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Caltanissetta, il “Mare Magnum” della droga: una coppia a capo dell’organizzazione

Di Redazione |

Caltanissetta – La Polizia di Stato di Caltanissetta ha sgominato una organizzazione dedita al traffico di droga che operava nelle città di Caltanissetta, Palermo e Agrigento. I poliziotti della squadra mobile in collaborazione con quelli di Palermo e Agrigento, e con quelli del reparto prevenzione crimine e delle unità cinofile della Questura di Palermo, hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui 14 in carcere e 1 agli arresti domiciliari.   

I destinatari delle misure cautelari nell’ambito del blitz “Mare magnum” fanno parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti che aveva realizzato un imponente traffico di hashish, marijuana e cocaina tra Caltanissetta, Porto Empedocle e Siculiana (in provincia di Agrigento), Palermo e Pietraperzia, in provincia di Enna. 

A capo dell’organizzazione c’erano il palermitano Francesco Ferdico, 54 anni (per anni residente a Caltanissetta) e la moglie Gaetana Gagliana di 51 anni di Porto Empedocle (ora agli arresti domiciliari). Erano loro che facevano la spola tra Palermo e Caltanissetta per rifornire i clienti della “polvere bianca”. Per evitare i controlli i coniugi portavano in macchina con loro anche i bambini “facendo sembrare una normale famiglia”.

Gli altri indagati. Arrestati anche i palermitani Giuseppe Ferdico, di 45 anni, Gaetano Gagliano,di 32 anni, Pietro La Cara, 42 anni, Francesco Lena, 34 anni e Michele Giallanza di 46 anni. E poi ancora i nisseni Antonio Capuzzo, 32 anni, Michele Pesce, 36 anni, Francesco Turco, 35 anni, Andrea La Iacona, 34 anni, Michele Tripisciano,di 34 anni, Marco Michele, di 32 anni. Infine in carcere è finito Francesco Catania 35 anni di Siculiana (Ag) e Giovanbattista Di Marca, 42 anni di Pietraperzia (En).

L’indagine. Con il blitz “Maremagnum” ha Squadra Mobile di Caltanissetta ha permesso di individuare il canale di rifornimento; i soggetti coinvolti, fornitori e consumatori finali; il ruolo di ogni singolo attore; l’entità della sostanza stupefacente commercializzata, quantificabile in 2/3 chili ogni 15/20 giorni. Per quanto riguarda il traffico di cocaina, lo spaccio condotto dal Marco Michele Ventura veniva costantemente alimentato dal pietrino Giovanbattista Di Marca.

L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e coordinata dalla DDA nissena, si è svolta in due tronconi: il primo relativo al periodo 2009/2014 e il secondo nel periodo 2017/2018.

Capo dell’organizzazione. Secondo l’indagine a guidare il gruppo era Francesco Paolo Ferdico – vicino alla famiglia di Cosa nostra nissena facente capo ad Angelo Palermo – che negli ultimi tempi si era trasferito a Porto Empedocle (Agrigento), dove si era perfettamente inserito nell’ambiente criminale tanto da usufruire di un appartamento riconducibile alla famiglia mafiosa locale dei “Messina”. L’indagato Francesco Paolo Ferdico continuava a mantenere saldi i rapporti con Palermo, sua città natale, dove coordinava e gestiva le forniture di droga a Caltanissetta ed Agrigento che venivano effettuate da Daniele Giallanza.

I corrieri. Secondo la ricostruzione degli inquirenti a trasportare la droga erano Francesco Lena e Pietro La Cara, rispettivamente nipote acquisito e consuocero di Giallanza. La Cara venne arrestato nell’aprile del 2017 sulla strada statale 626 Caltanissetta – Agrigento perché sorpreso con 10 kg di hashish.

La droga a Palermo. Era Giuseppe Ferdico, fratello del presunto capo dell’organizzazione, ad avere il compito di reperire lo stupefacente a Palermo e di trasportarlo, direttamente in prima persona o mediate soggetti di volta in volta reclutati, a Caltanissetta. Gagliano Gaetano,– parente della donna, sarebbe stato parte integrante del sodalizio dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, avendo svolto il ruolo di corriere della droga da Palermo a Caltanissetta, intrattenendo numerosissime conversazioni con Antonio Capuzzo.

Gli spacciatori. Avrebbero spacciato a Caltanissetta Michele Giuseppe Tripisciano e Andrea La Iacona, mentre Francesco Catania provvedeva a rifornire i clienti di Siculiana.

Il linguaggio criptico. Secondo gli agenti della Squadra mobile quando Michele Christian Pesce, genero del presunto capo Francesco Paolo Ferdico, parlava con il parente di scambi di “carne e pesce” parlava di sostanze stupefacenti da consumare presso il locale da lui gestito denominato “Bar Clapton” a Caltanissetta.

La cocaina. La “polvere bianca” veniva spacciava da Marco Michele Ventura e gli veniva rifornita dal pietrino Giovanbattista Di MarcaCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA