nei mesi scorsi – ammette – era spuntata in effetti una certa difficoltà a trovare personale italiano da inserire nel settore della ristorazione, ma le rassicurazioni hanno fatto migliorare decisamente la situazione». La verità, conclude Potortì con un tocco di ottimismo, è che «anche dopo la Brexit, Londra e il Regno Unito continueranno a offrire grandi opportunità per imprenditori e lavoratori in arrivo dall’Italia».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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