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Afghanistan: collaboratrici Pangea, ‘aiuto, talebani ci cercano in ogni casa’

Di Redazione |

Milano, 16 ago. “Siamo in pericolo aiutaci”. E’ il messaggio audio, tra le lacrime, che una collaboratrice di Pangea ha indirizzato al presidente della onlus, Luca Lo Presti. “Stanno andando porta per porta cercando chi ha chi ha lavorato con gli occidentali, abbiamo paura” e ancora c’è stamattina scriveva: “Abbiamo dormito con le porte e le finestre sbarrate perché aspettavamo che entrassero i talebani da un momento all’altro” oppure “Ci stiamo spostando in quartieri più a rischio rispetto a dove abitiamo”, le parole digitate da una ragazza di etnia hazara. Messaggi e vocali “da brividi” da parte di chi è intrappolato nella capitale afgana.

“Abbiamo una sede a Kabul ancora aperta, ma stiamo mettendo le nostre ragazze in sicurezza – una ventina tra i 25 e i 45 anni – perché chi lotta per i diritti delle donne, l’emancipazione e l’indipendenza è a serio pericolo di vita”, spiega Lo Presti all’Adnkronos.

“Le ragazzine dei nostri progetti stiamo cercando di aiutarle, ma non le sento. Io sento le donne che lavorano con Pangea, alcune non vorrebbero neanche scappare per continuare ad aiutare chi ci chiede aiuto anche in questo momento, ma sono in pericolo visto che sono nemiche dell’ideologia che si sta insediando in tutto Paese”, spiega il presidente che proprio in questi giorni doveva raggiungere l’Afghanistan e che invoca l’aprtura immediata di un corridoio umanitario.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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