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«La trattativa» vista dalla Guzzanti tra finzione e ricostruzione storica

Grande interesse per la prima a Palermo sul film che ricostruisce i rapporti Stato-mafia
Di Maria Lombardo

Cosa Nostra e lo Stato, una storia italiana. Nella locandina de “La trattativa” di Sabina Guzzanti campeggia la sagoma di un picciotto con lupara al posto dell'Italia turrita simbolo della Repubblica. Satira (limitata) su un soggetto serio. Sullo schermo c'è anche la Guzzanti nel ruolo che le compete: regista che sta allestendo uno spettacolo sulla giustizia prendendo a modello “Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli” diElio Petri (1970). Gli attori (molti dei quali siciliani come Ninni Bruschetta, Filippo Luna, Marcello Mazzarella, Franz Cantalupo e inoltre Enzo Lombardo, Maurizio Bologna) hanno più di un ruolo e a volte fanno i narratori. Fra finzione e documenti passano sullo schermo collaboratori di giustizia come Spatuzza e Ilardo e poi Scarantino, Vito e Massimo Ciancimino, il colonnello Mori, Dell'Utri, Caselli. La troupe teatrale deve mettere in scena la ricostruzione delle indagini e dei procedimenti giudiziari successivi alle stragi di mafia degli anni '90. Decine e decine i documenti filmati che si alternano alla finzione, forniti da emittenti televisive e radiofoniche (tra le altre la nostra Antenna Sicilia).   La regista ricostruisce il punto di vista di questo o quel testimone con la consulenza di Giorgio Mottola che ha scritto un libro sull'argomento. Si cerca di chiarire cosa accadde dopo la morte di Falcone e Borsellino, di illustrare i rapporti fra Stato e mafia, politica e mafia. Le suggestiva fotografia di Ciprì avvalora visivamente personaggi e fatti. Nessun timore reverenziale neanche verso il presidente Napolitano. A differenza dei suoi lavori precedenti la Guzzanti riesce a non farsi coinvolgere dall'oggetto dell'inchiesta. Il film poco o nulla aggiunge a quanto conosciamo ma ha il merito della ricostruzione ampia e a mosaico di tasselli che sui giornali si leggono separatamente. Perciò l'altra sera alla prima di Palermo al Cinema King presenti la regista e molti degli attori, il direttore della fotografia Ciprì e lo scenografo Fabrizio Lupo, c'erano il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e i magistrati Guarnotta, Di Matteo, Agueci e Messineo (ora in pensione), la famiglia dell'agente Agostino (ucciso nel 1989), rappresentanti di associazioni e della cultura. A parte qualche caduta di stile nel riproporre per l'ennesima volta la maschera di Berlusconi – qui evitabile – la regista svolge un puntuale lavoro di informazione che suscita nel pubblico grande interesse.

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