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I sindacati: Tecnis solida, ha 40 milioni di crediti

Di Rossella Jannello |

L’azienda ora è tecnicamente solida – questa la tesi dei sindacati – ma manca la liquidità per fare ripartire le attività.

Il valore dei lavori in portafoglio ordini di Tecnis e associate è infatti di circa 1 miliardo e 300 milioni di euro, di cui 600 milioni in project financing. Ma per avviare questi grossi lavori, condizione indispensabile per mantenere gli appalti, occorre liquidità che la Tecnis non possiede, pur avendo ridotto in questo anno e mezzo, e di molto, la posizione debitoria, passata da 80 a 16 mln per quanto riguarda i fornitori e da 90 a 28 mln per quel che riguarda le banche.

Ma i crediti che la società catanese vanta (“tecnicamente “riserve non appostate”) sono davvero ingenti: circa 40 milioni di euro, più o meno. Sotto accusa, in particolare, alcune committenti come il Porto di Genova, i cui lavori si sono conclusi il 23 dicembre del 2016, dal quale il colosso delle costruzioni attende un premio di accelerazione pari a 11 milioni e passa (considerato che i lavori sono stato ultimati con un anticipo di 108 giorni, quasi quattro mesi, sulla data di scadenza) e il Comune di Roma per i lavori per l’adeguamento di un tratto della via Tirburtina. Valore stimato in giudizio del Ctu, al quale si è dovuto ricorrere, 21 mln e mezzo di euro. Complessivamente, ci sono riserve contrattuali cui la Tecnis avrebbe diritto pari a oltre 50 milioni di euro fra cui Anas per 4 milioni e mezzo.

Somme importanti, la cui assenza davvero rischia di inceppare il riavvio della Tenis, oltre a vanificare il lavoro dei commissari-amministratori prof. Saverio Ruperto e avv. Giacomo Giustolisi.

E se la macchina si inceppa, a cascata si bloccherebbero tutti gli appalti delle stazioni appaltanti, considerato che tutti gli appalti sono cofinanziati dall’Unione europea. Da qui la richiesta di intervento che i sindacati locali e nazionali hanno chiesto ai ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti perchè anche il Governo intervenga, soprattutto nel caso dell’appalto romano dove la mancata erogazione di quanto spettante alla Tecnis sarebbe frutto – denunciano i sindacati – di una serie di intoppi perlopiù burocratici.

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