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Catania

Sindaco sospeso, Pogliese non lascia: tutto rinviato al summit di FdI

La linea: «Le dimissioni non sono all’ordine del giorno». Piena fiducia dei vertici nazionali del partito: «Deciderà Salvo cosa fare»

Di Mario Barresi

Ieri a Palermo, nel blitz (favorito dalla piacevole coincidenza della partita della Nazionale) dei colonnelli di Giorgia Meloni in Sicilia, il “caso Catania” non è stato affrontato. Né nella lunga chiacchierata al bar, alla presenza del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, e d'Ignazio La Russa, braccio destro della leader di fatto pronto a diventare il super-commissario del partito in Sicilia, né nella conferenza stampa successiva. «Non sono all’ordine del giorno le dimissioni di Salvo Pogliese da sindaco di Catania», ha chiarito ai giornalisti Carolina Varchi, deputata nazionale in corsa per Palazzo delle Aquile.

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Ed è davvero così. Pogliese ieri era a Palermo. Presente, ovviamente, alla riunione informale (in tutto una decina di big regionali di FdI, fra cui i catanesi Manlio Messina e Gaetano Galvagno), il sindaco sospeso ha soprattutto ascoltato i numerosi interventi degli altri, nessuno dei quali incentrato sullo scenario politico (e giudiziario) di Catania. «Non se n’è parlato, né lui ne ha parlato», rivela uno dei presenti. L’argomento, probabilmente, sarà affrontato oggi in un altro incontro sotto il Vulcano, alla presenza di Lollobrigida. Ma la linea del partito è chiara: «Deciderà Salvo cosa fare». Il riferimento è a una decisione di fatto già presa: quella di non dimettersi subito, per far sì che a Catania si voti in questa tornata di elezioni amministrative, assieme a Palermo e Messina. Pogliese, nella trasferta palermitana, ha chiarito il concetto a qualcuno che gli chiedeva delle insistenti voci di un suo imminente addio. «Per ora non lascio», la frase smozzicata. Che sottintende l’attesa della prossima tappa della telenovela giudiziaria: il pronunciamento del tribunale civile di Catania sul ricorso presentato dai suoi difensori contro il provvedimento del prefetto che ha riattivato la sospensione dalla carica fino a marzo 2023.

 

 

Qualcuno, nei palazzi palermitani, continua a sospettare che l’ennesimo rinvio del governo regionale sulla fissazione della data delle elezioni comunali sia legato a un’attesa, sollecitata da Nello Musumeci, rispetto alle mosse di Pogliese, con indubbie refluenze anche sugli equilibri del centrodestra siciliano. E c’è chi sussurra che, nonostante sia scaduto proprio ieri l’ultimo giorno utile per le dimissioni che avrebbero consentito di votare il 12 giugno, ci sarebbe ancora uno strettissimo sentiero amministrativo da percorrere, se davvero il sindaco sospeso volesse mandare Catania al voto subito. Ovvero: presentare delle dimissioni, motivate, immediatamente irrevocabili (azzerando così i 20 giorni prescritti dalla procedura normale per poterle ritirare) e poter rientrare così nei termini dei 60 giorni di tempo prima del voto. Una via che viene però ritenuta di difficile percorribilità dagli uffici dell’assessorato regionale alle Autonomie, secondo cui il tempo - per Pogliese - è ormai scaduto qualsiasi sarà la data scelta per l’election day, il 12 giugno e a maggior ragione il 29 maggio.

Ma tutti questi calcoli e cavilli burocratici sono comunque superflui se Pogliese - che gode sempre della fiducia e della stima dei vertici nazionali del partito, a partire dalla leader Meloni - ha già deciso di archiviare, nonostante la forte tentazione di questi giorni, il tema delle dimissioni immediate. A questo punto la strategia sarebbe invece quella di aspettare l’esito del giudizio di merito sull’ultimo ricorso e, soprattutto, capire che aria tira in parlamento sui ddl (uno depositato da FdI, l’altro dal Pd) per “sterilizzare” la legge Severino, eliminando «le ingiuste disparità» sul trattamento dei sindaci. Se la partita si chiudesse in tempi rapidi, allora Pogliese avrebbe una sua piena riabilitazione per mano politica. E potrebbe affrontare con molta più serenità un’altra scelta - l’ultima - che gli si porrà davanti di qui a poco, precisamente alla vigilia della prima udienza al processo d’appello di Palermo. Soltanto in quel momento, comunque prima del prossimo 9 giugno, il sindaco sospeso di Catania valuterà davvero l’ipotesi delle dimissioni. Per potersi difendere con più serenità, senza quella fascia tricolore (seppur in questo momento virtuale) che potrebbe condizionarlo. Oggi, comunque, se ne saprà di più. Perché è probabile che Pogliese ne parlerà nel summit con Lollobrigida e gli altri big regionali e catanesi. Magari non sarà più il giorno della verità (come annunciato da chi spingeva le voci delle dimissioni), ma sicuramente sarà il giorno della chiarezza. Per FdI, per Pogliese. E, incidentalmente, anche per Catania.
Twitter: @MarioBarresi

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