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Covid-19

Il Covid "taglia" anche le culle: 12.500 nati in meno rispetto al 2020

Di Redazione

Continua anche nel 2021 l’effetto dirompente del Covid sulle culle: nei primi nove mesi dell’anno le nascite sono già 12 mila e 500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, un calo pari a quasi il doppio di quello osservato negli stessi mesi dell’anno precedente. Al minimo storico anche la fecondità delle donne italiane: hanno una media di 1,17 figli a testa, il dato più basso di sempre. Così un nuovo rapporto dell’Istat. Entro la fine di quest’anno, prevede il presidente dell’Istituto Giancarlo Blangiardo, gli abitanti del Paese scenderanno sotto i 59 milioni e «a metà del secolo in corso i morti saranno più del doppio dei nati». 

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Nel 2020 sono stati 404.892 i nati in Italia, circa 15 mila in meno rispetto al 2019 (-3,6%), con un nuovo superamento, al ribasso, del record di denatalità. Dal 2008 le nascite sono diminuite di 171.767 unità (-29,8%). Il calo è attribuibile per la quasi totalità alle nascite da genitori entrambi italiani (316.547 nel 2020, oltre 163 mila in meno rispetto al 2008). Il fenomeno è in parte dovuto, secondo l’Istat, al fatto che sono sempre di meno le donne in età feconda: da un lato le cosiddette baby-boomers (nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti.

Queste ultime scontano, infatti, l’effetto del cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995. A partire dagli anni duemila l’apporto dell’immigrazione, con l'ingresso di popolazione giovane, ha parzialmente contenuto gli effetti negativi; tuttavia, l’apporto positivo dell’immigrazione sta lentamente perdendo efficacia man mano che invecchia anche la popolazione straniera residente. 

A diminuire sono soprattutto le nascite all’interno del matrimonio: 259.823 nel 2020, quasi 20 mila in meno rispetto al 2019, 204 mila in meno nel confronto con il 2008 (-44%). E la denatalità prosegue nel 2021, con una forte diminuzione nei dati dei primi nove mesi «da mettere in relazione - secondo l'istituto - al dispiegarsi degli effetti negativi innescati dall’epidemia da Covid-19, che nel solo mese di gennaio 2021 ha fatto registrare il maggiore calo di sempre (quasi 5.000 nati in meno, -13,6%)». 

Segno positivo per le nascite fuori del matrimonio, che aumentano di oltre 32 mila unità rispetto al 2008, raggiungendo quota 145.069 nel 2020 (quasi 5 mila in più solo nell’ultimo anno). Il loro peso relativo continua a crescere (35,8% nel 2020). L’aumento della quota dei nati fuori dal matrimonio nell’ultimo anno (+2,4%), superiore alla media degli ultimi dieci anni, può essere messo in relazione al dimezzarsi dei matrimoni tra il 2019 e il 2020. Le restrizioni imposte dal Covid e, in generale, il clima di crisi e fragilità, possono aver portato alcune coppie a rimandare il matrimonio a tempi migliori. 
 E continua a crescere l’età in cui le donne diventano madri. Rispetto al 1995, nel 2020 è aumentata di oltre due anni, raggiungendo i 32,2 anni; in misura ancora più marcata cresce anche l’età media alla nascita del primo figlio, che si attesta a 31,4 anni nel 2020 (oltre 3 anni in più rispetto al 1995). Rispetto al 1995, i tassi di fecondità sono cresciuti nelle età superiori a 30 anni mentre continuano a diminuire tra le donne più giovani. 
 Stabili, poi, i nomi in vetta alla classifica dei più scelti dello scorso anno: vincono Sofia e Leonardo. Tra i maschi sul podio ci sono anche Francesco e Alessandro per i maschi, Giulia e Aurora tra le femmine. 

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