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Cronaca

La marcia per la pace oggi a Comiso a 40 anni dalla lotta contro i Cruise

In corteo contro la guerra società civile, associazioni, sindacati, istituzioni. Nel ricordo della protesta guidata allora da Pio La Torre. Mannino, Cgil: «La Sicilia non deve essere baricentrica quando serve»

Di Giuseppe Bianca

La memoria è un dono che si coltiva nel tempo, ma torna utile quando le cose cominciano a camminare al contrario, portando indietro l’orologio che già perde colpi, delle prospettive di intere fasce generazionali. Alfio Mannino, segretario generale della Cgil in Sicilia, alla vigilia della manifestazione a Comiso contro la guerra in Ucraina in programma oggi - il corteo partirà alle 16.30 - nel 40° anniversario della marcia contro i missili Cruise, traccia una linea netta, parla del passato per rivendicare il futuro «abbiamo legato - dice - il tema del bisogno di pace a quello dello sviluppo, delle politiche ambientali, ma anche e soprattutto a quello della legalità».

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Società civile, mondo del lavoro, categorie professionali, istituzioni, stretti intorno all’anniversario di quella giornata a cui prese parte anche Pio La Torre, ucciso dalla mafia 26 giorni dopo. Insieme fanno quadrato ricreando un ponte ideale «c’è un filo rosso che lega la giornata di domani con il 4 aprile del 1982 - spiega Mannino - la Sicilia non deve essere baricentrica quando serve agli altri e dimenticata per tutto il resto, rischiamo di dovere assorbire i colpi duri di questo conflitto in Ucraina. L’Isola deve essere terra di pace e di accoglienza, l’adesione molto ampia alla nostra piattaforma è la dimostrazione che la volontà di affrontare temi sociali urgenti, il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze è quello che ci unisce. Alzare voce contro la guerra dà forza  a queste idee».


La Torre individuò subito nella lotta per la pace, uno dei punti cardini del suo lavoro nel Pci: «La Sicilia - scrisse in un articolo pubblicato dopo la sua morte -  rischia di diventare bersaglio di ritorsioni in uno scontro che   va ben oltre i confini nazionali. […] Va rivelato inoltre che se dovesse realizzarsi la   decisione di installare a Comiso la base dei missili Cruise si accentuerebbero tutti i processi degenerativi delle istituzioni autonomistiche». Non passa inosservata nella riflessione di Mannino il passo indietro annunciato a inizio Covid «ci aspettavamo investimenti nelle infrastrutture sociali, sanità, scuola e istruzioni, adesso ci vengono a parlare di aumentare gli stanziamenti per le spese militari, per noi è anacronistico e antistorico». Ma, tra i corollari della guerra ci sono altri due livelli che preoccupano: «Innanzitutto, la guerra la stanno pagando i lavoratori, non solo per l’aumento delle materie prime che crea fibrillazioni tra le imprese, poi, in secondo luogo - prosegue - ci viene detto che si dovrà rallentare gli investimenti sulla transizione energetica. In Sicilia, purtroppo abbiamo un apparato produttivo incentrato sul fossile, è sotto gli occhi di tutti come sarebbe essenziali poter puntare sulle fonti rinnovabili».

Il timore di un passo indietro per alcuni tipi di investimenti suona al limite della beffa: «per la prima volta ci sono grandi player che vogliono investire in Sicilia come Renexia e risultiamo attardati in una discussione che non porta a niente. Il parlamento regionale pensa agli studi sulla questione anziché a produrre l’accelerazione che serve». Ecco dunque che la manifestazione contro la guerra diventa uno spunto per ragionare e riflettere su quel che rischia di sfilacciarsi ulteriormente all’interno della condizione sistema-paese, un monito per rilanciare le scommesse che già sono a rischio di evaporare nella contingenza maturata negli ultimi due mesi.
Un cartello di promotori che mette insieme oltre ai sindacati, Cgil e Uil, anche il terzo settore, l’associazionismo, dal Centro Pio La Torre, alla Comunità di Sant’Egidio, dalla Fondazione Falcone al Comune di Palermo, dal Centro studi Paolo e Rita Borsellino a Lega Coop, Libera Sicilia e molti altri protagonisti che si rimettono in cammino alla ricerca del riscatto attraverso il modello della pace che si contrappone al conflitto. Attori sociali che sfilano mettendo la pace al centro dei propri discorsi senza dimenticare tutti gli altri argomenti «dopo tre anni rubati alle nuove generazioni dalla pandemia gli abbiamo fornito un altro modello negativo e di distruzione come la guerra –si arrabbia il leader siciliano della Cgil- occorre ribadire la centralità dei temi della legalità, della lotta alla corruzione, dell’antimafia più alta e sincera».

Affinché la disillusione non diventi predominante tra i giovani in cerca di intraprendere un percorso e sviluppare un’identità occorre quindi elaborare  «un modello di sviluppo, una prospettiva di fiducia e di speranza. Rischiamo di alimentare, in chi sta pianificando le proprie scelte di vita, sentimenti di sfiducia, di rabbia, di rassegnazione. Tutto quello che non serve a un popolo che cerca una strada diversa».

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