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L'INTERVISTA

Marco Cappato: «Bene la sentenza sul suicidio assistito, ma ora tocca al Parlamento»

Di Donata Guarino |

È stato gentile e preciso. Abbiamo parlato mentre andava a prendere un treno. Ha scelto le parole (che pure gli sono familiari) con grande senso di responsabilità perché parla di questioni grandi, di temi che riguardano tutti. Vita, dignità, diritti civili, impegno sociale, disobbedienza pacifica.

Marco Cappato, milanese, laurea in Bocconi, sposato e con una bambina. Ama le cene e stare con gli amici. Uno di noi. Un borghese come tanti. Eppure uno speciale. Che dall’incontro con Marco Pannella ne è uscito radicale per sempre!

Partiamo dal recente successo dal punto di vista giudiziario

«Il 25 settembre scorso la Corte Costituzionale ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è sempre punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale. È un successo per casi come quello di Fabiano Antoniani (dj Fabo n.d.r.) che dipendeva da una macchina. Penso che da quella data in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte».

Lei ha accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani diventato tetraplegico e cieco, attanagliato da dolori lancinanti, dopo un incidente stradale

«Sì, sono stato incriminato per avere aiutato Fabiano a suicidarsi. C’è un processo in corso che comunque riprenderà».

Quindi c’è ancora tanta strada da fare per il cosiddetto fine vita…

«Possiamo dire che il suicidio assistito per malattie irreversibili e dolori insopportabili ha avuto un riconoscimento…La soddisfazione è per il futuro, almeno per chi è nelle condizioni di Fabiano che dipendeva da una macchina».

La Corte Costituzionale, nel ribadire che è “indispensabile l’intervento del legislatore” sul fine vita, con la sua nota apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non è attaccato a una macchina ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili.

«Quindi è un passo avanti per la questione del suicidio assistito, una forma di eutanasia che è legale in Svizzera. Attraverso un iter preciso e regolamentato, e sotto controllo medico, la persona si somministra il farmaco senza aiuto esterno. In Italia le cose stanno diversamente…»

Malattie irreversibili, dolori insopportabili, accanimento terapeutico, affermazioni lucide del malato sono le condizioni necessarie per chiedere l’aiuto per porre fine alla vita. In Italia questo non è ammesso.

«In un altro processo che mi riguarda, quello di Davide Trentini, le cose sono diverse perché lui non era dipendente da una macchina come Fabiano».

Ora che cosa c’è da fare?

«Ora è necessaria una legge. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo. Noi dell’Associazione Luca Coscioni proponiamo una legge più ampia della disposizione prevista dalla Corte Costituzionale. La nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati attende dal 2013, così come quella sulla legalizzazione della cannabis. C’è da parte nostra una richiesta politica legislativa che il Parlamento italiano rimanda o ignora».

Siete riusciti a far passare la legge sul biotestamento, della quale però non si parla molto

«Sì, di fatto è una legge disattesa. Sarebbe necessario creare una rete nazionale efficace per superare gli ostacoli che si potrebbero verificare se un paziente arriva in pronto soccorso alle cinque del mattino, o in un ospedale lontano dal suo comune di residenza. Non bastano le liste al Comune di residenza. E poi i pazienti non sono informati, ma neanche i medici».

Il 3 ottobre inizia a Bari il XVI Congresso annuale Associazione Luca Coscioni “Alla fiera delle libertà”

«Il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni si terrà per la prima volta in Puglia, a Bari, a partire da giovedì 3. Durerà quest’anno più del solito perché vogliamo approfondire tutti gli altri temi di cui l’associazione si occupa per trasformarli in iniziative capaci di cambiare le cose, anche con progetti di formazione, per conquistare nuove libertà e nuovi diritti. Dopo appena due settimane dall’udienza della Corte costituzionale sul processo Cappato / DJ Fabo – esporremo i nostri obiettivi storici, dalla libertà della ricerca scientifica ai diritti dall’inizio alla fine della vita. Ma applicheremo il metodo scientifico e il diritto alla scienza anche su temi più nuovi, dall’intelligenza artificiale alle modificazioni genetiche in campo umano e vegetale. Ne parleremo in una chiave globale, ma affrontando anche gli aspetti più vicini al territorio, come gli ulivi infestati dalla Xylella e le condizioni dell’area ex-Ilva di Taranto».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA