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Pubblicità, la trincea della Sicilia «Innovazione strategia anti-crisi»

La crisi del mercato pubblicitario regionale e il “tessuto” di medie, piccole e micro imprese che prova a uscire dal tunnel. Ecco i numeri del comparto e come si informa nell'Isola

Di Mario Barresi

PALERMO - La crisi ci presenta uno scenario di morti e feriti lasciati sul campo di una battaglia sempre più dura da combattere. È la trincea delle aziende del comparto pubblicitario in Sicilia, che registra un crollo del 44% degli investimenti fra il 2008 e il 2012 (-10% solo in quest'ultimo). E il preconsuntivo 2013 è all'insegna di «una ulteriore contrazione».

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Ma c'è un tessuto di medie, piccole e micro imprese - 1.340 fra concessionarie e agenzie di pubblicità, con 1.380 occupati - che resiste. E prova a uscire dal tunnel. Investendo su tecnologia e ricambio generazionale, ma soprattutto su competitività e qualità dei servizi. Il punto di partenza è la ricerca “La pubblicità in Sicilia. Quadro produttivo, articolazione della spesa e strategie di sviluppo”, elaborata dall'Istituto Tagliacarne e presentata ieri nella sede di Confindustria Sicilia, nel focus su "Quanto vale la pubblicità in Sicilia. Aziende, addetti e investimenti del settore”. Nel 2011, il settore pubblicitario italiano registra un fatturato di circa 12 miliardi di euro, di cui il 73% mentre al Sud è appena il 4,9%. «In questo scenario, il volume di affari in Sicilia è di 121,4 milioni di euro, pari all'1% del fatturato nazionale, e registra tra il 2010-2011 dei ritardi rispetto alla situazione nazionale con una contrazione del -8,7%». Il mercato dell'Isola è molto “local”. Infatti, «la spesa di clienti siciliani in Sicilia ammonta a 115 milioni di euro a fronte dei 5,7 milioni di euro di spesa di clienti siciliani in Italia».

Di contro, «la spesa di clienti italiani in Sicilia è pari a 55,7 milioni di euro, ossia al 31% circa del totale della spesa sui media siciliani». In un contesto in cui c'era il gotha regionale della pubblicità, non è indifferente capire - a parità di potenziale messaggio - quale mezzo utilizzare per raggiungere al meglio i siciliani. Uno strumento è l'aggiornatissima indagine dell'Istituto Demopolis (“Comunicazione e fruizione dei Media in Sicilia: come ci si informa nell'Isola tra Social e Digital Divide”), condotta fra il 5 e il 10 ottobre e presentata ieri a Palermo nella sede di Confindustria. Cresce, grazie all'accesso da smartphone e tablet, la fruizione di Internet. Ma la televisione, nell'Isola, si conferma la principale fonte di informazione; ma carta stampata e radio restano punto di riferimento essenziale dei siciliani. I siciliani stanno progressivamente imparando a informarsi in rete, nonostante 1,7 milioni di cittadini maggiorenni (nel 2013 erano circa 2 milioni) siano ancora di fatto tagliati fuori dall'accesso a Internet. E inoltre sono pochissimi, «anche a causa di una sempre più labile fiducia nelle istituzioni», i cittadini che scelgono di entrare nei siti delle pubbliche amministrazioni: appena il 4% dei navigatori siciliani visita il sito web del proprio Comune; soltanto l'1% afferma di visitare il sito Internet della Regione. Il trend in Sicilia, secondo Demopolis, è «in crescita nettamente inferiore rispetto ad altre aree del Paese».

Un fenomeno che conferma una disastrosa realtà: il diritto d'accesso dei siciliani ai Palazzi “2.0” resta un miraggio. E qui non è una questione di banda larga. Ma di vedute - strettissime - di chi ci amministra.

twitter: @MarioBarresi

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