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Stabilimenti in crescita, oltre il 50% delle spiagge italiane ai privati: tracciata la strada per un futuro ecofriendly

Le imprenditrici siciliane dell’agenzia ispettiva JEKO: «Necessario accelerare e potenziare gli standard dei gestori dei lidi: più qualità, sostenibilità, accessibilità e sicurezza»

 

Di Redazione

Sì al turismo balneare, ma in modo innovativo ed ecosostenibile. In un settore in cui le spiagge sono sempre più conquista degli imprenditori – ben 200 in più negli ultimi 3 anni gli stabilimenti del Sud, in particolare in Sicilia – alcune norme e certificazioni indicano la strada da percorrere, per il bene collettivo e per un territorio sempre più sostenibile.

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È necessario potenziare gli standard dei gestori delle spiagge: più qualità, sostenibilità, accessibilità e sicurezza. Sono questi i temi emersi nel corso della conferenza sul “Turismo costiero ecosostenibile”, tenutasi nella sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama a Roma, che ha visto la presenza delle due imprenditrici siciliane di JEKO – organismo di formazione accreditato presso la Regione Siciliana, agenzia ispettiva e di certificazione - Patrizia Andrè e Giusy Virone.

«La sostenibilità non può prescindere dal grado di consapevolezza dei cittadini: attraverso le segnalazioni raccolte in questi anni nell’ambito dell’Operazione Mare Blu, ho cercato da una parte di stimolare l’imprenditore a essere più rispettoso della risorsa pubblica e dall’altra il cittadino a fornire un contributo per la tutela di un bene che appartiene a tutti», ha osservato la senatrice della commissione Ambiente Virginia La Mura.

«Sono oltre 8mila i chilometri di coste che coinvolgono l’intera struttura socioeconomica nazionale – ha detto la presidente della commissione Ambiente Vilma Moronese – una risorsa che può fare da volano nella ripresa post Covid, a patto di avere un approccio ecocompatibile che contrasti i livelli allarmanti di inquinamento. In quest’ottica rientra la Uni Iso 13009, che insieme alla legge Salva-Mare, rappresenta uno strumento utile per operatori, sindaci, bagnanti e pescatori, per preservare il sistema marino e migliorare i servizi. Auspico che l’adozione delle linee-guida dettate dalla certificazione possa divenire criterio premiante in occasione dei bandi per le concessioni e che possa essere percepita dagli operatori balneari come un’importante occasione di miglioramento della qualità».

Un mix di elementi che porterebbe benefici all’industria del turismo, «dai trasporti alla ristorazione, passando per i tour operator, e che trova anche nella norma Iso 21401 per la sostenibilità delle strutture ricettive, un’ulteriore alleata nel percorso alla transizione ecologica, alla tutela dell’ambiente marino e agli obiettivi dell’Agenda 2030», ha evidenziato Giusy Virone, general Manager JEKO e segretario nazionale AICQ - settore turismo. L’azienda etnea ha permesso di fornire un quadro dell’attuale situazione locale e nazionale: «Nell’ultimo triennio gli stabilimenti al Sud sono aumentati notevolmente, soprattutto in Sicilia. Una tendenza che riflette il trend nazionale, che vede una crescita del 12,5%, per un totale di 12.166 concessioni su tutto lo Stivale (“Rapporto Spiagge 2021”) – ha illustrato Virone – il dato da tenere maggiormente in considerazione, però, è che meno della metà delle spiagge del Paese è accessibile e fruibile liberamente, con picchi del 70% in Liguria, Emilia-Romagna e Campania». Un’analisi più approfondita ha messo in risalto alcune problematiche, su tutte le difficoltà di accesso per bambini e disabili, una forte incidenza sull’erosione costiera e sull’inquinamento e alcuni insediamenti abusivi. «Ambire a più altri standard di qualità non deve essere un punto di arrivo – ha aggiunto l’Ad di JEKO Patrizia Andrè – rappresenta una grande opportunità sia per migliorare la propria visibilità e reputazione sul mercato, sia per il territorio. Tra i vantaggi una migliore gestione dei rifiuti, l’inclusività e l’accessibilità, il rafforzamento delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, la promozione del patrimonio culturale e naturale e la difesa della biodiversità».

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