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Covid-19

«Promesse tradite e sicurezza zero a scuola, noi prof lasciati soli in balìa del Covid»

La denuncia di una docente che testimonia come per il mondo scolastico si sia fatto davvero poco sul fronte della lotta alla pandemia

Di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata in redazione di Giovanna Nastasi, docente e sindacalista della Cgil,  che racconta la sua esperienza e quella del marito, anche lui insegnante, con il contagio da Covid, avvenuto a scuola e portato in famiglia.

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«Mi chiamo Giovanna Nastasi sono una docente di scuola superiore, ho 49 anni e vivo a Catania. Sono madre, moglie e dirigente sindacale della Flc  Cgil di Catania. Martedì scorso, per dovere civico, io e mio marito, anche lui docente, in seguito a un raffreddore, abbiamo deciso di fare un tampone e siamo risultati positivi. 
Inutile dire che siamo vaccinati. Siamo stati tra i primi ad aderire alla campagna vaccinale, e nonostante i dubbi e le paure di tanti, abbiamo accettato il siero Astrazeneca come la maggior parte dei docenti. La doppia dose è stata completata per entrambi a maggio. Abbiamo eseguito il tampone per scrupolo e non perché fossimo stati contattati da qualcuno.  Il contagio è verosimilmente partito da una studentessa di mio marito durante le ore di scienze motorie. 

 

 

Oggi si è appreso il caso di altre 10 positività. Dicasi 10 solo in poche classi. Io me la sono cavata con un raffreddore, lui è in ospedale con l'ossigeno ed ha fatto anche la terapia monoclonale. In due giorni la nostra vita è cambiata: dalla tranquilla routine familiare, alla preoccupazione e alla reclusione per me i e i miei figli (entrambi vaccinati) per fortuna negativi.

Ho sempre pensato che il Covid-19 non fosse né uno scherzo, né una bufala, né un complotto delle case farmaceutiche per vendere i vaccini: è solo una terribile malattia con cui, purtroppo, tanti giocano. I lavoratori della scuola sono stati tra le categorie più esposte: cosa ci è stato offerto? Gel scadente e mascherine “pannolino”. E non parliamo di sanificazione dei locali, né di uso di disinfestazione quotidiana perché è fantasia. Al personale scolastico si chiede solo sacrificio, performance e uno strano senso del dovere per cui tutto è dovuto sempre e solo in un’unica direzione.

I soldi che stanno arrivando alle istituzioni scolastiche a causa del Covid sono solo una mano di vernice inutile, velleitaria e solo per dire che qualcosa si muove. Di fatto, nonostante il green pass che ha diviso tante categorie, a scuola non si sono risolti né problemi strutturali, né problemi di sicurezza per studenti e lavoratori. Qui di seguito riporto parte della punta dell’iceberg di cui il Ministero ha le più gravi colpe e a seguire il presidente Musumeci e l’assessore Razza.

Nulla è stato fatto per mettere a norma le aule con i sistemi di aerazione, di fatto dobbiamo stare con le finestre aperte anche d’inverno. Nulla è stato fatto per trovare locali dismessi e cambiarne la destinazione d’uso in aule scolastiche. 

Il distanziamento è una farsa poiché nella maggioranza delle classi mancano i banchi singoli e anche quando ci sono mancano gli spazi adeguati. 

L’organico non è stato adeguato poiché abbiamo le classi pollaio che già in condizioni normali, (pensiamo al diritto all’istruzione) sono una vergogna. Io lavoro con una prima di 27 alunni e non sono la sola. 

Il green pass vale solo per i docenti, ma gli studenti non hanno nemmeno l’obbligo del test salivari, rapidi e/o di un tracciamento serio.

Il personale Covid per la sanificazione degli ambienti è stato ridotto. 

Di fatto, l’assessore Razza, ha previsto  o no un sistema di tracciamento  serio e costante attraverso i tamponi degli studenti e del personale scolastico, con l’inverno alle porte? Oppure stiamo  preparando la tempesta perfetta?

È tollerabile la sofferenza che stiamo passando per questa incompetenza? È possibile che non si comprenda quanta responsabilità individuale ci sia rispetto al ruolo che si ricopre, in questa pandemia?

Forte dell’appoggio, della solidarietà e dell’approvazione di tanti colleghi, amici e conoscenti, insieme a loro e con determinazione chiedo prima di tutto un efficace e periodico sistema di tracciamento settimanale nella scuola, per tutti, attraverso i tamponi perché si debbono intercettare il prima possibile gli “asintomatici”.

Chiedo che lo Stato si assuma la responsabilità dell’obbligo vaccinale senza ricorrere ad una forma di ricatto subdolo, chiamato green pass, che non risolve il problema dei contagi. Chiedo il ripristino di un numero congruo di alunni per classe, che ci permetta di mantenere il distanziamento tanto raccomandato dall’ISS, e qualora a livello nazionale non ci siano risposte concrete e urgenti, chiediamo all’assessore Razza di mettere a punto in questa direzione provvedimenti urgenti e adeguati su base regionale.

Chiedo il tracciamento capillare attraverso i tamponi salivari o rapidi settimanali per studenti e alunni. 

Prego ogni giorno per mio marito, che possa superare questo momento terribile e soprattutto che la sua voce soffocata dal casco dell’ossigeno possa arrivare a tutti i vertici istituzionali forte e chiara attraverso la mia, per evitare che la scuola diventi quest’inverno un lazzaretto. 

So perfettamente che il mio sindacato appoggerà questa mia lettera e la porterà nelle sedi opportune poiché queste sono state sempre le nostre richieste e le nostre proteste. Con la salute non si gioca».

GIOVANNA NASTASI
* Docente e dirigente Flc Cgil
 

 

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