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Cronaca

Sicilia pronta a portare i rifiuti fuori regione (aspettando i termovalorizzatori)

L'assessore Daniela Baglieri: «Chiesto tavolo ministeriale  per uscire dall'emergenza»

Di Giuseppe Bianca

L’estate “calda” di depurazione e rifiuti, puntuale, quasi con metodo e geometrica precisione, pone pesantemente il tema di una Sicilia ostaggio della transizione dei problemi del passato e di quelli attuali, in cui nessuno tra gli attori politici e quelli istituzionali, in fondo, “può scagliare la prima pietra”, vittime e carnefici di un avvitamento che va oltre l’attuale contingenza.

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Assessore Daniela Baglieri come si esce dallo stallo delle criticità della depurazione nell’Isola?
«La depurazione è un’altra notte infinita per la Sicilia. Un tema che a parer mio non ha vincitori nè vinti, tanto che il governo nazionale ha nominato un commissario unico per la depurazione che sta portando avanti tutti gli interventi già finanziati con la delibera Cipe 60 del 2012. Sulle reti idriche abbiamo supportato le Ati e coordinato le varie fasi del processo».
 

 

 

Che estate ci dobbiamo aspettare tra emergenze e coincidenze nel settore dei rifiuti?
«Per quanto riguarda la chiusura dell’impianto di Oykos, da giorni col dipartimento Acqua e Rifiuti stiamo cercando una soluzione per scongiurare l’ennesima emergenza. Proprio oggi (ieri per chi legge ndr) ho convocato i gestori degli impianti per cercare di capire le loro disponibilità nell’immediato. È stata inoltre richiesta l’attivazione di un tavolo ministeriale per condividere un percorso interregionale del trasporto fuori regione. Andranno a darci un supporto tecnico».
 

Sul trasporto dei rifiuti fuori regione interverrete direttamente o dovranno farlo le Srr?
«Da dicembre 2021 abbiamo diffidato le Srr in merito a questa tematica. Numerosi sono i Comuni tramite le loro Srr che ad oggi sono sprovvisti di una bando sul trasporto dei rifiuti fuori regione. L’ipotesi è quella di intervenire direttamente attraverso il dipartimento».

I tempi?
«Ci vorranno in ogni caso almeno un paio di mesi, occorre quindi che ognuno faccia la propria parte: dipartimento e società». 

Quali sono le ultime novità operative?
«Abbiamo appena concluso un tavolo tecnico con le Srr e i gestori per redistribuire i flussi dei rifiuti nell’immediato sulla base della capacità volumetriche attuali, ma anche per verificare e mappare alcuni siti potenzialmente disponibili». 

La Sicilia è condannata alla «schiavitù delle discariche» e i termovalorizzatori sono una risposta o un’arma di distrazione di massa?
«I termovalorizzatori sono parte di un processo alternativo: dall’aumento della differenziata in ogni comune, all’economia circolare, sfruttando i rifiuti per produrre energia, ma la strada è lunga e tortuosa. Lei ha usato la parola: “Schiavitù delle discariche” ed è la fotografia della Sicilia degli ultimi 30 anni. Nessuno può sentirsi esente da questa responsabilità politica e morale. Mi spiace solo che qualche amministratore o deputato, dimentica troppo spesso il passato, costruendo la propria campagna elettorale sulle emergenze». 

 

 

La politica siciliana in questi anni sulla legge di riforma ha giocato allo scaricabarile. Quanto sarebbe cambiato rispetto al quadro attuale?
«Preferisco non parlare di ciò che poteva essere. Credo che una legge dei rifiuti è indispensabile per la Sicilia: legge che non dovrebbe avere nessun colore politico, una legge condivisa da tutto il Parlamento, che dovrebbe avere un unico leitmotiv: mettere ordine ad un sistema “malato”». 

Spesso su questi argomenti si finisce col marcare solo il “breve periodo” senza allargare la prospettiva. Quale atteggiamento occorre avere per non limitarsi solo a “sperare”?
«Sinceramente le dico che la Sicilia non può continuare ad inseguire le emergenze sistemiche sul territorio, sin quando ci saranno troppi interessi “di parte”, alcuni processi saranno difficili da scardinare. La speranza a volte è nemica dei fatti reali. In Sicilia non c’è bisogno di speranza, ma di tanto lavoro e collaborazione tra numerosi attori, che vadano tutti in un unica direzione. Quella della normalità». 

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