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Rovigo, 4 operai morti per nube di acido solforico in azienda

Rovigo, 4 operai morti per nube di acido solforico in azienda

Di Redazione |

ROVIGO – Sono morti in quattro, uno dietro l’altro per soccorrersi, e solo un quinto si è salvato dalla nube di anidride solforosa, rischiando a sua volta la vita per intossicazione. L’incidente chimico è avvenuto stamane in un’azienda di trattamento rifiuti in Polesine, la ‘Co. Im. Pò di Cà Emo, una frazione di Adria. Una serie di capannoni e vasche in mezzo alla campagna, dove vengono trattati reflui urbani e rifiuti speciali, resi inerti con l’acido. Un’operazione come tante, nella quale però oggi qualcosa non ha funzionato: forse la fretta nel travaso dell’acido solforico nella vasca dei reflui – un invaso a cielo aperto di 40 metri per 30 – oppure una sottovalutazione degli operai, nessuno dei quali indossava le maschere anti-gas; sicuramente, ha spiegato il Pm Sabrina Duò dopo il sopralluogo, una «evidente carenza dei sistemi di sicurezza dell’azienda». Non c’è stata esplosione: la morte è arrivata silenziosa, come avviene sempre con le nubi chimiche. Ma chi era in paese, vicino all’impianto, ha capito subito che era accaduto qualcosa di grave. La gente si è coperta la bocca con le mani, chi era in casa o nei negozi ha chiuso porte e finestre, mentre l’odore acre copriva tutto. Secondo la prima ricostruzione dei vigili del fuoco, che dovrà essere supportata dai risultati delle autopsie e analisi tecniche, i primi due operai e l’autista di un camion che trasportava i reflui stavano travasando da una cisterna acido solforico nella vasca che conteneva già ammoniaca. Il mix di sostanze ha dato vita ad una micidiale nube di anidride solforosa, che non ha dato loro scampo: le vittime sono Nicolò Bellato, 28 anni, e Paolo Valesella, 53, entrambi di Adria, Marco Berti, 47, di Mardimago (Rovigo), e l’autista del camion, Giuseppe Baldan, 47, di Campolongo Maggiore (Venezia).

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