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Catania

Monsignor Gristina e i 20 anni alla guida della Chiesa catanese «tra gioie e difficoltà»

Martedì l'ultimo rito in cattedrale, sabato l'accoglienza al nuovo arcivescovo Luigi Renna

Di Rossella Jannello

«Martedì prossimo, celebrerò in Cattedrale un rito al termine dell’esercizio del mio ruolo di vescovo, dopo vent’anni alla guida della Chiesa di Catania. Sabato accoglieremo il nuovo vescovo e da quel giorno terminerà la mia responsabilità diretta. Ma continuerò ad abitare a Catania, nella Casa del clero e parteciperò così alla vita e alle vicende della comunità catanese».

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È commosso ma lucido mons. Salvatore Gristina, 75 anni, dal 7 giugno 2002 arcivescovo di Catania e ora dimissionario per raggiunti limiti di età. L’affettuoso saluto che ieri ha voluto porgere agli operatori dell’informazione («Grazie per quello che abbiamo vissuto insieme, con voi la presenza a Catania della Chiesa e di chi come me ha esercitato un particolare servizio è stata più visibile») è stato per mons. Gristina l’occasione per un bilancio del ventennio alla guida della Chiesa catanese.
«Vent’anni segnati – ha detto - da gioie e preoccupazioni che però mi hanno fatto crescere in comunione e partecipazione. Penso alla gioia delle centinaia e centinaia di incontri che ho avuto per il mio ministero e all’enorme dispiacere di rinunciare da due anni alla bella festa di Sant’Agata. Abbiamo traversato insieme questo cammino di difficoltà». 

Il presule si è soffermato ancora sulla festa, nel giorno della sua conclusione. Mostrando l’anello episcopale, ricavato da un cammeo, inciso a rilievo su pietra agata, raffigurante il busto reliquiario della Patrona, che gli viene consegnato durante l’ultima domenica di gennaio dal Comune per suggellare l’inizio delle celebrazioni e come segno visibile di “sposalizio con la città”, il presule, che ieri stesso lo ha restituito, ha detto di averlo già mostrato al nuovo vescovo Renna, spiegandogli che questo simbolo adesso toccherà a lui. Di più, mons. Gristina ha confidato che «stamattina, durante la messa, al cospetto di Agata, mi sono sentito un privilegiato, nel poterla rimirare da vicino. Ma ho guardato a Sant’Agata – ha sottolineato, accorato - con gli occhi, affettuosi, di tutti».

Mons. Gristina ha ribadito anche il clima di piena collaborazione instaurato in questi venti anni con tutte le Autorità civili che si sono susseguite: «Sono cambiati sindaci, prefetti, questori e comandanti delle varie Armi ma con tutti siamo andati pienamente d’accordo. In questi vent’anni – ha continuato ancora il vescovo - ci sono state anche presenze più incisive per me, come il mondo delle persone malate, delle persone che soffrono che ho sentito particolarmente vicine. Così come vicini ho sentito i ragazzi delle scuole, le famiglie, specie se in difficoltà. Ora, nella mia nuova stagione di vita, questo diverrà intenzione di preghiera, alla quale dedicherò più tempo».

Monsignor Gristina, avrà tempo anche per i ricordi? Qual è il più bello di questo ventennio? 

«Il ricordo più bello di questi venti anni – sorride - …sono questi venti anni passati qui. Ma forse il più bello è anche quello che è stato più difficile: il momento in cui ho potuto sentire di essere in comunione con la comunità catanese».

Ha dei rimpianti, mons. Gristina? 

«Sì, quello di non aver potuto suggellare il termine della lunghissima mia visita Pastorale con alcune iniziative specifiche che avevo in mente, per tirare le somme. Ma, Dio vede e provvede, il fatto che il passaggio di consegne con il carissimo mons. Renna avvenga proprio adesso, mi darà modo di consegnare a lui e al suo inizio il mio bagaglio di conoscenze, mentre si continua il cammino Sinodale».

Mons. Gristina lei è ormai un catanese doc, e tale vuole restare. Ha anche ricevuto (nel 2021) la Candelora d’oro, la massima onorificenza cittadina. Conosce bene i catanesi, dunque: quali sono i maggiori pregi e i maggiori difetti dei suoi “concittadini”?

«Catania è una città particolare, e così i catanesi che mostrano creatività, impegno, imprenditorialità e voglia di scommettersi non comuni. Ma queste doti, se non esercitate a favore della collettività, rischiano in loro di alimentare solo interessi personali. Per questo, non mi sono mai stancato di esortarli a crescere in sinergia, di spendersi in un chiaro impegno di fraternità, di rispetto reciproco e di operosa solidarietà. A imitazione di Agata».

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