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Lucio Lutri, il dirigente regionale con due facce: «Con una guarda a Cristo e con l’altra a Totò Riina»

Di Fabio Russello |

L’inchiesta Helycon ha tra i suoi personaggi principali Lucio Lutri, funzionario della Regione e massone e dunque con una di relazioni intrattenuta quale Maestro Venerabile di una loggia di Palermo.

Lutri, secondo i carabinieri, si è messo a disposizione di cosa nostra, acquisendo e veicolando informazioni riservate sulle attività di indagine in corso a carico della cosca, e mettendosi in contatto con professionisti e dipendenti della Pubblica Amministrazione (in gran parte anch’essi massoni) per favorire le più disparate richieste (alcune delle quali illecite) avanzategli dai componenti del clan di Licata per affari e vicende relative ai loro interessi patrimoniali. Dalle indagini è altresì emerso che il rapporto tra i massoni Vito Lauria e Lucio Lutri era stato oggetto di un colloquio intercettato tra lo stesso Lutri e Giovanni Mugnos durante il quale quest’ultimo riferiva al suo interlocutore che Vito Lauria, in relazione ad un intervento che Lutri doveva effettuare per la risoluzione dei debiti che Giovanni Lauria aveva maturato per le spese della sua detenzione in carcere, gli aveva testualmente evidenziato che “tu non lo sai io e Lucio a chi apparteniamo… andiamo a finire… andiamo a finire sui giornali”, riferendosi alla affiliazione massonica che lo accomunava a Lutri e riferendosi al fatto che se l’appartenenza alla massoneria fosse diventata di dominio pubblico avrebbe suscitato clamore.

Il ruolo di Lutri è sintetizzato nelle parole pronunciate da Giovanni Mugnos che, oltre ad alludere alla protezione che la provincia mafiosa avrebbe da Matteo Messina Denaro, chiariva che Lutri “ha due facce… una… e due… e come se io la mattina quando mi sveglio e con una mano tocco il crocifisso e “dra banna” ho il quadro di Totò Riina e mi faccio la croce”. Lucio Lutri è senza dubbio entrato in un rapporto strettissimo con la cosca licatese, rapporto che ha prodotto reciproci vantaggi sia a lui che a cosa nostra come la possibilità di richiedere favori che solo una struttura criminale come quella mafiosa poteva garantire. E questo è accaduto quando Lutri si è rivolto a Giacomo Casa per costringere con metodi mafiosi un imprenditore a onorare un debito nei confronti di una persona a lui vicina.

Lutri in un’altra occasione si è rivolto sempre a Giacomo Casa per ottenere la mobilitazione del clan per attivare dei contatti mafiosi a Canicattì, contatti che Mugnos, su indicazione di Giovanni Lauria, sono stati attivati attraverso Lillo Di Caro. In cambio il clan ha ottenuto da Lutri la sua disponibilità e i suoi canali massonici, per avere informazioni riservate su indagini a loro carico e per avere favori da professionisti e dipendenti della Pubblica Amministrazione infedeli. La rete di favori, piccoli vantaggi che Lutri garantiva a tutti i principali componenti del clan mafioso di Licata, è stata anche veniva peraltro rivendicata dallo stesso Lutri nel corso di un dialogo con Giovanni Mugnos durante il quale faceva riferimento al costante lavoro di schermatura che garantiva agli uomini d’onore di Licata, consentendogli così di non comparire nei rapporti con enti e uffici pubblici, istituzioni e forze di Polizia.

E’ stato anche accertato che cosa nostra licatese confidava nella rete di rapporti anche internazionali dell’allora Maestro Venerabile per amplificare il proprio prestigio e per accrescere le potenzialità, tanto da ipotizzare la possibilità di estendere all’estero i propri interessi economico/criminali. La particolare considerazione che gli uomini d’onore di Licata riponevano su Lutri e dei suoi rapporti altolocati è rivelata proprio da Giovanni Mugnos e Angelo Lauria i quali, nel commentare l’efficacia dell’intervento di Lutri per risolvere alcuni problemi dello stesso Mugnos convenivano sulla concreta utilità che Lutri riusciva sempre a garantire. Il rapporto tra Lucio Lutri e il clan di Licata è stato “riassunto” nel corso di una conversazione intercettata, durante la quale Lutri parlando con Mugnos ha detto: “Ma chi minchia ci deve fermare più?”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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