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Ambiente

Rapporto Ecosistema Urbano, come Catania è riuscita a fare anche peggio degli altri anni

“Una performance disastrosa che non ci coglie di sorpresa”, dichiara l'avvocato Viola Sorbello presidente del circolo Legambiente delal città etnea

Di Redazione

Come è noto, Catania è al penultimo posto della classifica stilata nel rapporto Ecosistema urbano realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore.

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Il rapporto Ecosistema urbano fotografa le performance green di 105 città capoluogo di provincia: diciotto parametri raggruppati in cinque macroaree (ambiente, acqua, aria, rifiuti, mobilità). In tutti gli ambiti Catania è clamorosamente bocciata ma il risultato peggiore lo registra in tema di rifiuti. La città è riuscita, infatti, a fare peggio degli altri anni ed è ultima città d’Italia nella classifica generale con un risicato nove per cento di differenziata. “Questo risultato era ampiamente prevedibile e le dirette conseguenze sono sotto gli occhi di tutti in questi i giorni” ha detto l’avvocato Viola Sorbello presidente del circolo Legambiente di Catania. “Catania è sommersa di rifiuti perché le vasche della discarica di Lentini si sono saturate anche a causa dell’enorme mole dei rifiuti indifferenziati conferiti dalla città di Catania”, prosegue.

“Anche sulla mobilità, tema che ha un peso rilevante nel rapporto, Catania non ha fatto progressi rispetto all’anno scorso e, perfino la qualità dell’aria, nonostante la presenza della ventilazione marina, è scarsa. L’amministrazione comunale non ha implementato alcuna politica efficace di riduzione della dipendenza dall’uso dell’auto: l’ampliamento delle zone a traffico limitato e delle isole pedonali, contestualmente al miglioramento delle infrastrutture ciclabili come strategie di mobilità sostenibile, attendono da anni la messa in opera a causa dell’evidente mancanza di volontà politica e dell’inefficienza della macchina amministrativa.

Per quanto concerne il consumo di suolo, l’abusivismo nell’Oasi del Simeto e nel Parco dell’Etna, patrimonio dell’Umanità Unesco, sono proseguite e le demolizioni sono un numero irrisorio. Risultati impietosi anche per la dispersione di acqua nella rete e per il livello di depurazione. Nonostante vi sia da parte dei cittadini una grande attenzione sul tema della pulizia dei mari non segue, evidentemente,alcuna azione amministrativa conseguenziale. Apparentemente un buon risultato sembra essere raggiunto dal consumo pro capite di acqua; ma questo è un dato che deve essere letto in relazione alla circostanza che in molte zone della città l’acqua non è erogata con regolarità e che, in alcuni quartieri, si registra un numero imprecisato ma alto di allacci abusivi alla rete idrica.

“Una performance disastrosa che non ci coglie di sorpresa”, dichiara l'avvocato Viola Sorbello presidente del circolo Legambiente Catania, “anche l’anno scorso la città era in fondo alla classifica e nessuna politica ambientale sostanziale nel frattempo è stata messa in campo da parte delle istituzioni cittadine. In questi anni di attivismo abbiamo costantemente cercato di interloquire con l'amministrazione comunale per sollecitare le politiche da adottare per migliorare l’ambiente urbano, ma il più delle volte i nostri appelli sono rimasti inascoltati. L’unico ambito in cui abbiamo potuto incidere è stato il verde urbano. Con il nostro progetto “100 alberi per Catania” abbiamo messo a dimora moltissimi alberi, grazie alle donazioni dei cittadini e questo ha stimolato enti pubblici e privati che hanno seguito la buona pratica. Anche il Comune di Catania, con i fondi della democrazia partecipata, ha aumentato di duemila alberi il patrimonio arboreo della città. Dunque non è forse un caso che Catania, nella classifica che valuta il rapporto alberi per abitante, abbia scalato diverse posizioni rispetto agli anni passati e, quest’anno, si trova in settantesima posizione”.

Questo quadro desolante, certificato dall’annuale rapporto di Legambiente, dovrebbe stimolare e indicare la strada agli amministratori. La nostra speranza è che questi non accampino più scuse come del default della città per non operare una seria svolta in chiave ambientale e che attivino ogni competenza per acquisire le risorse messe a disposizione dall’Europa per modificare, per l’appunto,l’ecosistema urbano della città.

 

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