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Milano: chi è ‘l’ingenuo’ arrestato per odio razziale, gip ‘non si sarebbe fermato’

Di Redazione |

Milano, 17 apr. Moustafà Khawanda, l’italo-egiziano di 28 anni, arrestato (ai domiciliari) a Milano per propaganda e istigazione a delinquere finalizzate all’odio razziale e religioso, aggravate dall’apologia della Shoah, è finito nel mirino dei controlli dopo l’attacco del 7 ottobre del 2023 quando – indagato per associazioni con finalità di terrorismo – pubblica sul suo profilo Instagram “contenuti antisemiti e apologetici di Hamas”, mostrando una “forte componente ideologica dei messaggi, “coinvolgimento emotivo” dopo l’operazione alluvione Al-Aqsa “tanto da provocargli insonnie” e da far ritenere attuali, al gip di Milano Massimo Baraldo le esigenze cautelari.

Nel provvedimento emergono chat dal tenore amichevole con Raul Kirchhoff, italo-tedesco residente in Svizzera (tra i quattro perquisiti), in passato ritenuto “contiguo agli ambienti della locale realtà di estrema destra collegata alla Skinhouse di Bollate”.

Dalle conversazioni sembra che i due non si conoscano in modo approfondito, ma trovano un punto di contatto “nel sentimento antisionista condiviso da entrambi, definendo gli ebrei ‘ratif’ e ‘parassitt’ considerati come ‘Il cancro del pianeta’ tanto che l’indagato trova l’approvazione del suo interlocutore che gli scrive ‘Sembra di leggere il mio pensiero, bravo! Nonostante le nostre diversità i valori ci legano'”. In una chat Khawanda condivide un discorso sulla situazione in Palestina di Adolf Hlter, per il quale “mostra una grande ammirazione, e prosegue rimarcando il suo forte desiderio di partire e unirsi al conflitto, abbracciando totalmente la causa palestinese e approvando le azioni di Hamas”.

L’arrestato, che ha sia passaporto italiano che egiziano, nell’agosto del 2022 è andato in Qatar transitando dalla Turchia, e “ha anche fatto ricerche sul web per itinerari con mete che riguardano i teatri di guerra ed ha ripetutamente dichiarato di volersi unire ai combattenti e di praticare una preparazione fisica in vista di un possibile arruolamento”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.

“E’ quindi improbabile che la forte caratterizzazione ideologica dell’indagato, tanto più con l’accrescersi della crisi in Palestina, possa scemare da un momento all’altro, mentre invece appare probabile che l’indagato cercherà di continuare la propria opera di proselitismo anti- Israele anche in futuro, utilizzando mezzi più sicuri e che lo rendano meno identificabile” aggiunge il gip Baraldo.

Niente carcere, però, come richiesto dal pm Alessandro Gobbis. L’indagato, residente in zona Barona a Milano, “è giovane ed incensurato, ha un buon livello di istruzione, avendo lo stesso studiato ottica e trovato un lavoro” e le sbarre sarebbero una misura “eccessiva e non proporzionata” e “favorirebbe unicamente un ulteriore isolamento del soggetto dal contesto sociale”, scrive il giudice. “Al di là dei contenuti dei messaggi scambiati e postati, il comportamento dell’indagato appare alquanto ingenuo e sicuramente non tipico dei soggetti che perseguono seriamente progetti terroristici, i quali invece operano nella clandestinità” mentre sui social ha diffuso spesso sue immagini in palestra.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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