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Teatro Catania, «La grande sfida di Enrico IV»

Di Redazione
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Catania - Un esilio dorato, al riparo dalla vita e dall’inesorabile fluire del tempo. Un set storico, fitto di simboli medioevali, dove far rivivere ed esorcizzare i fantasmi della coscienza nella libertà della finzione teatrale. Irredimibile follia, capricciosa vendetta, o lucida scelta esistenziale? Vertice pirandelliano e capolavoro senza tempo, il dramma in tre atti “Enrico IV” – storia di un uomo che durante una cavalcata in costume storico cade e batte la testa, rimanendo (forse solo per finzione) con l’idea di essere l’Imperatore di Germania nemico dichiarato di Gregorio VII al tempo della Lotta per le investiture - non smette di provocare, di sedurre e di sollevare dubbi sulla complessità dei suoi temi, e continua a rappresentare una grande sfida per registi e interpreti. A raccoglierla, per conto del Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale nella stagione del Teatro Brancati che aggiunge un’altra importante tappa al “Progetto Pirandello”, il giovane e talentuoso regista catanese Nicola Alberto Orofino – da lunga pezza impegnato con esito fortunato a rileggere i classici in chiave contemporanea – e l’attore Miko Magistro, già straordinario interprete di una ricca galleria di personaggi pirandelliani nell’originale chiave di sulfurea ironia e di straniata modernità. Il 16 gennaio alle 21 il debutto al Piccolo Teatro (repliche sino a domenica 26 gennaio) con un cast che al protagonista affianca gli attori Carmela Buffa Calleo, Santo Santonocito, Anita Indigeno, Gianmarco Arcadipane, Luca Fiorino, Giovanni Arezzo, Giuseppe Ferlito, Daniele Bruno. «Enrico IV rappresenta una grande sfida per il fascino e la complessità del personaggio - spiega Magistro - Da un lato rappresenta un punto d’arrivo nella carriera di un attore e mi entusiasma misurarmi con una materia così attraente, dall’altro sento il peso e la responsabilità del confronto con la poderosa tradizione interpretativa che mi prece».


Da Romolo Valli, passando per Salvo Randone fino a Giorgio Albertazzi, Carlo Cecchi e Franco Branciaroli, grandissimi interpreti hanno incarnato le stramberie umorali, la singolarità psicologica, la profondità emotiva ed esistenziale di Enrico IV.
«Penso soprattutto al grande Salvo Randone - ribatte Magistro - Credo che, essendo un siciliano verace, Randone riuscisse meglio di altri a entrare in armonia con la scrittura del drammaturgo agrigentino, grazie alla sua verve di amara ironia, al suo sguardo profondo e dissonante, alla sua dialettica disseminata di dubbi e di rovello filosofico. Io ho voluto affidarmi a un giovane regista di valore come Orofino, proprio perché insieme potessimo tirare fuori dall’Enrico IV qualcosa di inedito. Ho fiducia nei giovani, perché la vita è cambiamento non cristallizzazione. Meglio di noi, perlopiù arroccati sulle glorie del passato, i giovani hanno una visione libera, senza incrostazioni, e scorgono con maggiore duttilità sviluppi futuri e possibilità innovative».
Intorno alla scelta di un uomo di fissare la propria esistenza al momento della sua caduta da cavallo, mentre era in costume nei panni dell’Imperatore Enrico IV, ruota la classica situazione borghese di ipocrisia sentimentale (il triangolo tra Enrico IV, la donna da lui amata e l’amante di quest’ultima), ma anche la volontà di consegnare il conflitto tra maschera e verità allo spazio simbolico del Teatro.


«È il mio primo Pirandello - spiega il regista Orofino - Miko Magistro ha una grande qualità: è un attore curioso, disponibile a mettersi in gioco, a cogliere suggerimenti e a non prenderli come stravaganze. Quest’opera, non annoverata tra quelle del cosiddetto “teatro nel teatro”, in realtà sviluppa un discorso metateatrale, racconta la vita di un uomo che fa della sua vita una gigantesca prova d’attore. L’ambiguità che attraversa l’opera, tra finzione e vita, tra follia e verità, è un discorso sulla rappresentazione. L’azione per me non è più in un vecchio palazzo, ma all’interno di un teatro. Sarà un Enrico IV molto movimentato, in cui cerco di approfondire le ragioni per cui tutto avviene e che Pirandello sottintende. Naturalmente il testo è rispettato, solo l’azione scenica amplificata per giustificare le storie di tutti gli altri personaggi».

Foto di Dino Stornello

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