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Covid-19

Covid, in Sicilia ospedali al collasso: «I no vax paghino le loro spese mediche»

La provocazione del prof. Corrado Tamburino: «Chi non si immunizza riduce l'assistenza sanitaria»

Di  Giuseppe Bonaccorsi

Una provocazione bella e buona. Una presa d’atto nei confronti dei no vax e di tutte quelle persone che per timore, che si tramuta in egoismo, stanno contribuendo ad aumentare la pressione negli ospedali. Arriva da un luminare della medicina, il prof. Corrado Tamburino che, come è nel suo stile, non ha peli sulla lingua e lancia l’allarme soprattutto sul restringimento del diritto alla salute per migliaia di malati che devono fare spazio ai nuovi malati Covid volutamente non vaccinati. «Leggo con disagio - esordisce Tamburino -  le notizie riguardanti l'alto numero di contagiati Covid in Sicilia e non riesco ad astenermi dal fare un richiamo al buon senso e alla partecipazione attiva alla vaccinazione. Vaccinarsi è senso civico, è comprensione delle più elementari regole dei numeri e della statistica, è rispetto delle istituzioni e di chi si dedica alla salute del prossimo, è rispetto di se stessi e dei propri parenti e del prossimo».
Quindi il professore fa la lista di quelli che  secondo lui sono i nodi delicati della nuova ondata pandemica che ha fatto tornare la Sicilia nuovamente in giallo.  «Mi permetto di elencare   in maniera semplice i punti di forza che dovrebbero indurre tutti noi alla vaccinazione. Come conseguenza del Covid avvengono alcuni fatti.

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1) si assiste alla riduzione dei posti letto e delle ospedalizzazioni per diverse patologie, alcune mortali, altre croniche, altre invalidanti; questo per colpa, in questo caso e contesto direi proprio colpa, di chi non vaccinato, si ammala di Covid in maniera grave e pertanto necessita ricoveri prolungati; questi sottraggono energie al normale processo di ricovero, diagnosi e cura per molte altre patologie. Infatti, forse non è noto ai più, ma di fatto non si può più ricoverare pazienti programmati nelle medicine generali, in molti reparti di pneumologia e malattie infettive.  Gli screening oncologici sono saltati o rallentati e ne vedremo e pagheremo le amare conseguenze fra qualche anno». «Inoltre - continua - il personale di comparto dei vari reparti è spesso spostato sui reparti Covid, riducendosi così il numero di posti letto in molti altri reparti, con regimi di lavoro ridotti (per fare un esempio, da oltre 18 mesi nel mio reparto lavoro con 8 posti  in meno di degenza e uno di unità coronarica).

2) le liste di attesa si allungano, i costi di gestione montano, lo stress lavorativo del personale sanitario aumenta ed è inoltre esacerbato dalla incomprensione nei confronti di chi non si vaccina salvo poi chiedere aiuto a discapito di altri malati.

3) la gestione di un singolo malato di Covid vede impegnato un numero molto più elevato di professionisti rispetto al paziente non covid, occupa stanze che altrimenti sarebbero usate da più persone, crea disagi logistici impensabili per chi non è in trincea.

4) la scuola, e nel mio caso essendo docente universitario, l'università, soffre. Il Covid rende più difficile e meno efficace la didattica e la formazione, ritarda e complica tutti i processi che portano al completamento dei giovani medici». Il docente non trascura neanche il lato economico di una pandemia che ci accompagna ormai da quasi de anni. «L'economia rallenta (vedi luoghi pubblici, ristoranti, bar, discoteche, e quant'altro), perché il numero dei contagiati aumenta, col rischio di andare oltre la zona gialla.

5) il costo del personale dedicato alle vaccinazioni è molto elevato, e molto spesso pagato a vuoto per mancanza di adesioni alla campagna vaccinale
Tutto questo avviene senza una razionale giustificazione del rifiuto del vaccino. La politica e le amministrazioni sono ormai da tempo in prima linea, hanno svolto bene, anzi benissimo il proprio dovere e non ci sono scuse per chi non vuole vaccinarsi. Ormai nel mondo ci sono ad oggi oltre 5 miliardi di dosi somministrate e non si può parlare (come molti dicono) di sperimentazione sulla pelle dei cittadini. Nella storia dell'umanità nessun farmaco che si definisca in fase sperimentale, ha subito così tanti test». 

Infine il professore Tamburino arriva a quella che considera una provocazione, ma che in quanto tale potrebbe un domani rivelarsi la carta vincente se la situazione dovesse precipitare, Un suggerimento alle autorità, difficile al momento da attuare e pertanto solo provocatorio, ma che a suo  avviso, se posto in essere, farebbe ridurre o scomparire il fenomeno delle scarse vaccinazioni.  «Visto che i costi di vaccinazione sono a totale carico delle Istituzioni, perché a fronte di una decisione personale di non vaccinarsi, i costi di ricovero devono essere sempre a carico delle stesse Istituzioni?». 

La provocazione è lanciata e anche altri primari impegnati nel Covid l’hanno ventilata nel corso degli appelli alla popolazione. Solo qualche giorno fa un primario di Terapia intensiva di uno dei grandi ospedali della città ha detto di essere sicuro che se ogni malato Covid non vaccinato si pagasse le spese mediche  per il suo eventuale  ricovero sicuramente le cose cambierebbero. Il costo giornaliero della terapia intensiva per ogni paziente si aggira sui duemila euro. 
 

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