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Sea Watch, indagato mezzo governo e tra Salvini e Di Maio è lite

Di Fabio Russello |

I vertici del Governo, dal premier Giuseppe Conte, ai suoi due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, fino al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sono indagati dalla Procura di Catania per sequestro di persona nell’ambito dell’inchiesta sui presunti ritardi nello sbarco della Sea Watch nel capoluogo etneo. Per tutti il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato richiesta di archiviazione al Tribunale dei ministri di Catania, che dovrà decidere sulla loro posizione entro i prossimi 90 giorni.

L’istruttoria è stata avviata dal Tribunale dei ministri di Catania. La nave Sea watch rimase ferma davanti alle acque di Siracusa a fine gennaio con 47 persone a bordo, tra cui 15 minori.

Già per Matteo Salvini il procuratore Carmelo Zuccaro aveva chiesto l’archiviazione per il caso Diciotti. Una valutazione che non era stata condivisa dal tribunale dei ministri, che aveva deciso di chiedere l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno. Una richiesta bocciata dalla giunta per le Immunità del Senato che a marzo, con il voto decisivo del M5s, ha negato il processo per il leader della Lega. Decisione condivisa poi dall’aula.

Il Tribunale per i ministri di Catania ha la stessa composizione collegiale che ha già chiesto l’autorizzazione a procedere per Salvini per il caso Diciotti: ha 90 giorni di tempo per decidere e la sua deliberazione non è impugnabile se accoglierà l’archiviazione. Nel caso dovesse invece sollecitare l’autorizzazione a procedere, invece, della richiesta dovrà occuparsene il Parlamento: Palazzo Madama nel caso del senatore Toninelli e di Conte, che non è stato eletto, e la Camera per il deputato Di Maio.

L’inchiesta era stata aperta dalla Procura distrettuale di Catania dopo la trasmissione degli atti, via Siracusa, dell’inchiesta per sequestro di persona avviata dalla Procura di Roma sui tempi che hanno portato allo sbarco di 47 migranti della Sea Watch il 31 gennaio scorso nel capoluogo etneo.

Il fascicolo aperto da piazzale Clodio, contro ignoti, era stato trasmesso a Siracusa dove, ipotizzavano i magistrati della Capitale, sarebbe maturato il reato e chiedendo anche ai colleghi di valutare se esistessero profili di competenza del Tribunale dei ministri di Catania.

Da Siracusa, senza alcuna valutazione, gli atti sono stati a loro volta inviati alla destinazione finale: la Procura distrettuale di Catania, competente per territorio. Nell’esposto su cui si basava l’inchiesta della Procura di Roma, si chiedeva anche di valutare eventuali coinvolgimenti dei responsabili dei dicasteri dell’Interno e dei Trasporti.

«Io non cambio idea – ha deto Matteo Salvini – per il bene degli italiani con me i porti sono e rimangono chiusi». «Ho letto dell’indagine a carico di Salvini – ha detto invece Luigi Di Maio – ho ricevuto la stessa notifica, sono indagato anche io ma non mi sento Napoleone».

Ma tra Salvini e Di Maio la polemica è strisciante e rischia di deflagrare. Di Maio ha parlato di chiusura dei porti come misura occasionale ma Salvini gli ha replicato a muso duro: «Rispetto il lavoro del ministro Di Maio, che si occupa di lavoro e sviluppo economico, e non mi permetto di dargli lezioni su come risolvere le centinaia di crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo. Ma chiedo altrettanto rispetto: di ordine pubblico, di sicurezza e difesa dei confini mi occupo io e penso di averlo fatto bene in questi dieci mesi. Se qualcuno dei miei colleghi non è d’accordo, lo dica. Con la differenza che io ci metto la faccia e rischio personalmente».

Sulla gestione dei confini e sulla lotta alla criminalità organizzata, ha sottolineato il ministro dell’Interno, «i consigli sono benvenuti, ma ognuno faccia il suo. Con me i porti rimangono chiusi e sigillati per i trafficanti di esseri umani. Se il ministro Di Maio e il ministro Trenta la pensano in maniera diversa, me lo dicano tranquillamente in Consiglio dei ministri e faremo una sana e franca discussione».

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