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Economia

Termovalorizzatori in Sicilia: sette proposte, investimenti per un miliardo ma alla Regione l'iter è paralizzato

Negli Uffici depositati i progetti per realizzare due mega impianti: uno a Gela per la Sicilia centro occidentale e uno a Catania per la zona orientale 

Di Elena Giordano

L’estate 2022 in Sicilia è la più calda di tutti i tempi. E non solo per questioni climatiche, ma perché in questo luglio di fuoco sembrano concentrarsi tutte le problematiche più scottanti per il futuro dell’isola. Dalla scelta dei candidati alla Presidenza della Regione, con l’intreccio tra Politiche e Regionali fino all’attuazione finale dei punti politico-programmatici prima che l’attuale giunta regionale lasci.

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Il più importante tra questi, oltre che il più bollente - e anche puzzolente - è la questione dell’allarme rifiuti e delle sue possibili soluzioni. Un dramma non solo siciliano, ma certamente quello di cui tutti i cittadini dell’isola ricorderanno maggiormente al momento delle urne, perché arrivato al massimo di ogni livello di tolleranza, oltre che di emergenza. E se il dibattito nei Palazzi è ruotato attorno al tema “termovalorizzatori sì o no,” dopo cinque anni non si è arrivati a un punto.

Il presidente Nello Musumeci - che su questo nodo ha ricevuto il plauso di Guido Bertolaso - ha annunciato già più di un anno fa la pubblicazione di un avviso pubblico per la selezione delle prime proposte, per la realizzazione in project financing di due mega impianti. Quindi ha affidato tutto al “nucleo di valutazione speciale” diretto da Salvatore Lizzio, dirigente generale dell’assessorato alle Infrastrutture e commissario ad acta delle società Srr di Catania Nord-Sud, Siracusa e Messina. A quel punto qualcosa si è inceppato.

«A dicembre scorso sono arrivate sette proposte - ci spiega una fonte dell’assessorato - da parte di grandi gruppi disposti a investire circa 1 miliardo di euro per la costruzione di due termovalorizzatori. L’avviso pubblico serviva come fase propedeutica per la selezione delle migliori tecnologie offerte dal mercato, oltre che per l’individuazione e la scelta delle possibili location degli impianti. Dopodiché, bisognava pubblicare la gara di appalto vera e propria».

Cosa è successo da allora? Perché oggi, arrivati al limite di ogni possibile intervento per risolvere l’annoso problema e con una Sicilia letteralmente invasa da discariche a cielo aperto, non si è potuto procedere con una gara d’appalto che affidi la realizzazione degli impianti? «L’iter per la parte tecnica sembrava esaurito con la pubblicazione dell’avviso - spiega ancora la nostra fonte - con l’acquisizione di tutte le informazioni necessarie per la predisposizione del bando vero e proprio. Parallelamente, era necessario esperire la fase cosiddetta “giuridica”, quella cioè che mette nero su bianco tutte le clausole, i requisiti e le modalità di partecipazione alla competizione pubblica, nonché ogni altra informazione necessaria a tale scopo. Infine, le procedure di affidamento». Ma la bozza di bando giace, da mesi, sui tavoli degli uffici. Le uniche certezze sono che le imprese interessate sono sette, che la Sicilia, se ha coraggio, verrà dotata di due impianti situati nella zona industriale di Catania per la parte orientale dell’Isola, e Gela per la centro-occidentale e che i dirigenti generali che compongono il Nucleo non hanno potere di muoversi più di tanto.

A novembre - se non prima - si vota, le discariche sono sulla soglia di riempimento e la monnezza in strada aumenta complice l’inciviltà della gente, i Comuni annaspano, i cittadini, come quelli di Noto, ormai stanchi, cominciano a inviare diffide legali, l’estate sta finendo e, come cantavano i Righeira, «i soliti rituali, ma ora manchi tu».

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