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Cristian De Andrè canta Faber a Catania

Di Giorgia Lodato |

Trasmettere ai più giovani gli insegnamenti lasciati dal padre Fabrizio, mettendo la sua impronta personale in ogni lavoro. È questa la missione che Cristiano De André porta avanti come un vero apostolo nel tour Storia di un impiegato, ispirato al celebre concept album di Faber, che torna così, in chiave rock, a smuovere le coscienze a cinquant’anni dalle rivolte sociali del 1968 e a venti dalla scomparsa del suo autore. Lo spettacolo farà tappa a Catania, al Teatro Metropolitan, il 2 dicembre alle 21. «Cerco di portare il lavoro e il messaggio di mio padre alle nuove generazioni – dice il cantautore. Partendo dalle sue opere e dalle sue grandi poesie, cambio gli arrangiamenti per esprimere la mia personalità musicale, dare una nuova veste alle sue composizioni e farle arrivare a chi magari non ascolta la musica d’autore, ma si è avvicinato alla sua poesia».

Lo storico disco, arrangiato come una vera e propria opera rock con i visual provocatori di Roberta Lena (immagini di politici, di Santi, di manifestazioni), è affiancato da celebri brani di repertorio come “Fiume Sand Creek” e “Don Raffaè”, che hanno affrontato il tema della lotta per i diritti, e altri successi contenuti nei progetti discografici di De André padre, che Cristiano suonerà accompagnato da Osvaldo Di Dio, Davide Pezzin, Davide Devito e Riccardo Di Paola.

«Storia di un impiegato è un album che racconta di questo lavoratore che durante le rivoluzioni studentesche decide di mettersi in proprio e far saltare il potere costituito attraverso un ordigno», spiega Cristiano De André, che aggiunge: «Lo fa per poi rendersi conto che diventa peggio del potere che ha distrutto, perché diventa potere. E il potere non è mai buono, in ogni suo aspetto, perché esercita sempre la sua missione di sottomettere gli altri». Quello che ne viene fuori, dunque, è il bisogno di prendere autocoscienza e di essere noi stessi a decidere per la nostra vita. «Rispettandoci, andando d’accordo e smettendo di delegare qualcuno a pensare per noi e gestire la nostra vita, ma cominciando a prendere in mano le redini del nostro destino».

Un discorso, quello contenuto nell’album, che nasce negli anni Sessanta, ma che risuona ancora attuale. «Vale ancora adesso perché non è finito il sogno di creare delle piccole comunità che piano piano si allargano e cercano di interrompere le leggi del più furbo e i concetti sbagliati che ci hanno messo in testa in questi ultimi cinquant’anni, secondo cui la felicità si può comprare. Dobbiamo cominciare a rispettarci, a nutrirci di arte, a cercare di trovare il pane della nostra anima nella musica, nella bellezza, nelle piccole cose». Importante partire dalle giovani generazioni, che ancora oggi conoscono e cantano i testi di Fabrizio De André, vanno a vedere le esibizioni di Cristiano, credono che un cambiamento sia possibile. «Il disco non è facile, ma trasformandolo in un’opera rock abbiamo fatto avvicinare tanta gente, facendo sold out dappertutto. E sono molto speranzoso, perché tutta questa affluenza di pubblico mi dà grande energia e positività».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA