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Editoriali

Sammartino, la Lega e il neo-celodurismo di Matteo Salvini

Gli enormi significati dell'ingresso dell'ex Renziano nel Carroccio, tra centrodestra, magistratura ed elezioni regionali

Di Mario Barresi

Il gioco s’era fatto duro. E Matteo Salvini, visto che il giocattolo è solo suo, ostenta un celodurismo che a confronto il Senatùr era una giovane marmotta. Nel blitz siciliano del leader c’è un inequivocabile messaggio a chiunque si fosse messo in testa che nella Lega possano esserci feudi di discussioni o tentennamenti (in altri lidi si chiamerebbe democrazia interna), men che meno nella gattopardesca Isola dei trasformisti. «Comando io, dalle Alpi a Portopalo», è il messaggio di Salvini. Che non annuncia, come previsto (e poi rinviato) la scorsa settimana, i nuovi colpi di mercato con una conferenza stampa.

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 Lo sbarco del Capitano non è a Marsala, ma a Palermo; e non con i Mille, ma per i Trentatremila. Quanti sono i voti di Luca Sammartino alle ultime Regionali. Salvini fa molto di più che un banale annuncio alla stampa. Veni, vidi, vici come il 2 Agosto di Giulio Cesare, ma con una strategia poco padana e molto sicula. Con il “baccagghiu”. Un chiarissimo linguaggio criptato per chi, fra i dirigenti siciliani, volesse continuare a «rompere le palle» (si chiede venia, ma trattasi di citazione) contro l’ingresso del titolare di quasi tutti i voti di Renzi in Sicilia.

 

 

Un linguaggio simbiotico col silenzio totale di Sammartino. Le rivolte, i mal di pancia, le richieste di prendere tempo, il presunto coinvolgimento della leadership regionale (uno stratagemma mediatico per salvare la faccia a Nino Minardo), insomma le chiacchiere: stanno a zero. Salvini aveva deciso e si fa come dice lui, semmai sull’altare dell’immagine sarà sacrificato qualcuno dei nuovi acquisti (Pullara?), giusto per fare credere che i siciliani contano qualcosa. 

La notizia del secondo processo per corruzione elettorale a carico di Sammartino? Più che un deterrente o un legittimo dubbio, come credeva qualche romantico sciocchino, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del decisionismo: il nuovo acquisto entra subito, garantisce il Capo. Questa la decisione. Centralizzata, unilaterale, definitiva. Con un Vaffa immenso ai colleghi di Palamara. Anzi, per il Capitano (imputato a Palermo per sequestro di migranti) “Mr. Preferenze” diventa pure più simpatico. Oltre che utile, nella trincea anti-magistrati.

 

 

 

Ma il vero punto, in un mercato d’agosto tanto spregiudicato da considerare che un deputato regionale (con annessa senatrice: Valeria Sudano) eletto col Pd entri nella Lega con nonchalance, è che l’ingresso di Sammartino ben altri enormi significati per Salvini. Il primo: pur di superare Giorgia Meloni anche di un solo voto è disposto a tutto. Il secondo: la guerra ai giudici è dichiarata e non soltanto nei banchetti del referendum. Il terzo: la campagna elettorale per le Regionali è ufficialmente cominciata ieri con il Carroccio alla conquista dell’Isola (e per Musumeci non si mette per nulla bene). 

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