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IL RETROSCENA

Il clan Cammarata di Riesi: qual è la famiglia mafiosa coinvolta nel “terremoto” che ha travolto il governatore della Liguria

Negli anni ’90 durante la guerra di mafia in provincia di Caltanissetta molti riesini furono costretti a trasferirsi a Genova per evitare di essere ammazzati: ma avrebbero continuano a delinquere

Di Laura Mendola |

Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova per corruzione, che ha portato tra gli altri all’arresto del presidente ligure Giovanni Toti, si indaga anche per voto di scambio. In particolare il capo di gabinetto Matteo Cozzani, in occasione delle elezioni del 2020, avrebbe promesso posti di lavoro e il cambio di un alloggio di edilizia popolare per convogliare i voti degli elettori della comunità riesina di Genova, che conta almeno 400 presenze. Inoltre, sempre in cambio di voti per la Lista Toti, sarebbe stato un posto di lavoro al compagno della figlia di Venanzio Maurici, referente genovese del clan Cammarata del mandamento di Riesi.

Fuggiti da Riesi durante la guerra di mafia che si registrò in provincia di Caltanissetta all’interno di Cosa nostra negli anni ’90, molti parenti dei fratelli boss Cammarata, pur cambiando il comune di residenza perché sbarcano in Liguria (in particolare a Genova), con il malaffare avrebbero continuato a vivere.

Una vita tra inciuci, affari e provvedimenti giudiziari. Gli ultimi a finire nei guai giudiziari sono appunto Venanzio Maurici, cognato di Francesco Cammarata, per il quale il gip del tribunale di Genova ha disposto l’obbligo di firma. Obbligo di dimora nel comune di Boltiere per i fratelli gemelli Maurizio e Arturo Angelo Testa accusati di corruzione elettorale aggravata dall’agevolazione del clan Cammarata di Riesi.

La “guerra” e la fuga

Negli anni ’90 quando c’è stata la guerra di mafia in provincia di Caltanissetta per la leadership all’interno di Cosa nostra molti riesini furono costretti a trasferirsi a Genova per evitare di essere ammazzati. E qui si sarebbero dati da fare per trovare lavoro e continuare a portare avanti i loschi affari. In questo quadro investigativo i fratelli Testa insieme con Maurici per la competizione elettorale di quattro anni fa si sono dati un gran da fare per permettere la rielezione di Giovanni Toti alla presidenza regionale. In particolare Venanzio Maurici nella competizione del settembre del 2020 per votare la lista “Cambiamo con Toti Presidente” avrebbe accettato la promessa di un posto di lavoro in favore del compagno della figlia.

I gemelli Testa, invece, per sostenere la candidatura di Stefano Anzalone della lista “Cambiamo con Toti Presidente” avrebbero promesso posti di lavoro a più persone. Lo stesso Anzalone avrebbe sostenuto per i fratelli Testa le spese di vitto e alloggio a Genova nel periodo antecedente la competizione elettorale regionale.

I fratelli

I fratelli Pino, Vincenzo e Francesco Cammarata sono tutti detenuti al 41 bis, lo scorso anno è finita ai domiciliari anche la sorella Maria Catena Cammarata che con i suoi 69 anni che avrebbe gestito gli affari di famiglia per conto dei fratelli. Sarebbe stata lei a tenere la cassa di uno dei clan più spietati della provincia nissena.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA