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Economia

Bollette tutelate fino al 2024, niente Isee per il Superbonus

Per le cartelle ci sono anche 180 giorni di proroga. Quattro mesi in più per i navigator 

Di Paolo Cappelleri

Si allontana ancora per le famiglie l'uscita dal mercato tutelato dell’energia. La scadenza del servizio di maggior tutela prevista per il 31 dicembre del 2022, con il passaggio obbligato al mercato libero dal primo gennaio 2023, lascia il posto ad un regime transitorio in cui i clienti domestici potranno rimanere 'tutelatì fino al primo gennaio 2024, garantendo così un percorso di uscita graduale. È la maggiore novità contenuta nell’emendamento al decreto Recovery firmato dal capogruppo M5S alla Camera, Davide Crippa, e approvato dalla commissione Bilancio di Montecitorio che ha anche dato il via libera a una proroga di 4 mesi per i navigator: resteranno in capo all’Anpal però e le Regioni non saranno coinvolte. I lavori sulla manovra procedono invece sempre a rilento ma governo e maggioranza - dopo un confronto serrato - sono vicini a chiudere l’intesa sulle modifiche al Superbonus: si va verso l’abolizione del tetto Isee di 25mila euro per le villette, con il vincolo del 30% di lavori entro il 30 giugno 2022. L’accordo non è ancora blindato, però, perché resta il nodo del costo totale delle modifiche e una nuova riunione ci sarà domani. Il problema riguarderebbe l'allungamento del fotovoltaico, che peserebbe troppo nel 2024. Dovrebbero invece essere recepite modifiche sulle colonnine di ricarica e sulle Onlus. Se questo tema sarà tradotto in un emendamento a firma dei relatori, saranno invece siglati dall’esecutivo quello sul fisco e quello contro il caro bollette. Per combattere il peso dell’aumento dei costi di gas e luce, complessivamente sono stati stanziati «8 miliardi in sei mesi, un intervento senza precedenti», ha sottolineato il premier Mario Draghi nelle sue comunicazioni a Camera e Senato prima del Consiglio europeo, chiarendo che «questi stanziamenti non possono andare avanti all’infinito» e avvertendo che è "difficile non chiamare alla compartecipazione dei costi comuni chi ha maturato questi profitti». Per dirla con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, «le grandi aziende energetiche dovranno dare una mano». Non meno cruciale è trovare una «soluzione strutturale al problema dei prezzi dell’energia a livello europeo», ha detto ancora Draghi, e dietro il suo ragionamento c'è la convinzione che serva una strategia a livello globale con tutti i Paesi più influenti nelle dinamiche geopolitiche. 
 Mentre il presidente del Consiglio concludeva il suo intervento, a Palazzo Madama rientravano i relatori alla manovra in commissione Bilancio, reduci da un incontro con il ministro dell’Economia Daniele Franco, con le facce tese di chi sta lavorando senza sosta per trovare la sintesi fra le pretese dei partiti e le limitate risorse per modificare il provvedimento. Dal Mef sono tornati, senza gli agognati emendamenti del governo, ma con due novità. È allo studio un fondo autonomo del governo, con risorse per circa 150 milioni di euro, da utilizzare all’occorrenza per fronteggiare nuove necessità legate al protrarsi dell’emergenza Covid nel corso del 2022. Ed è stato trovato un compromesso sulle cartelle: per quelle in arrivo nei primi tre mesi del prossimo anno ci saranno 180 giorni in più, quindi quelle di gennaio, in scadenza a marzo potranno essere pagate fino a settembre. Con una misura considerata non onerosa si risolve così il braccio di ferro fra FI-Lega e Pd. 
 A fare chiarezza saranno gli emendamenti del governo attesi domani. Fra questi anche interventi per la scuola, con l'esecutivo che ha trovato altri 170 milioni di euro, a cui se ne sommano 30 compresi nel fondo per le modifiche parlamentari. In commissione Bilancio l’inizio delle votazioni sugli emendamenti è atteso non prima di venerdì, e già si prevede una maratona notturna sabato per chiudere l’esame domenica e arrivare al voto in Aula a metà settimana. 
 

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