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Turismo, sir Rocco Forte “spinge” la Sicilia con una parola d'ordine: «Destagionalizzazione»

Agrigento

Turismo, sir Rocco Forte “spinge” la Sicilia con una parola d'ordine: «Destagionalizzazione»

Di Daniela Accursio

Se fosse nel campo dell’alta moda, sarebbe una griffe esclusiva, se fosse nel segmento dell’oreficeria, un brand prezioso. Ma Rocco Forte, che il suo team chiama Sir, appartiene a una dinastia forte e posizionata, conquistando con sacrifici grazie al nonno e al defunto padre, il magnate Charles, un posto di spicco nella ospitalità di lusso. Anche lui negli ultimi mesi ha vissuto una esperienza improvvisa, unica e complicata: la riorganizzazione del lavoro per cercare di ripartire. Anche in Sicilia

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Come vede la nostra estate?

«Sono fiducioso in una ripresa. Siamo partiti mesi fa con proposte assurde di ombrelloni, divisi da lastre di plexiglas, l’approdo finale è stato per fortuna diverso e viviamo una magnifica estate in sicurezza e libertà. Venerdì scorso abbiamo aperto l’hotel de Russie a Roma, in un meraviglioso distanziamento naturale nel giardino. L’Italia ha il grande vantaggio di vivere all’aperto e poter affrontare questa stagione in modo del tutto naturale. L’importante è il rispetto degli altri e la visione dei dati reali, senza paure della pandemia».

Ottimismo e si riparte, dunque?

«L’importante è la visione dei dati reali, senza paure esagerate, dettate da una comunicazione sbagliata, a volte tremendamente sensazionalistica, particolarmente per quel che riguarda il settore legato al turismo».

La nota dolens.

«Appunto. La situazione resta molto critica per via della mancanza di flussi internazionali. E se pensa che una persona su 10 in Italia vive in un modo o in un altro di turismo capisce quanta gente soffrirà».

Non avete prenotazioni dall’estero?

«Si cominciano a vedere tedeschi e svizzeri, qualche francese».

Oltreoceano che succede? Hanno paura?

«Gli americani, che portano quasi il 50% del fatturato dell’alto di gamma, gli inglesi, gli australiani, i sud americani, tutti grandi clienti, non si vedranno per mesi ancora».

Che farà lei Rocco Forte?

«Essendo la mia una società con sette strutture in Italia facciamo moltissima promozione all’estero, ovviamente accendendo i riflettori in primis sul territorio del Belpaese che per me resta magnifico, senza paragoni in tutto il mondo ,anche con grandi potenzialità».

Un suggerimento per renderlo più appetibile?

«Semplice. Bisogna fare squadra sul territorio».

Forse è proprio questo che manca. Le strategie economiche delle grandi holding sono sempre diffidenti rispetto all’apertura di un dialogo costruttivo e aperto, per via della competitività. La riapertura del Verdura Resort a Sciacca, con un buon numero di richieste dall’estero per via dei suoi vasti spazi, è un dato incoraggiante per la Sicilia. E per le altre strutture?

«In Italia abbiamo dovuto posticipare le aperture dell’hotel de la Ville a Roma e del Savoy di Firenze al 3 settembre. Mentre il Rocco Forte House, la struttura di appartamenti su piazza di Spagna, è già aperta dal 2 giugno scorso. Anche i nostri 3 hotel tedeschi sono operativi, il Balmoral di Edimburgo riaprirà il 1° agosto e il Browns di Londra il 1° settembre ,assieme all’Amigo di Bruxelles. Da sottolineare che il nostro albergo di San Pietroburgo l’Astoria, invece,è sempre rimasto aperto lavorando con la clientela locale».

Parliamo del personale. Chi ha lasciato a casa?

«Abbiamo ovviamente dovuto avvalerci degli aiuti dei vari Governi, particolarmente durante la chiusura degli alberghi e la maggior parte dei dipendenti alberghieri sono rimasti a casa, con il supporto governativo e con un integrazione da parte nostra, per aiutarli ulteriormente. Ho voluto dare una mano anche i nostri lavoratori stagionali, in Sicilia e Puglia, i quali sarebbero rimasti senza entrate, assegnando loro dei buoni spesa».

Questo le fa onore. Sa che tantissimi imprenditori, pur potendo, non si sono immedesimati nei dipendenti in stato di bisogno. Ma ce ne sono stati altri, con tanta umanità, come lei. Quanti dipendenti lavorano per Il suo marchio?

«L’azienda impiega più o meno 2.800 persone. Siamo una grande famiglia e conosco molti di loro personalmente».

Pur di non perdere il lavoro, in questo momento di crisi economica mondiale si tira la cinghia.

«Già, difatti sono molto grato a tutti I miei dipendenti per i loro sacrifici e la loro dedizione».

Come ha gestito il lockdown? È stato in contatto con virologi?

«Ci siamo avvalsi di esperti sanitari per seguire le misure richieste e andare anche oltre, deliberando un protocollo della Rocco Forte Hotels che sia rigido nei controlli, pur permettendo agli ospiti di godersi il loro soggiorno in tutta tranquillità».

Ci spiega meglio?

«Abbiamo sempre mantenuto il massimo degli standard per quel che riguarda la pulizia, ma ora abbiamo incrementato la disinfezione degli ambienti e delle superfici adottando prodotti professionali certificati contro il covid. Se prima ci voleva mezz’ora per ripulire una stanza, adesso serve un’ora. I tavoli nei bar e ristoranti sono stati distanziati e logicamente abbiamo dovuto abolire i buffet della prima colazione, oltre agli aperitivi vari, ma abbiamo anche creato delle magnifiche zone dove poter cenare romanticamente tra gli ulivi o sulle terrazze dei nostri alberghi in città».

Secondo lei cosa ha fatto meglio e cosa ha fatto peggio il Governo italiano dopo la pandemia?

«Io sono un albergatore e non un politico. Credo che di fronte a un emergenza simile sia stato difficile per tutti i Governi sapere quali linee adottare. Detto questo, il Governo italiano si è distinto per aver avuto il coraggio di chiudere, per primo in Europa, il Paese, proteggendo quindi il Sud dal virus. Quel che non ha funzionato, sempre per via del livello assurdo di burocrazia in Italia, sono stati gli aiuti ai lavoratori, alle famiglie e alle imprese, con ritardi ingiustificabili. Bisogna anche avere un occhio di riguardo in più al settore turismo, come motore dell’economia Italiana».

Servono altri incentivi, a suo avviso, a parte i prestiti in banca che lasciano il tempo che trovano?

«Il settore del turismo è di importanza assoluta perché al 13% del Pil agisce come attivatore di dinamismo economico e sociale. Oggi più che mai sarebbe un acceleratore della ripresa internazionale con benefici per tutta l’economia».

La sua visione è in piena condivisione con quella degli operatori del settore.

«Certamente. Il turismo e in particolare gli alberghi hanno sofferto più di tutti con le entrate azzerate per quasi quattro mesi e costi comunque imponenti sia di personale che di mantenimento degli immobili».

Rocco Forte dica cosa occorre nell’immediato.

«Ci vuole un piano di supporto concreto e facilitazioni burocratiche in Italia per non rischiare di distruggere gli ultimi due decenni di investimenti turistici. Il nostro settore ed in particolare quello alberghiero ha bisogno di una cassa integrazione di almeno 12 mesi nell’arco di 18 mesi ,fino a quando l’occupazione ritornerà a livelli accettabili. Così come l’aiuto fiscale sugli affitti e la riduzione dell’Imu per lo stesso arco di tempo, considerando che gli alberghi in città non lavoreranno questa estate e cominceranno solo in autunno a ritmo molto basso».

Il Governo è spaccato. Le opposizioni incalzano su quanto anche lei ipotizzerebbe, ma la maggioranza tentenna. Troppi soldi che in realtà non si trovano. La speranza si chiama Unione europea. Ma anche in quella direzione, per il momento, regna la confusione. Una sua opinione.

«Si tratta di un consiglio, più che di un’opinione: tenere sempre duro e lavorare al massimo per il benessere del Paese e della sua gente. Dobbiamo essere positivi e concreti, eliminando il clima di terrore, la burocrazia che blocca le misure di supporto per concentrarci sulla ripresa. Si deve creare un clima di espansione fiscale. Le regole sulle imprese vanno semplificate, dando flessibilità agli imprenditori e al sistema per un maggiore sviluppo e quindi maggiori entrate a livello nazionale. Gli investimenti e le agevolazioni per il settore turistico in altri Paesi, come Francia e Spagna, hanno prodotto chiari effetti positivi mentre l’Italia (il Paese più bello del mondo) resta al quinto posto con ben 30 milioni di arrivi in meno della Francia che si aggiudica il primo posto».

Chiarissimo. E quindi?

«Per potersi sviluppare il turismo ha assolutamente bisogno di una serie di infrastrutture, specialmente in alcune regioni del Paese. Sono anni che si parla della Napoli-Reggio Calabria, dei collegamenti tra Palermo, Catania, Siracusa, Ragusa, Agrigento, la dorsale Adriatica».

Infrastrutture in ginocchio da decenni...

«Sì, molto importante è anche la destagionalizzazione. Va tenuto in mente che il 70% del fatturato turistico Italiano viene prodotto nei 4 mesi estivi, provocando una concentrazione di presenze, l’aumento dei prezzi e a volte l’abbassamento della qualità. Gli investimenti turistici in Italia devono poter rendere al massimo con una stagione più lunga, anche per via del clima in alcune regioni, come la Sicilia, che potrebbe arrivare addirittura a 10 mesi. Occorre, quindi, mettere subito in atto una serie di misure per prolungare la stagionalità, creando incentivi fiscali per le aziende turistiche che operano nelle basse stagioni, incentivando un nuovo sistema di ferie per gli Italiani, e migliorando, per esempio, il turismo sportivo e di benessere, così da essere sfruttato durante le medie e basse stagioni e in alcuni casi anche tutto l’anno».

Parliamo di lei. Si vuole raccontare? E’ una persona fortunata o anche lungimirante?

«In questa situazione preferisco guardare al futuro in modo costruttivo, più che parlare di me stesso. Vengo da una famiglia di albergatori, abituati sin da quando mio nonno emigrò dall’Italia in America all’età di 15 anni a lavorare con fatica. Oggi sono fortunato ad avere mia sorella Olga e i miei tre figli che lavorano con me, oltre alla mia gente che mi vuole bene. Ne abbiamo viste tante di crisi, ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti, come una grande famiglia».

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