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Condannato all’ergastolo l’assassino di Carol Maltesi: riconosciute le aggravanti della premeditazione e della crudeltà

Di Federica Zaniboni |

Le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, escluse in primo grado, sono state riconosciute dalla Corte d’Assise d’appello di Milano che ha condannato all’ergastolo, senza isolamento diurno, Davide Fontana per l’omicidio efferato di Carol Maltesi.

Il bancario, reo confesso del delitto, uccise l’ex fidanzata l’11 gennaio del 2022 nella sua abitazione a Rescaldina, nel Milanese, colpendola con 13 martellate alla testa e poi sgozzandola. «Sono felice», ha detto la zia della vittima, commentando l’inasprimento della sentenza rispetto al primo grado quando l’uomo era stato condannato a 30 anni. «Nessuno ha il diritto di togliere la vita a un’altra persona. Ci speravamo, a maggior ragione dopo aver sentito quello che ha detto stamattina la difesa, buttando fango su mia nipote e sulla sua tomba» ha aggiunto, commentando il passaggio dell’arringa difensiva in cui si sottolineava che la lapide di Carol è ancora quella provvisoria.

Mentre il procuratore generale Massimo Gaballo aveva proposto la pena massima, poi accolta dalla Corte, i difensori avevano chiesto che Fontana venisse giudicato con il rito abbreviato, che era stato rigettato in udienza preliminare per via delle aggravanti contestate e che avrebbe potuto far ottenere all’imputato lo sconto di un terzo sulla pena. Nella sua lunga arringa, l’avvocato Stefano Paloschi ha puntato proprio sull’assenza della premeditazione, della crudeltà e dei motivi futili e abietti, ricordando alla Corte che «non esistono mostri, ma solo persone che fanno cose mostruose».

Dichiarazioni spontanee

All’inizio dell’udienza di questa mattina, Fontana ha voluto chiedere «ancora scusa a tutti» tramite dichiarazioni spontanee, ammettendo di avere fatto una cosa «orribile». «So che sembro distaccato quando parlo, invece provo grande sofferenza. Sono fermamente deciso a voler riparare, per quanto possibile alle mie azioni», ha detto in riferimento alla sua richiesta di accedere a un percorso di giustizia riparativa. Sottolineando che dei soldi non gli «interessa nulla» e che ha devoluto il suo Tfr al figlio di Carol, Fontana ha poi aggiunto: «Darei la mia vita per tornare indietro. Passerò il resto dei miei giorni ad aiutare gli altri».

I giudici milanesi hanno stabilito un risarcimento di 168mila euro per la madre della vittima e una provvisionale di 180mila euro per il figlio di 7 anni. «Siamo commosse – hanno detto gli avvocati di parte civile Anna Maria Rago e Manuela Scalia fuori dall’aula -, ci ha toccato profondamente questa storia. In primo grado c’era stata vittimizzazione secondaria di una ragazza normale come tante». Le motivazioni della sentenza emessa dai giudici di Busto Arsizio avevano infatti sollevato numerose polemiche, in particolare per il passaggio in cui Carol Maltesi veniva definita «disinibita».

Con l’aiuto dell’ex fidanzato, la 26enne si occupava della realizzazione di contenuti per la piattaforma Onlyfans. Il giorno dell’omicidio, lei e il bancario si erano incontrati proprio per girare insieme un video, nel quale lei doveva apparire legata e con un cappuccio sulla testa, che era stato commissionato dallo stesso Fontana tramite un profilo falso.

Proprio durante le riprese, l’uomo l’aveva colpita a martellate sulla testa, per poi ucciderla tagliandole la gola. Dopo il delitto, aveva fatto a pezzi il corpo e per oltre due mesi ne aveva conservato i resti in un congelatore comprato su Amazon. Non riuscendo a liberarsene bruciandoli, aveva infine deciso di abbandonarli dentro ad alcuni sacchi neri in una discarica a cielo aperto nel Bresciano. Per tutto quel tempo, aveva continuato a utilizzare il suo cellulare per rispondere ai messaggi di amici e parenti fingendosi Carol.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA