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Agrigento

Elisabetta Franchi e la strage dei randagi a Sciacca: «Si trovino i colpevoli»

Di Gioia Giudici

«Quanto ho investito? Parecchio. E non ho nessuna intenzione di fermarmi»: la passione per gli animali di Elisabetta Franchi è cosa nota, ma oggi la stilista ha fatto un passo avanti, pubblicando su diversi quotidiani una lettera aperta contro la strage dei cani randagi, che ha raggiunto l’apice a Sciacca, nell’Agrigentino.

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«Sono anni che combatto questa battaglia e a volte - dice la combattiva stilista emiliana - ho la sensazione di essere un pesciolino in un mondo di pescecani, ma credo che in molti stiano finalmente aprendo gli occhi e le orecchie». Quello che è accaduto in Sicilia, per la creativa, «non è una cosa straordinaria, violenza e avvelenamento sono all’ordine del giorno in tutto il Sud d’Italia, mentre al Nord con la sterilizzazione negli anni si è visto il risultato e il randagismo è sparito. In Sicilia oggi ci sono 40mila cani fuori dai lager-canili, di cui sterilizzati sono solo poco più di 5000.

Il problema è diventato un problemone e la Regione ha sempre fatto finta di niente. Anche per questo, sconvolta da quanto successo a Sciacca, ho pensato di approfittare di questa settimana così importante, come quella della moda, per dare voce a queste creature».

Così, dopo essere intervenuta sull'argomento sui suoi canali social, Franchi ha deciso di far pubblicare su alcuni quotidiani una lettera aperta in cui chiede che «i colpevoli abbiano un volto e che le persone che sono state elette e che sono lì a gestire il problema capiscano che è arrivato il momento di fare qualcosa». Oltre all’annuncio a pagamento, Elisabetta ha anche messo in vetrina, nel suo negozio, una foto dei randagi morti.

«L'ho fatto per smuovere l’opinione pubblica e mi pare - considera - che funzioni: ne parlano tutti e qualcosa si è mosso».
Che l’animalismo sia ormai di moda lo testimonia la notizia che l’icona di stile Anna Dello Russo ha ritirato tutte le sue pellicce dalla vendita nella sua asta d’archivio da Christiès a Milano programmata per il 24 febbraio. Donerà i capi al programma Fur Amnesty della PETA, che li utilizzerà per esposizioni educative o come cucce per animali malati e orfani.

«Quello della Della Russo è un bel gesto, ma - commenta Franchi - speriamo non continui a indossare animali morti. Oggi non si può dire "io non sapevo"». 

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