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Formazione professionale, così la Regione sta “rubando” il futuro dei giovani siciliani

A Bolzano gli iscritti nel 2013 già lavorano, qui aspettano i corsi

Di Giuseppe Di Fazio

Arturo P., 17 anni, il 7 settembre 2013 ha cominciato, a Bolzano, il suo terzo anno di Formazione professionale nel settore elettronico. Esattamente lo stesso giorno in cui i suoi coetanei dei licei o degli istituti tecnici avevano il loro primo giorno di scuola. Oggi già lavora. Salvo Campione, 18 anni, di Catania, anch'egli iscritto al terzo anno del professionale nel 2013 aspetta ancora dall'autunno scorso il suono della prima campanella. Forse, si dice, il lieto evento avverrà prima di Natale (2014). Frattanto Salvo ha perso, legalmente, un anno. Il suo compagno Antonio, di 15 anni, è invece, iscritto al primo anno di professionale all'indirizzo meccanico: lui è stato più fortunato, avendo cominciato i corsi del 2013 a febbraio di quest'anno. Entro dicembre Antonio dovrebbe chiudere il primo anno.  

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Sta in questa semplice differenza di date lo scippo di speranza che la politica siciliana attua nei confronti dei giovani iscritti alla Formazione professionale. La tanto strombazzata rivoluzione della Formazione professionale siciliana, annunciata dal governatore Crocetta dopo il varo di un apposito ddl in giunta (che deve ancora affrontare il tortuoso iter delle commissioni e dell'Aula) potrebbe partire da un atto di semplice buon senso: allineare il calendario scolastico dei corsi professionali validi come obbligo formativo al calendario della scuola statale. Per cui si sappia che c'è un giorno d'inizio uguale per tutti e un tempo entro cui i corsi devono essere portati a termine. Sarebbe questo il primo modo di adeguare la Sicilia al “modello Bolzano”, così come vorrebbe la giunta Crocetta.  

Da noi in Sicilia la formazione professionale è il fanalino di coda del mondo dell'istruzione, al contrario di quanto avviene a Bolzano e, in genere, nel mondo di cultura tedesca, dove le scuole di formazione assorbono circa il 30 per cento degli iscritti totali al superiore e sono molto ambite, proprio perché professionalizzanti. Chi le frequenta, infatti, impara realmente un mestiere. Dei tremila giovani che hanno concluso nel 2013 il percorso di formazione a Bolzano, oggi più del 70% si sono inseriti nel mercato del lavoro (cfr.: Mercato del lavoro news, Provincia Autonoma di Bolzano, 9/2014). In Sicilia frequenta i corsi di formazione professionale chi è stato “espulso” dalla scuola statale e non ha, quindi, altra alternativa se non la miseria o il lavoro sporco. Eppure ci sono state (e ci sono) scuole di formazione professionale (si pensi alle scuole dei Salesiani o a quelle di Arché/Piazza dei Mestieri a Catania, o all'Enaip, o all'Associazione Futura, per fare solo alcuni nomi) che negli anni hanno prodotto meccanici, idraulici, cuochi, esperti in elettronica di prim'ordine.  

«Il punto – ci dice Tonino Tuttolomondo, siciliano di origine, attuale direttore della Formazione professionale di lingua italiana nella provincia autonoma di Bolzano – è mettere al centro l'allievo, formarlo e aiutarlo a inserirsi nel mondo del lavoro». «Se un percorso formativo – aggiunge Tuttolomondo – non dà sbocco di lavoro, noi lo cancelliamo».

Ogni tre anni la Provincia di Bolzano verifica e certifica gli esiti della formazione professionale. Inutile aggiungere che i docenti sono regolarmente pagati. In Sicilia, i primi e i secondi anni dei corsi validi come obbligo formativo sono partiti, come detto, a inverno inoltrato, ma al 20 settembre la maggior parte degli Enti che li gestisce non ha ricevuto dalla Regione neanche un centesimo. Eppure l'Assessorato regionale s'era impegnato a dare per tempo la prima anticipazione. Effetto pratico: in molte strutture gli insegnanti quasi a fine corso non sono stati ancora pagati. O, se questo è accaduto, lo si deve all'Ente di formazione che ha anticipato i pagamenti dei docenti, quelli per gli affitti, per le utenze e per le materie prime dei laboratori. Così alcuni Enti hanno minacciato di mettere in cassa integrazione in deroga il personale, attuando di fatto un licenziamento di massa.  E, intanto, Salvo continua a visitare continuamente la “sua” scuola di formazione nella speranza di cominciare il terzo anno e di ottenere l'agognato diploma di aiuto cuoco. In classe erano in 22, tutti frequentanti e tutti contenti di imparare da un maestro cuoco di prim'ordine. «Molti miei compagni – racconta – dopo un po' di mesi hanno perso le speranze: qualcuno lavora al mercato, altri restano a casa o s'arrangiano come possono». Salvo ci spera ancora in quel diploma. «Questa scuola (Piazza dei mestieri) mi ha aiutato molto - ci dice – e mi ha allontanato dalle cattive amicizie». E, poi, con amarezza conclude: «Ho già perso due anni [uno in passato quando frequentava un corso per parrucchiere poi abbandonato, l'altro quest'anno] quando devo conquistare questo benedetto attestato? ». A Bolzano, intanto, Arturo, che ha concluso il suo terzo anno di formazione, ha già un contratto di lavoro. Sta qui la differenza fra i due sistemi.  

Crocetta vuole imitare il modello Bolzano? Provi semplicemente a garantire il regolare inizio delle lezioni, a pagare gli insegnanti e a sostenere gli enti seri (ve ne sono anche in Sicilia) che hanno a cuore la formazione dei giovani e che garantiscono loro periodi di formazione in azienda. I tanti Salvo della formazione professionale siciliana hanno diritto a non vedersi scippata la speranza. E stavolta non stiamo parlando della mafia, del clientelismo o del malaffare. Stiamo parlando semplicemente della politica inetta.

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