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«Io stuprata in spiaggia e la pm donna che mi faceva domande osé trattandomi come una sgualdrina»

 Una vicenda identica a quella che vede coinvolto il figlio di Grillo, ma la Procura ha usato due misure: per il figlio del fondatore del M5S ha chiesto il rinvio a giudizio, nel caso di questa ragazza (e di una sua amica) ha chiesto l'archiviazione

Di Elvira Terranova

«Io sono molto amareggiata e molto arrabbiata, ci ho quasi perso le speranze. La Procura di Tempio Pausania ha chiesto per i miei stupratori l’archiviazione della mia vicenda. Mentre per il caso analogo avvenuto pochi giorni dopo il nostro e che vede coinvolto il figlio di Grillo, gli stessi pm hanno chiesto il rinvio a giudizio dei quattro ragazzi indagati. Ho appena visto in tv le immagini dell’udienza preliminare. Non è giusto. E' assurdo che io debba ancora combattere per farmi credere, non basta combattere per fargliela pagare, ma anche per farmi credere. Siamo state trattate come se ce la fossimo cercata».

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Marta - il nome è di fantasia - è la ragazza che ha denunciato, con l’amica Giulia, uno stupro di gruppo che sarebbe avvenuto in Costa Smeralda nella notte tra l’8 e il 9 luglio 2019, pochi giorni prima del caso Grillo junior. Parla all’Adnkronos di una storia che, almeno all’apparenza, ha molte similitudini con quella finita ieri per la prima volta davanti al gup del Tribunale di Tempio Pausania per decidere sul rinvio a giudizio di Ciro Grillo e i suoi tre amici, accusati di violenza sessuale di gruppo.

Stessi posti, cioè Porto Cervo, stesse dinamiche, l’approccio in discoteca e poi il passaggio in auto, stesso periodo, cioè luglio 2019. E anche qui c'è un video che, secondo la difesa, dimostrerebbe il consenso delle ragazze. Ma stavolta il Procuratore Gregorio Capasso non ha creduto alla versione delle due giovani. E ha chiesto l'archiviazione per i quattro indagati.

Le due giovani, rappresentate dall’avvocata Giovanna Porcu di Olbia, hanno presentato opposizione. L’udienza si terrà il prossimo 14 settembre davanti al gup. Dopo un primi rinvio per un difetto di notifiche agli indagati. Il giudice sarà diverso da quello del caso Grillo.

«Da quell'udienza mi aspetto almeno una risposta alle mie milioni di domande, almeno una: capire cosa sta succedendo», dice Marta nell’intervista sfogo all’Adnkronos. Nei giorni scorsi anche l'amica, che abbiamo chiamato Giulia, aveva raccontato all’Adnkronos quella notte degli orrori. E adesso Marta aggiunge altri particolari. Secondo il loro racconto, dopo l’incontro in discoteca con quattro ragazzi campani, nella notte tra l’8 e il 9 luglio di due anni fa, la comitiva si è spostata in spiaggia a Baja Sardinia. Qui, però, sarebbero state stuprate dai quattro. In acqua. «Io mi sono bloccata, è stato bruttissimo - dice oggi Marta, che a tratti si ferma perché fa fatica a parlare - Avendo spesso la testa sott'acqua, perché me la tenevano giù, non è stato molto semplice potermi difendere. L’ho anche detto alla pm quando ho raccontato tutta la vicenda. Io ho fatto arti marziali, corsi di autodifesa, eppure non sono riuscita a fare niente. Ero come paralizzata».

Poi aggiunge: «Ho rimosso molte parti, faccio fatica a rielaborare, non mi sono ancora fermata al punto, a quella notte. Ci giro attorno. Però quando esce il discorso, lo svio. Il fatto che è successo proprio due anni come ieri mi ha fatto ripiombare all’indietro. Ho sempre cercato di non pensarci, ma è come un sassolino che nascondi, poi viene fuori. E quando viene fuori ti ammazza, ti uccide. Io ho un carattere forte, noi siamo diverse. Ci siamo trovate subito e questa cosa ci ha unite di più e abbiamo reagito in due modi differenti».

Eppure, Marta, con l’amica Giulia, è decisa a «proseguire questa battaglia. Devono pagare per il male che ci hanno fatto».

Per la Procura e la difesa dei quattro giovani un video scagionerebbe gli indagati. Un testimone dice di avere visto le scene di sesso di gruppo ma di avere sentito dei gemiti e non delle grida di aiuto. Salvo poi aggiungere che subito dopo ha visto risalire dalla spiaggia le due ragazze «che piangevamo e si abbracciavano. Sembravano sotto choc». «Eravamo sotto choc - dice oggi Marta - Io non so che video sia ma io sono certa e sicura di quello che dico, non sarei andata a denunciare quei ragazzi, sarebbe stato stupido».

Le due giovani, a differenza della ragazza italo-norvegese del caso Grillo che ha denunciato solo dopo una settimana, a Milano, all’indomani del presunto stupro si sono recate alla stazione dei Carabinieri di Budoni per raccontare quanto accaduto. E anche in ospedale per le visite di rito, post stupro. Fino alle sommarie informazioni rese davanti alla pm Ilaria Corbelli, che coordina l’inchiesta.

«Domande assurde - dice Marta - fatte da una donna. Capisco che sta facendo il suo lavoro, ma cavolo un minimo di tatto. Non mi trattare come una sgualdrina. E’ stato orrendo, ore e ore di domande. Estenuante».

Marta ripensa alle domande del magistrato: «Come ti sei sentita mentre ti spogliavano?», «In questo momento la rabbia ce l’hai più verso di loro o verso di te?», e ancora: «Come mai hai tolto la tutina invece di correre con la tutina a metà?». «Mi ha umiliata - dice la ragazza - Ci ho messo tanto a riuscire a guardarmi di nuovo allo specchio e ad accettarmi, è stata dura. Io sono una persona che prova dei sentimenti, delle emozioni, non stiamo parlando di un furto del portafogli, ma uno stupro di 4 persone verso di me. Io chiedevo solo un minimo di tatto. Domande insensate».

Poi Marta aggiunge: «Dove è la Marta che conosco? Io non mi faccio buttare giù da niente, eppure questo stupro mi ha uccisa dentro. Io sono forte ma non so perché ho reagito e poi siamo crollate insieme. Io ho mollato tutto. Anche il lavoro di animatrice turistica per bambini. Avevo paura di andare in giro e andare a ballare. Appena mi toccavano la spalla io scattavo come una molla».

Cosa accadde dopo lo stupro, come raccontato calle ragazze? «Siamo arrivate a casa alle sette del mattino e abbiamo dormito fino alle due del pomeriggio. Stordite. Doloranti. Ci siamo svegliate e io ho subito raccontato tutto alla collega. E lei ci ha detto: “Andate subito a denunciare”. Così siamo andate subito in ospedale a Olbia e nel pomeriggio dai carabinieri».

«In ospedale è stato un incubo. Ci trattavano come delle poche di buono, hanno aperto i protocolli. Non hanno avuto alcuna sensibilità, anzi. Come se ce la fossimo cercata. Non ci credevano. Io cercavo una mano di aiuto e non ci calcolavano. “Firma questo e quest’altro”, e basta. Neppure una parola di conforto».

«Entrambe avevamo lesioni interne», dice. Poi tornando alla richiesta di archiviazione avanzata nel giugno del 2020 dalla Procura di Tempio Pausania, Marta dice: «Provo rabbia, molta rabbia. Non ci volevo credere. Tante domande, ma perché? Mi sono chiesta chi me lo ha fatto fare di andare dai carabinieri e raccontare ogni dettaglio e farmi toccare in ospedale. Ma poi, non capisco, perché dovrei inventarmi qualcosa del genere?».

E poi la pm che mi chiede: «Ma sei sicura che sia andata così? Se non è andata così me lo devi dire. Faceva domande un po’ spinte, io la guardavo e diceva: “Guarda che Giulia mi dice una cosa diversa”. A volte mi vengono gli incubi la notte e mi sveglio di colpo. Fa parte della mia vita, ormai, questa vicenda, ma io voglio solo giustizia».

E poi conclude: «Perché per la vicenda Grillo è stato chiesto il rinvio a giudizio e per noi no? Ci siamo inventate tutto? Dopo essere stata trattata così devo sentirmi trattata da bugiarda e devo dare ancora spiegazioni. Poi dicono “Denuncia”. E se lo fai ti trattano come una sgualdrina. Lo ammetto, ho pensato che ho fatto male a denunciare». «Poi ti convinci e dopo due anni mi vieni a dire che non ci sono prove? O che mi sto inventando tutto? Io c'ero lì, c'era il mio corpo e i miei occhi. Non so perché dicono che non ci sono elementi sufficienti. Io c'ero. E ricordo ogni istante di quello stupro di gruppo. E del mio corpo paralizzato dalla paura».

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