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Catania la città meno “green” d’Italia Ma tutta la Sicilia è in fondo alla classifica

Di Stefano Secondino |

ROMA – Trento, Mantova e Bolzano sono le città più green d’Italia. Vibo Valentia, Siracusa e Catania quelle meno. Nel complesso, le città italiane migliorano la loro situazione ambientale. Ma restano ancora tante disuguaglianze, fra chi fa progressi (soprattutto al nord) e chi rimane impantanato nei problemi (soprattutto al sud e nelle metropoli).

Il quadro lo disegna il rapporto annuale di Legambiente «Ecosistema Urbano 2019», sulle performance ambientali dei 104 capoluoghi di provincia, presentato stamani. Lo studio valuta le città sulla base di 18 parametri, fra i quali qualità dell’aria, ciclo dei rifiuti, rete idrica, trasporti pubblici, isole pedonali, ciclabilità, tasso di motorizzazione, produzione di energia da fonti rinnovabili.

Trento aveva già buone performance, ed è arrivata in testa alla classifica grazie a un miglioramento nella qualità dell’aria, nel trasporto pubblico e nella ciclabilità. Mantova, al secondo posto, era prima lo scorso anno, ma rimane una città decisamente verde. Bolzano, terza, ha migliorato qualità dell’aria e trasporto pubblico. Seguono Pordenone (4), Parma (5) e Pesaro (6).

Nella parte alta della classifica ci sono quasi tutte città del Nord, con qualche eccezione, come Oristano (9), Cosenza (14), Teramo (28) e Nuoro (35). La parte bassa della classifica ospita soprattutto città del sud, ma non solo. Ci sono pure Monza (79), Imperia (90), Alessandria (95) e Massa (96), oltre a diverse metropoli: Genova (73), Napoli (84), Bari (87), Torino (88), Roma (89). In fondo alla classifica ci sono Vibo valentia e Siracusa, che da anni non forniscono dati a Legambiente, e Catania (102).

«Gli indicatori parlano anche quest’anno di un’Italia che si muove in maniera disomogenea – si legge nel rapporto -. Nel complesso migliora, ma sono tante le città in allarme smog o incapaci di assicurare un corretto ciclo dei rifiuti».

I dati sulle polveri sottili Pm10 sono in netto miglioramento, ma meno della metà delle città rispettano tutti i limiti di legge. La media italiana della raccolta differenziata è arrivata al 55%, con Ferrara, Treviso, Mantova, Pordenone, Parma e Trento oltre l’80%. In media il 36% dell’acqua potabile non arriva ai rubinetti, ma in 18 città la metà dell’acqua immessa nelle condutture viene dispersa.

Migliora complessivamente, seppur di poco, il servizio di trasporto pubblico. Milano, Brescia, Pavia sono le città dove prendere il bus è più facile. Il tasso di motorizzazione dei capoluoghi italiani, invece, sale in un anno da 63,3 auto ogni 100 abitanti a 63,9. Lucca e Venezia sono le città migliori per andare a piedi, Reggio Emilia per andare in bici. Cresce l’estensione media delle isole pedonali: 0,47 m2 per abitante (era 0,45 lo scorso anno).

Le fonti rinnovabili coprono il 100% del fabbisogno elettrico delle famiglie in 27 capoluoghi. Sono 90 i capoluoghi che hanno almeno un impianto solare termico o fotovoltaico sugli edifici pubblici.

La classifica delle siciliane

Palermo al 100° posto (era al 103° posto su 104), Catania al 102° (era al 100°) , Ragusa al 101° posto (perde 18 posizioni) Siracusa non ha inviato i dati, Trapani al 97° posto (perde 4 posizioni), Messina al 91° (perde una posizione), Caltanissetta 85° (perde 7 posizioni), Enna al 63° posto (e guadagna 41 posti), Agrigento al 59° posto (e guadagna 39 posizioni).

La cattiva performance di Catania è data soprattutto dai pessimi indicatori sulla raccolta differenziata, che secondo gli ultimi dati regionali è ferma all’11,5% (il dato peggiore di tutta l’Isola) ma anche sui trasporti pubblici, rete idrica, isole pedonali e ciclabilità le performance del capoluogo etneo sono davvero preoccupanti.

«Ancora una volta il rapporto Ecosistema Urbano 2019 ci presenta sconfitti sul piano traffico, acqua e rifiuti – afferma il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna – I capoluoghi siciliani occupano gli ultimi posti in classifica: Palermo al 100° su 104; a seguire Ragusa, Catania e Siracusa. La prima città siciliana è Agrigento che occupa il 59° posto».

«Siamo lontani anni luce dalle buone pratiche che da anni mettono in campo le città del nord, ma non solo – aggiunge – Forse, sarebbe il caso di cambiare lingua, perché quella italiana è incomprensibile per la politica siciliana. Occorre cambiare rotta e al più presto per la salute di tutti noi e per il pianeta».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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