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Coronavirus, secondo contagio alla Pfizer di Catania, i sindacati: «Fermate stabilmento»

Lavoro

Licenziamenti Pfizer Catania, Confindustria conferma: «Rotte le trattative sindacali, si passi a fase amministrativa»

Ora la palla passerà alla Regione siciliana anche se i sindacati continuano a chiedere l'attivazione di un tavolo di crisi nazionale

Di Redazione

Si ritiene «conclusa la fase di consultazione aziendale» e si chiede di «convocare le parti per l'avvio della fase amministrativa». Lo scrive Confindustria Catania al Servizio per centro dell’impiego dopo che anche ieri «non è stato possibile, in sede sindacale, raggiungere un accordo relativo alla procedura» di messa in mobilità di 130 lavoratori della Pfizer del sito etneo.

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Nelle procedure di licenziamento collettivo, si passa alla fase amministrativa quando nella precedente fase di consultazione in sede sindacale non viene raggiunto  un accorso. Entra in gioco l’Ufficio amministrativo competente che convoca le parti per un ulteriore esame, anche formulando proposte per una intesa. Questa fase deve svolgersi gli uffici della Regione siciliana visti che gli esuberi previsti da Pfizer sono tutti a Catania. Questa fase deve comunque esaurirsi entro 30 giorni dal ricevimento da parte dell'Amministrazione della comunicazione dell'impresa.

«Allo stato - scrive Confindustria in una pec inviata anche ai sindacati e alla Wyeth Lederle, azienda del gruppo Pfizer - si rileva l’impossibilità di proseguire la negoziazione sindacale, stante l’abbandono del tavolo da parte delle organizzazioni sindacali e della Rsu del sito e la conseguente impossibilità di proseguire le trattative». Al messaggio di posta certificata sono allegati i verbali dei tre incontri tra azienda e sindacati che si sono svolti il 15 e il 25 febbraio e il 7 marzo.

Ieri i sindacati, che stanno valutando di programmare un nuovo sciopero, hanno affermato che «finché Pfizer continuerà a presentarsi al tavolo di confronto senza la revoca dei licenziamenti, in assenza di un piano industriale vero e chiaro ed in mancanza di un barlume di investimenti che possano garantire il futuro dello stabilimento di Catania, continueremo la nostra ferma opposizione ad una procedura indecente mirata solo a fare tagli». Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno rilanciato, con le Rsu, «ancora una volta un appello alla Regione Siciliana, perché non perda un solo minuto a convocare il tavolo di crisi» e «alla politica regionale e nazionale affinché si unisca al nostro coro di richiesta di attivazione del tavolo di crisi nazionale, con i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro». 

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