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Cronaca

La Regione prova a spegnere i "rumors": «In Sicilia l'acqua resta pubblica»

L'assessore all'Energia Baglieri torna sul ddl del Governo Musumeci: «Ambito unico per garantire criteri di efficienza, efficacia ed economicità». Legambiente: «Si regalano i fondi del Pnrr a Siciliacque»

Di Redazione

«Lo abbiamo detto più volte e lo ribadiamo: nessuna privatizzazione dell’acqua in Sicilia». Queste le parole dell’assessore all’Energia della Regione Siciliana, Daniela Baglieri, in merito al disegno di legge già approvato dal governo Musumeci in materia di risorse idriche nell’Isola.

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«Da questo ddl scaturirà finalmente un vasto Piano di riqualificazione delle reti di distribuzione e una corretta governance delle acque. La proposta di legge - spiega la Baglieri - prevede l’istituzione di un unico Ambito territoriale comprendente l’intero territorio regionale, per garantire criteri di efficienza, efficacia ed economicità, nell’interesse pubblico collettivo, e un razionale utilizzo della risorsa idrica. Nel rispetto di ciò che la Corte costituzionale ha già dichiarato, questo ddl non detta nessuna norma che disciplini la gestione della risorsa idrica in Sicilia ma cerca di ridisegnare una nuova regia».

In conclusione: «Il governo Musumeci, nel ribadire che l’acqua è un diritto di tutti i siciliani, continua nell’impegno affinché la risorsa idrica sia tutelata e salvaguardata in termini di sostenibilità e solidarietà. La regolazione pubblica è necessaria perché baluardo certo dei nostri diritti e della consapevolezza dell’importanza dell’acqua per la vita. Al tempo stesso, il presidio pubblico ha il dovere di garantire le migliori forme di gestione di questo bene, secondo criteri che ne assicurino l’accesso e l’erogazione come diritto fondamentale per le generazioni presenti e per quelle future».
 

LEGAMBIENTE CONTESTA. «Si scrive acqua, si legge svendita e affari per SicilAcque. Parafrasando uno slogan utilizzato durante il referendum per la pubblicizzazione dell’acqua del 2011, sembra proprio questa la finalità del ddl sull'istituzione dell’autorità unica che, nei fatti, consegnerebbe a SicilAcque, la società monstre voluta da Cuffaro di proprietà della multinazionale Veolia, una posizione dominante nella gestione degli ingenti fondi pubblici del PNRR e della prossima programmazione europea». Lo scrive in una nota Legambiente Sicilia. "Timori e perplessità su questa paventata riforma che Legambiente condivide con chi, sindaci, associazioni e il Forum Acqua Bene comune, si è battuto in questi anni per affermare in Sicilia la risorsa acqua come bene comune e per garantirne l'accesso e il diritto anche ai meno abbienti. - aggiunge la nota - Occorre al più presto correggere le storture del sistema idrico siciliano dando compiuta applicazione rivendicando innanzitutto la correttezza degli adempimenti contrattuali in capo a Siciliacque sugli investimenti effettuati e sulle tariffe applicate dal 2016 ad oggi riconosciute illegittime dal CGA». « Occorre, invece intervenire su una legge esistente, che Legambiente ritiene essere una buona legge, migliorandola e adeguandola alle necessità di una gestione della risorsa idrica più equa, razionale e sostenibile attraverso il coinvolgimento del settore urbano, civile, industriale e agricolo», conclude. 

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