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“Mazzette” per Tares a Palermo corruzione creata da caos e code

Lo sfodo di Gabriele Marchese dirigente del Comune: «Non ho neppure le password per accedere ai sistemi informatici e non posso controllare il lavoro che svolgono i settori»
Di Redazione

PALERMO - «La permanente fila davanti all'ufficio Tributi di via Lincoln è fonte di corruzione. Nell'era informatica è inconcepibile che nei giorni di ricevimento ci siano centinaia di contribuenti in attesa di chiarire la propria posizione. Mi hanno messo all'ufficio Tributi con l'incarico di dirigente all'Innovazione tecnologica, ma dopo un mese e mezzo non sono in condizioni di controllare alcunché. Non avevano una stanza, mi hanno dato un funzionario e quattro impiegati per una mole di lavoro impressionante. Non ho neppure le password per accedere ai sistemi informatici e non posso controllare il lavoro che svolgono i settori Tares, Tasi e Tosap». È lo sfogo del dirigente comunale di Palermo Gabriele Marchese, all'indomani degli arresti che hanno coinvolto dipendenti del settore tributi che praticavano «sconti» in cambio di mazzette. In manette sono finiti il funzionario Carmelo Pagano e i dipendenti Gaspare Tantillo, Antonio Borsellino e Ida Ardizzone. mandato il via Lincoln per cercare di mettere ordine, Marchese spiega che «come al solito c'è il politico che accompagna l'amico per sbrigare la pratica, mentre i contribuenti vengono avvicinati da persone che prospettano metodi per aggirare la coda. Amici degli amici. Basta non se ne può più. Si utilizzino i Caf, la mail. Quello che succede adesso è fonte di corruzione. Lo ribadisco. Il sistema “Pagano” si può replicare. Del resto, era stato scoperto già tra il 1999 e il 2000, quando fu arrestato un funzionario che patteggiò la pena».

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