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Turismo, il grande bluff di SeeSicily: solo l’1,6% dei 75 milioni stanziati spesi in soggiorni, ecco dove sono finiti i fondi

Il flop dei voucher della Regione: soltanto 17mila posti letto occupati in due anni. Le spese per la comunicazione rimodulate dal governo Musumeci

Di Mario Barresi |

Di certo “SeeSicily” è stato un flop. E magari un grande bluff. Carte alla mano, a quasi tre anni dal lancio in grande stile, il progetto – con cui la Regione voleva attrarre visitatori e ristorare le imprese ricettive martoriate dalla crisi Covid – si mostra come un’enorme montagna mediatica che ha partorito un minuscolo topolino turistico. Un dato su tutti: sui 75 milioni stanziati, il controvalore dei soggiorni effettivamente fruiti è stimato in circa 875mila euro (l’1,16% delle risorse a disposizione), pari a 17mila posti letto occupati. In oltre due anni.

Parlano i numeri

Numeri inequivocabili. Messi nero su bianco in documenti ufficiali. Pubblici, anche se in molti casi irreperibili sui siti istituzionali. C’è voluta la richiesta di accesso agli atti di Luigi Sunseri, deputato regionale del M5S, per avere un quadro più completo. Su una vicenda che parte da lontano. Ma non troppo.

In principio fu la «finanziaria di guerra». Con cui, nell’aprile 2020, il governo di Nello Musumeci provava a fare risorgere l’economia siciliana dalle macerie del Covid. In quella legge regionale, fra i tanti interventi destinati a famiglie e imprese (alcuni dei quali rimasti sulla carta), una delle misure più qualificanti era il sostegno al turismo. Per il settore forse più penalizzato in assoluto dalla pandemia, infatti, la Regione stanziò 75 milioni di euro, presi dal plafond Ue del Fesr. Tolti 100mila euro per istituire il fondo di garanzia, il resto – 74,9 milioni – su proposta dell’assessore al Turismo, Manlio Messina, erano stati destinati all’«acquisto anticipato di servizi turistici da operatori e professionisti del settore, strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere, agenzie di viaggio e tour operator, da veicolare a fini promozionali tramite card e voucher, nei mesi successivi alla cessazione dell’emergenza sanitaria».

Un duplice nobile intento (l’articolo fu votato anche dalle opposizioni all’Ars): alimentare la domanda turistica e ridare ossigeno alle imprese.

Il bilancio finale

Il bilancio finale dimostra che nessuno dei due obiettivi è stato raggiunto. Le presenze grazie al bonus vacanza di “SeeSicily” sono state pochissime. Per avere qualche termine di paragone: soltanto nel 2020, annus horribilis del Covid, in Sicilia sono arrivati 2.206.469 turisti, con 6.622.498 presenze; nel 2021 si risale a 3.113.546 arrivi con 9.689.173 pernottamenti; l’anno scorso s’è tornati quasi a livelli pre-pandemia, con 4.458.000 arrivi che totalizzano 14,7 milioni di notti trascorse nell’Isola. Che volete che siano, allora, i 17.046 posti letto effettivamente occupati da turisti con i voucher della Regione nell’intero biennio 2021/22? Un numero infinitesimale, per non dire ridicolo, anche considerando il moltiplicatore (a notte offerta scatta ogni tre prenotate), che porterebbe il totale a circa 50mila pernottamenti collegabili a “SeeSicily”. Un’altra cifra emblematica: per la stagione in corso la promozione continua, a esclusione dei mesi di alta stagione di luglio e agosto, ma i voucher opzionati sono solo 442.

Il tesoretto

Un’occasione mancata. Ci hanno perso gli albergatori? Sì, ma non tutti. Perché, su una platea di oltre 7mila imprese ricettive e di 1.160 partecipanti alle manifestazioni d’interesse dell’assessorato (che ne ha ammesse 1.131), alla fine soltanto le poche strutture convenzionate, appena 633 (di cui 529 pagate e 104 ancora da liquidare), sono riuscite a mettere le mani un tesoretto di 6,4 milioni di bonus prepagati, “vuoto per pieno”, dall’assessorato regionale al Turismo, per un totale di 124.596 pernottamenti (1/5 dei 635mila messi a bando), dei quali l’86% mai davvero avvenuti. Ciò significa che poche centinaia di imprenditori hanno ricevuto circa 5,5 milioni di soldi pubblici per servizi non erogati. Ma questo, considerandolo una sorta di “ristoro indiretto” (in barba alle norme comunitarie che vietano gli aiuti di Stato), lo si potrebbe considerare anche il male minore. O quasi.

Il dirottamento dei fondi

Visto che l’aspetto più delicato – e per certi versi più oscuro – della vicenda è la risposta a una precisa domanda: ma allora come sono stati utilizzati i fondi dei bonus vacanze? In comunicazione, soprattutto. Distribuendo soldi (alla fine ben 23,8 milioni per «promozione e monitoraggio») ai media, soprattutto nazionali, ma anche a società e consulenti vari. E poi per finanziare, in nome di una non sempre evidente valenza turistica, altre iniziative collaterali, a partire dagli eventi equestri ad Ambelia (per il dettaglio di veda l’articolo a pagina 3).

«L’Ars, in quel momento tragico, è stata chiamato alla responsabilità e nessuna forza politica si è tirata indietro. Maggioranza e minoranza – ricorda Sunseri – hanno fatto fronte comune, tutelando un settore che più di altri era stato colpito dal Covid. Oggi si scopre, però, che quella norma che doveva garantire gli operatori della filiera è in realtà servita all’assessore Messina a finanziare eventi, giornali e tv. Organizzando eventi culturali che nulla hanno a che fare con la finalità originaria della norma e concedendo regalie politiche a società di comunicazione varie ed eventuali».

I soldi dei siciliani

Il presidente della commissione Esame attività Ue dell’Ars si dice «molto preoccupato del modo in cui sono stati gestiti i soldi europei dei siciliani. Abbiamo già scoperto che il governo ha finanziato, senza giustificazione, una società del Lussemburgo della quale non conosciamo i soci. Non ci è concesso sapere a chi sono andati quei soldi. Quest’attivitá continua con l’operazione “SeeSicily” che è servita solamente a finanziare eventi e comunicazione di dubbia utilità e spesso senza procedure trasparenti». Sunseri parla di un «ennesimo fallimento del governo Musumeci», che «rischia di esserlo, in continuità, anche del governo Schifani». E invita Renato Schifani a un preciso passo: «Il presidente faccia come ha fatto con la Absolute Blue peril caso Cannes, sospenda tutto. Quell’assessorato rischia di diventare il pozzo dove cadrà il suo governo. Sospenda tutto e, se ci sono le condizioni, rimoduli il finanziamento secondo la finalità originaria della misura».

La linea politica e le scelte

Del resto si tratta di una precisa linea politica, tracciata dalla triplice rimodulazione operata dalla giunta Musumeci. Che, dovendo spendere i 75 milioni messi a disposizione dalla manovra votata all’Ars, ha fatto le sue scelte. La prima risale all’11 giugno 2020 ed è la delibera di giunta che dà il via agli avvisi (quello per le attività ricettive sarebbe uscito a ottobre seguente) per gli operatori turistici. Questa la suddivisione dei fondi: 37,2 milioni ai bonus per pernottamenti; 18,1 milioni per i voucher escursioni e guide, 13 milioni per gli sconti su voli, traghetti e aliscafi; 1,6 milioni per musei e siti culturali (da rimborsare al dipartimento Beni culturali come mancato aggio sui biglietti), 1 milione per la polizza di assistenza sanitaria Covid e “appena” 4,8 milioni per comunicazione e monitoraggio. Un anno dopo si comincia a cambiare registro: con delibera di giunta del 29 luglio 2021 le risorse per il bonus alberghi scendono a 33,3 milioni (4 in meno), con un leggero aumento per guide ed escursioni (14,1 milioni), ma soprattutto con 7 milioni in più sul piatto della comunicazione, il cui plafond schizza a 11,8 milioni.

La ripartizione definitiva

Ma non è finita. Perché il 23 marzo del 2022 arriva la ripartizione definitiva: il fondo per i voucher pernottamenti viene ridotto di altri 8 milioni, arrivando a 25 milioni (12,2 in meno in due anni), mentre per la comunicazione i soldi raddoppiano rispetto ad appena otto mesi prima, fino ad arrivare a 23,8 milioni. Alla fine, per promuovere il contenuto di un contenitore che s’è già dimostrato vuoto, si sceglie di spendere quasi il 500% in più dei soldi pubblici inizialmente stanziati.

Perché? L’assessore Messina motiva la decisione in una nota del 10 marzo: c’è «la necessità di rafforzare la comunicazione dell’intervento in parola sfruttando le potenzialità degli eventi culturali e di spettacolo, così da raggiungere un mercato quanto più ampio possibile (turisti nazionali e internazionali e operatori del settore), incrementando in tal modo i flussi turistici».

No comment. I fatti parlano da sé.

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